Come osserviamo

Ossigeno per l’Informazione dal 2006 registra, analizza e racconta i casi di minaccia nei confronti degli operatori dell’informazione e i tentativi di oscurare notizie di interesse pubblico in Italia. Lo fa affinando nel tempo la sua metodologia, in modo da riprodurre nella maniera più fedele possibile l’ampio quadro delle intimidazioni che chi lavora nei media subisce sulla propria pelle e che, oltre ad ostacolare la libertà di informare, negano quella dei cittadini di essere informati.

Nel primo periodo di attività l’Osservatorio ha registrato principalmente le minacce provenienti da gruppi criminali e quelle che mettevano a repentaglio la vita e il lavoro dei giornalisti. Oggi Ossigeno ha ampliato il suo raggio d’azione ed ha affinato il suo sguardo: l’Osservatorio segnala tutte le forme – da quelle apparentemente innocue fino alle più subdole, che si camuffano da buoni consigli, inezie e perfino rivendicazioni di “diritti” –, tutti quei casi in cui non solo poteri forti, gruppi criminali, ma anche politici, amministratori e cittadini in genere cercano in qualche modo di ostacolare il lavoro di cronisti, reporter, fotografi, operatori video, opinionisti, blogger, documentaristi, ma anche “semplici” cittadini, impedendo loro di raccontare e di esprimersi liberamente.

Non è sempre facile riconoscere una minaccia o un’intimidazione vere e proprie, distinguendole da un insulto, che a sua volta può essere difficile discernere da affermazioni fatte durante un’accesa discussione; così come non è facile talvolta capire se un atto criminoso nei confronti di un giornalista sia dovuto alla sua attività lavorativa oppure abbia a che fare con vicende riguardanti la sua vita privata.

Per questo l’Osservatorio verifica e analizza ogni singolo caso prima di registrarlo nel proprio archivio. Si tratta di un lavoro rigoroso, attento, che richiede a volte del tempo per essere portato a termine. Non può essere improvvisato: maneggiando dati sensibili, raccontando fatti delicati talvolta sottoposti nello stesso tempo all’esame di forze dell’ordine e magistratura, trattando eventi spesso simili tra loro, esso richiede una precisa classificazione. Perciò è stata elaborata un’apposita tassonomia di minacce ed intimidazioni.

Cosa osserviamo

Gli stessi giornalisti a volte non considerano minacce quelle pressioni, quelle violenze che lo sono inequivocabilmente. Perciò è opportuno richiamare innanzi tutto alcuni termini giuridici.

La minaccia è un reato previsto dal nostro Codice Penale (art. 612). Oltre a ciò e prima ancora, si tratta di una grave violazione delle regole della convivenza civile. Diventa ancor più pesante quando assume modalità tipicamente mafiose attraverso la violenza privata, l’aggressione alle persone o il danneggiamento di beni e strumenti. L’intimidazione è, per certi versi, una forma più sottile della minaccia vera e propria: si tratta di un atto finalizzato a indebolire il giornalista, mettendogli paura, destabilizzandolo, per spingerlo ad autocensurarsi, a pensarci bene prima di chiudere un articolo o un servizio. Minacce e intimidazioni possono compiersi anzitutto sotto forma di aggressioni fisiche, danneggiamenti o avvertimenti. Sono queste tre delle cinque macrocategorie individuate dall’Osservatorio per definire la strategia messa in atto per colpire gli operatori dell’informazione. All’interno delle prime due vengono considerate le aggressioni fisiche, l’intromissione nella vita privata del cronista e il danneggiamento di beni e strumenti di lavoro. Nella terza rientrano quei casi in cui, in forma scritta oppure orale, al giornalista viene intimato di cessare una certa condotta nel proprio lavoro, di occuparsi d’altro, oppure questi viene insultato, o subisce insinuazioni. Anche denunce e azioni legali, tuttavia, rappresentano – e numericamente sono molto consistenti – un grave pericolo per la libertà d’espressione, poiché si prestano con relativa facilità agli interessi di chi ritiene che sia bene che notizie, fatti ed opinioni che reputa “scomode” non debbano essere rese pubbliche. Qui vanno inclusi i casi di uso intimidatorio e pretestuoso delle azioni legali, azioni che sono naturalmente regolamentate e consentite dalla legge.

La categoria entrata più di recente nella classificazione dell’Osservatorio è ostacolo all’informazione. È la più difficile da individuare ed applicare con precisione. È rappresentata da tutte quelle pressioni e decisioni che, pur nell’ambito della legalità, mirano di fatto a limitare la libertà del giornalista. Va oltre l’uso della querela o del risarcimento danni in sede civile in maniera pretestuosa: è un’intimidazione ancora più sottile. Rientrano in questa vasta categoria, ad esempio, il demansionamento (la decisione di togliere a un giornalista l’incarico di seguire determinate vicende, o di dirigere un programma o un notiziario), o il mancato rinnovo di un contratto di lavoro a chi ha pubblicato notizie ritenute scomode e inopportune dall’editore, dal direttore o da persone che esercitano pressioni interessate su questi vertici; rientrano pure in questa fattispecie gli accordi per impedire a uno o più operatori dei media di comunicare ai lettori-spettatori-utenti informazioni di pubblico interesse di cui sono venuti o possono venire lecitamente in possesso (distruzione o sottrazione di apparati e di documentazione, disturbo delle comunicazioni, negazione di spazi, mezzi e supporti dovuti, eccetera).

 

Le cinque (5) macrocategorie raggruppano trentaquattro (34) tipologie più specifiche. Mentre le prime permettono di individuare quale strategia generale è stata messa in atto per intimidire o minacciare, la suddivisione particolareggiata è fondamentale per distinguere casi spesso simili e fornire dati più precisi da leggere in profondità in fase di analisi e che rappresentino il fenomeno con maggiore aderenza alla realtà.

Cosa occorre monitorare per avere informazioni utili

Gli obiettivi principali che l’Osservatorio si pone di raggiungere attraverso l’uso del suo Metodo sono i seguenti:

  • misurare le dimensioni del fenomeno relativo a minacce e intimidazioni e il suo progredire;
  • descriverlo in tutte le possibili varianti;
  • pubblicare i nomi delle vittime e di chi le minaccia;
  • dimostrare che le intimidazioni non provengono soltanto dalla mafia e dalla criminalità organizzata in genere;
  • accertare la veridicità dei singoli episodi;
  • rendere note esclusivamente intimidazioni verificate;
  • – indicare dettagli specifici di ogni caso (data, luogo, testate o blog, autore dell’intimidazione, modalità);
  • classificare le intimidazioni per tipologie;
  • diffondere tempestivamente notizie circostanziate sugli episodi accertati;
  • analizzare i dati per comprenderli meglio e ipotizzare strategie di intervento;
  • costruire in pubblico l’elenco delle vittime;
  • coinvolgere le vittime nel monitoraggio;
  • interagire con associazioni similari;
  • discutere i dati in convegni pubblici;
  • parlare dei risultati con giornalisti, politici, istituzioni e associazioni;
  • creare un archivio tematico consultabile gratuitamente;
  • – ottenere il consenso del mondo giornalistico a una indagine al suo interno;
  • – operare con indipendenza e autonomia finanziaria;
  • – svolgere le principali attività dell’Osservatorio attraverso il volontariato.

I nomi delle persone minacciate vengono inseriti nella “Tabella dei nomi delle vittime” (http://notiziario.ossigeno.info/tutti-i-numeri-delleminacce/), interattiva ed accessibile liberamente online. Essa elenca tutte le vittime in ordine cronologico. Cliccando un nome si accede all’articolo che riferisce la vicenda ad esso relativa.
La Tabella fornisce la rappresentazione sintetica essenziale di ogni singolo caso. Questi dati rispondono alle cinque domande chiave del giornalismo: chi, dove, quando, come e perché. Ogni riga della Tabella contiene, oltre al nome del giornalista colpito (a volte più di uno, finanche intere redazioni), il luogo e la data in cui l’intimidazione è avvenuta, la testata di appartenenza, la tipologia della minaccia, la presenza di minacce precedenti.

I dati raccolti vanno ad incrementare così il “Contatore delle vittime di intimidazione”, che nella homepage del sito di Ossigeno per l’Informazione (http://notiziario.ossigeno.info) indica il numero dei giornalisti minacciati nell’anno corrente e dal 2006 ad oggi. Inoltre vanno ad alimentare la “Mappa delle Regioni italiane”, anch’essa interattiva, che rappresenta graficamente la distribuzione territoriale delle minacce nell’anno corrente.

Di seguito vengono illustrate una ad una le 34 categorie specifiche di minaccia. Per ciascuna viene indicato un caso a titolo di esempio. Fra parentesi la sigla utilizzata nella “Tabella dei nomi” pubblicata online.

La tassonomia di Ossigeno si basa sul reato, sull’illecito, sull’abuso, sulla violazione di regole che rende possibile ciascuna intimidazione. La griglia comprende cinque macro-categorie e trentaquattro sotto-categorie. Vedi sotto i dettagli per ciascuna tipologia:

AGGRESSIONI FISICHE

Aggressione (Agg o Ahh)

Azione violenta contro un giornalista, esercitata in ragione di qualcosa che ha scritto o realizzato. Spesso avviene mentre il lavoro è ancora in corso (ad esempio un’inchiesta a puntate, una serie di resoconti su una determinata vicenda) oppure come “punizione” che segue servizi già pubblicati. Distinguiamo l’aggressione lieve (spintone, schiaffo) dall’aggressione grave (pugni, calci, ecc…) che provoca un danno ed obbliga il giornalista alle cure mediche.

Esempi:
Gabriele Picardo, 10 ottobre 2012. Aggredito in un parco mentre faceva delle riprese e costretto a cancellare i filmati. Fotografo Unione Sarda, 28 luglio 2013. Avvicinato e aggredito da due uomini. Distrutta la sua apparecchiatura fotografica.
Ivo Iannozzi, 20 giugno 2013. In ospedale con una prognosi di dieci giorni dopo essere stato preso a pugni da un uomo che ha detto di avercela con lui per un articolo di dieci anni prima.

Spari (Sp)

Per intimidire e zittire il giornalista – o come avvertimento nei suoi confronti – vengono esplosi colpi di arma da fuoco presso la sua casa o la sua redazione mentre questi è presente sul luogo, oppure verso la sua automobile quando si trova alla guida.

Esempi:
Daniela Braccani, 31 dicembre 2012. Spari in casa della giornalista mentre era con la sua famiglia per il cenone di fine anno.
Redazione I Cordai, 31 dicembre 2012. La notte di San Silvestro sono stati sparati tre colpi di pistola dentro la sede dell’associazione.
Francesca Santolini, 29 gennaio 2013. Colpi di arma da fuoco sono stati esplosi contro la sua auto.

Intrusione in casa (IC)

Intrusioni compiute da ignoti nelle abitazioni dei giornalisti o nelle loro redazioni, senza che venga portato via nulla o soltanto oggetti di poco valore, talvolta abbandonati subito dopo.

Esempio:
Rosaria Capacchione, 27 aprile 2010. Ignoti sono entrati in casa senza porta via nulla di valore (era già accaduto nel 2009).

Esplosione o esplosivo (ES)

Tutti i casi in cui viene utilizzato dell’esplosivo. Rientrano in questa casistica il ritrovamento di sostanze esplosive, di bombe carta inesplose, di inneschi e naturalmente le esplosioni provocate davanti le abitazioni dei giornalisti o alle redazioni in cui lavorano.

Esempi:
Massimo Numa, 2 ottobre 2013. Bomba inviata al giornalista in redazione. Da tempo il cronista si occupa della Val di Susa e della Tav. Nell’aprile precedente era già stato inviato dell’esplosivo al giornale.
Nino Panella, 25 agosto 2012. Molotov scagliata contro l’abitazione del giornalista.
Rosaria Malcangi, 10 novembre 2011. Una bomba carta è esplosa davanti l’abitazione della giornalista.

DANNEGGIAMENTI

Incendio auto o abitazione (Inc)

In questa tipologia rientrano l’incendio dell’automobile o di un altro mezzo appartenente al giornalista o ad un suo parente prossimo e l’incendio della sua abitazione.

Esempi:

Ilario Filippone, 4 aprile 2012. Data alle fiamme l’auto del giornalista.
Lucio Gambera, 21 giugno 2013. Incendiata l’automobile del giornalista posteggiata vicino casa.
Luigi Centore, 10 luglio 2013. Incendiata l’automobile del giornalista.

Furto (Fur)

Diversamente dall’intrusione, in questo caso viene sottratto qualcosa dalle abitazioni o dalle redazioni: si tratta solitamente di materiale collegato al lavoro del giornalista: carte, documenti, filmati, computer ed altri supporti, etc.

Esempi:

Riccardo Orioles, 15 agosto 2012. Qualcuno si è introdotto in casa, ha esaminato le carte personali del giornalista e altri materiali ma poi li ha lasciati lì.
Alessandro Iacuelli, 14 marzo 2013. Rubati in casa hard disk, videocassette, pc, memory card e chievette usb contenenti i documenti frutto del lavoro di quattro anni.
Alberto Nerazzini, 14 luglio 2013. Portati via dall’abitazione giornalista due telecamere, cinque computer, microfoni e materiale per montare i video.

Danneggiamento beni e oggetti personali o strumenti di lavoro (Dan)

Un bene personale (spesso si tratta dell’automobile) viene danneggiato o distrutto. Talvolta si tratta di strumenti di lavoro. Quando ciò accade ad un libero professionista, non è raro che esso si trovi in grave difficoltà poiché non sempre è in grado di riacquistare l’attrezzatura o il proprio veicolo e viene così limitata direttamente la sua libertà di movimento o la sua capacità d’azione.

Esempi:

Collaboratori TeleJato 29 marzo 2011. Alcuni collaboratori Dell’emittente hanno subito danneggiamenti alle loro automobili e il furto di computer e telefonino nelle loro case.
Pietro Longo, 22 marzo 2012. Aggredito mentre riprendeva un diverbio fra alcuni automobilisti e un gruppo di manifestanti che avevano bloccato il traffico.
Matteo Lauria, 10 settembre 2013. Danneggiata l’auto del giornalista.

AVVERTIMENTI

Avvertimento a voce in presenza di terze persone (Avv)

Al giornalista viene fatto intendere, in presenza di altre persone, che il suo lavoro d. fastidio e ci potrebbero essere conseguenze nei suoi confronti. Talvolta la minaccia . velata e non riguarda tanto colui alla quale è rivolta ma in generale la categoria.

Esempi:

Adriano Pagano, 9 marzo 2012. Durante una conferenza stampa il sindaco di Formia ha dichiarato pubblicamente: “Fare il mestiere di giornalista . pericoloso”.

Rosario Cauchi, 28 luglio 2011. Ha trovato un avvertimento nel garage, in cui venivano invitato a smettere di fare il suo lavoro.

Rosaria Capacchione, 14 aprile 2011. Accusata dall’avvocato di un boss di condizionare con i suoi articoli le decisione dei giudici.

Lettera minatoria o altre forme di minaccia per iscritto (LM)

Si tratta di lettere ricevute, solitamente via posta o consegnate a mano, contenenti minacce esplicite. Spesso vengono scritte al computer o composte con ritagli di giornale e contengono frasi dal tono intimidatorio come “Morto che cammina!”, “Ti tagliamo le mani” e simili. In alcuni casi viene fatto riferimento alle abitudini del cronista e a quelle dei suoi familiari, segno che all’atto intimidatorio è legata una attività di controllo e pedinamento.

Esempi:

Antonio Loconte, 17 settembre 2013. Riceve lettera con minacce di morte nella sua abitazione. Aveva lavorato sul servizio di assistenza di emergenza 118 a Bari e in altre province pugliesi.

Michele Inserra, 27 luglio 2012. Lettera anonima di minacce pervenuta in redazione.

Enrico Bellavia, 29 giugno 2012. Lettera di minacce recapitata al giornalista in redazione.

Lettera con proiettili attivi (Pro)

Alla forza intimidatrice della lettera con minacce viene aggiunto il valore evocativo dei proiettili contenuti nella stessa busta (o plico).

Esempi:

Giovanni Taranto, 12 marzo 2013. Messaggio intimidatorio con due proiettili inviato in redazione.

Ersilio Mattioni, 20 dicembre 2012. Recapitata busta con proiettile in redazione.

Giuseppe Bianco, 14 luglio 2011. Intimidazione forse dovuta a articoli su un concorso della Polizia municipale.

Lettera con bossolo esploso (BE)

Caso analogo ai precedenti: in questo caso si tratta di proiettili già esplosi.

Esempi:

Katia Giannotta, 28 gennaio 2012. Minacciata, ha denunciato: tuttavia l’apertura di un’indagine è improbabile per mancanza di elementi.

Discriminazione ed esclusione arbitraria (All)

Il giornalista viene allontanato (a parole o con la forza) da conferenze stampa, incontri pubblici o viene negato lui l’accredito per seguire un evento (sportivo, politico…), talvolta con la giustificazione che si tratta di problemi burocratici.

Esempi:

Roberto Ventre, 21 luglio 2011. La societ. Napoli Calcio gli ha ritirato l’accredito stampa a causa di un articolo sgradito al presidente.

Giulio Mancini, 1 settembre 2012. Vietato l’ingresso nella sede del XIII Municipio di Roma.

Redazione Cortocircuito, 30 luglio 2013. Minacciati e allontanati dal luogo di un incendio dal padrone del terreno e da alcuni operai.

Stalking (St)

Casi in cui il giornalista viene perseguitato da qualcuno. Gli episodi di minaccia in questo caso sono continuativi e possono esplicitarsi in diverse forme: pedinamento, telefonate minatorie, lettere.

Esempi:

Letizia Tassinari, 23 agosto 2012. Vittima di varie molestie dopo aver dato notizia di uno strano episodio avvenuto nel suo condomio. Ha trovato la sua automobile danneggiata.

Danila De Lucia, da ottobre 2009. Da ottobre 2009 ha ricevuto una serie di telefonate, lettere minatorie, insulti da un anonimo “lettore scontento”.

Minacce di morte (MM)

Viene intimato al giornalista, in varie forme, ma comunque in maniera decisa e diretta, di interrompere il proprio lavoro di ricerca e racconto della verità, se vuole evitare un’azione definitiva contro la sua persona.

Esempi:

Gianfranco Criscenti, Giuseppe Pipitone, Giuseppe Lo Bianco, 8 luglio 2011. Minacciati attraverso una lettera anonima per avere scritto sul vescovo Miccich. e su indagini in corso sulla diocesi di Trapani.

Gennaro Manzo, 12 maggio 2012. Provocato e minacciato di morte da componente associazione locale.

Giovanni Tizian, 1 dicembre 2011. Vive sotto scorta dopo che in un’intercettazione mafiosi parlano del progetto di uccidere “giornalista rompiscatole”.

Minacce personali (MP)

Tutti quei casi in cui il giornalista viene avvicinato e minacciato in maniera esplicita: se continua a lavorare ad un certo incarico lui o le persone a lui pi. vicine potrebbero subirne le conseguenze.

Esempi:

Salvo Cutuli, Rosario Nicolosi, 29 febbraio 2012. Avvicinati e minacciati dai sostenitori di un sacerdote accusato di pedofilia.

Carlo Ceraso, 12 maggio 2012. Un uomo gli si . avvicinato, lo ha provocato, ingiuriato e minacciato.

Michele Oggiano, 21 novembre 2013. Minacciato da uno sconosciuto mentre cercava di riprendere lo spegnimento di un incendio.

Telefonata minatoria (TM)

I casi in cui il giornalista viene contattato telefonicamente (di solito da un anonimo) che gli intima di interrompere il proprio lavoro minacciando conseguenze.

Esempi:

Federica Sciarelli, 16 maggio 2012. Telefonata con minacce in diretta tv.

Alessandra Vaccari, 1 febbraio 2012. Minacciata per un articolo sul sequestro di un negozio.

Redazione Giornale di Sicilia, 13 settembre 2013. Ricevute telefonate mute e ritrovata una croce con stecche di plastica.

Attacco Hacker (Hac)

Riguarda le intromissioni nei siti internet e nei blog delle testate compiute per bloccarne il lavoro e la divulgazione di notizie scomode.

Esempi:

Redazione Articolo21, 13 dicembre 2012. Alla vigilia del Forum di Assisi il sito web di Articolo21 è stato manomesso da hacker. È la quarta volta che succede prima di una iniziativa pubblica organizzata dall’associazione.

Minacce Facebook e altri social network (FB)

Vengono registrate come minacce via Facebook o su altri social network tutte le intimidazioni e gli insulti provenienti da utenti identificati o fittizi, nonch. quelli inseriti sui profili di gruppo, creati appositamente per osteggiare un operatore dell’informazione, un blogger, un opinionista, ecc…

Alcuni casi:

Claudio Pappaianni, Andrea Postiglione, 1 ottobre 2011. Insultato su Facebook e oggetto di “avvertimento” nel quartiere di Barra.

Marco Pasqua, 26 agosto 2011. Minacciato per aver raccontato il programma e le idee razziste e omofobe del partito nazionalista di Gaetano Saya.

Gigi Capasso, 7 novembre 2013. Attaccato via Facebook per un articolo sull’incarcerazione del presidente del Savoia Calcio.

Insulto (Ins)

Tutti quelli episodi in cui il giornalista viene insultato, ricoperto di offese o viene messa in dubbio la sua onest. o l’abilit. nel suo lavoro.

Esempi:

Paolo Moretti, Stefano Ferrari, Mauro Peverelli, Anna Campaniello, 2 giugno 2012. Definiti “cannibali” e “coprofagi” per avere raccontato le vicende legate all’inchiesta su un prete accusato di pedofilia.

Lucio Musolino, Giuseppe Baldessarro, Guido Ruotolo, 10 ottobre 2012. Attaccati dal governatore Scopelliti che li ha accusati di far parte di una cerchia ristretta di giornalisti che non hanno interesse per il bene della Calabria.

Francesca De Simone, 20 ottobre 2013. Insultata e offesa dal presidente della Lazio e coproprietario della Salernitana Claudio Lotito.

Striscioni e scritte (Str)

I casi in cui la minaccia o l’insulto . riportata su uno striscione (negli tadi, durante manifestazioni, ecc…) o su graffiti, scritte sui muri di abitazioni, redazioni o palazzi.

Esempi:

Daniele Genco, 3 dicembre 2011. Scritta minacciosa in un sottopasso di Aosta.

Stefania Petyx, 13 maggio 2012. Prima la cronista . stata “avvertita” a voce da uno sconosciuto, poi . stata danneggiata l’auto della sua troupe e infine . comparsa una scritta minatoria fuori dalla sua abitazione.

Virman Cusenza, Petronilla Carillo, 9 ottobre 2013. Appesi ai muri manifesti con scritte contro l’ex direttore e la cronista di giudiziaria del Mattino, accusati di aver scritto falsit. riguardo l’ex presidente della  Provincia di Salerno.

Pedinamento (Ped)

Casi in cui il giornalista viene seguito, pedinato, vengono studiate le sue abitudini e quelle dei suoi famigliari. Talvolta i movimenti vengono registrati in video.

Esempi:

Lirio Abbate, 12 novembre 2013. Pedinato da un uomo sospettato di essere collegato alla criminalit. organizzata romana, dopo la pubblicazione di una inchiesta nel dicembre 2012.

Massimo Numa, 7 gennaio 2014. Ha ricevuto una mail contenente video dove vengono mostrati i suoi spostamenti e quelli della moglie negli ultimi due anni, segno che il giornalista e la sua famiglia sono stati seguiti e pedinati.

DENUNCE E AZIONI LEGALI

Querela per diffamazione ritenuta pretestuosa (QD)

Rientrano in questa categoria sia la presentazione della querela che l’annuncio della stessa, se compiute prima di richiedere, come la legge consente, una rettifica della notizia considerata errata o lesiva della propria reputazione.
Esempi:
Giornalisti de Il Giornale e di Libero, 13-14 marzo 2011. Denunciati rispettivamente 36 e 18 giornalisti delle due redazioni da Italo Bocchino.
Giacomo Di Girolamo, 14 dicembre 2012. La giunta municipale ha autorizzato il sindaco a querelarlo per diffamazione, dichiarando che Marsala.it esprime troppe critiche e giudizi.
Milena Gabanelli, Giuliano Marrucci, 17 novembre 2013. L’ex ministro Brunetta ha annunciato querela per un servizio non ancora andato in onda dopo aver visto solo il promo.

Querela da magistrato ritenuta pretestuosa (QM)

È una fattispecie della precedente. Per il ruolo che un magistrato ha nella società e nell’amministrazione della giustizia riteniamo particolarmente grave che l’azione legale venga annunciata o portata avanti da una toga, in quanto, conoscendo la legge, dovrebbe scegliere in primo luogo di richiedere la rettifica o cercare altre vie per la riparazione
del presunto torto subito e la riconciliazione con l’autore dello stesso.
Esempi:
Fabio Amendolara, Paride Leporace, 31 gennaio 2008. L’allora Procuratore generale di Potenza Vincenzo Tufano aveva chiesto un risarcimento di circa 130mila euro, sentendosi danneggiato da un articolo del cronista.
Michele Inserra, 2013. Un magistrato ha presentato tredici querele per diffamazione nei suoi confronti in un solo anno.
Francesco Forgione, 2012. Chiesti 20 milioni di euro di danni per diffamazione a mezzo stampa per un libro d’inchiesta sulla ‘ndrangheta.

Citazione in giudizio per danni considerata strumentale (RRD)

I casi in cui un cittadino, un politico, un imprenditore chiede (spesso direttamente in sede civile) un risarcimento spropositato, che può mettere in pericolo l’autonomia finanziaria del giornalista e della sua testata. L’atto ha evidente scopo intimidatorio per le dimensioni consistenti e proporzionate della cifra richiesta.
Esempi:
Leonida Ambrosio, 2011. Richiesti 200mila euro dal sindaco di un comune il cui Consiglio è stato sciolto per infiltrazioni camorristiche.
Francesco Vicinao, Alessandra Zinniti, Sebastiano Messina, 6 gennaio 2012. Il presidente della Regione Sicilia Raffaele Lombardo ha chiesto 5,6 milioni di euro ai tre giornalisti.
Vincenzo Cimino, 3 novembre 2013. Crisafulli (PD) ha chiesto due milioni di euro di risarcimento per un articolo sulla sua carriera e sulle sue vicende giudiziarie.

Incriminazione per rifiuto di rivelare le fonti di una notizia (FON)

Colpisce soprattutto i giornalisti pubblicisti, che vengono incriminati poiché rifiutano di rivelare la fonte di una notizia, rivelazione che minerebbe il suo rapporto con la fonte (se non addirittura direttamente l’incolumità della fonte stessa). Di particolare rilevanza a causa della diversa regolamentazione del segreto professionale per professionisti e
pubblicisti.
Esempi:
Non rilevato.
Giulia Martorana, 17 ottobre 2011. Condannata in primo grado a venti giorni di reclusione per favoreggiamento per aver rifiutato di rivelare al giudice la fonte di una notizia.

Abusi del diritto (AbD)

I casi di rinvio a giudizio o condanna nei confronti di un giornalista per diffamazione o per altri reati connessi allo svolgimento del proprio lavoro.
Alcuni casi:
Giuliano Foschini, 16 novembre 2012. Perquisite dalla polizia la redazione di Bari e la casa del giornalista, indagato per ricettazione dalla Procura di Lecce per alcuni articoli che hanno rivelato vicende interne al palazzo di giustizia di Bari.
Orfeo Donatini, Tiziano Marson, 1 luglio 2012. Condannati a quattro mesi di reclusione e al pagamento di una pena pecuniaria per diffamazione a mezzo stampa.
Giovanni Pons, Vittoria Puledda, 8 novembre 2013. Su richiesta della Consob la Procura di Milano ha reso disponibili i registri delle telefonate dei due cronisti.

Incriminazione per pubblicazione arbitraria di atti giudiziari (PAB)

In questa tipologia rientrano i casi in cui un giornalista viene incriminato per avere pubblicato atti giudiziari di cui è venuto in possesso, atti di cui non è prevista la possibilità di pubblicazione.
Esempio:
Alfio Sciacca, Ferruccio De Bortoli, 15 dicembre 2011. Rinviati a giudizio per il reato di pubblicazione arbitraria di atti di un procedimento penale.

Sequestro giudiziario di documenti, archivi e strumenti di lavoro (Seq)

Gli episodi di sequestro di strumenti di lavoro e documenti, compiuti spesso con lo scopo di rintracciare la fonte di una notizia pubblicata o per venire a conoscenza di dati specifici raccolti dal giornalista nel suo lavoro d’inchiesta.
Esempi:
Attilio Bolzoni, Lirio Abbate, 30 settembre 2011. Sequestrati alcuni materiali tra cui i verbali di Totò Riina e accusa per i due di violazione segreto istruttorio.

Avviso di garanzia per reati legati a pubblicazione notizie (AG)

Rientrano in questa casistica gli episodi in cui il giornalista riceve un avviso di garanzia per reati che avrebbe commesso attraverso la pubblicazione di notizie, inchieste, reportage.
Esempi:
Antonio Condorelli, 2011. Avviso di garanzia per aver pubblicato la denuncia di un primario che ha rifiutato di firmare una diagnosi di “aneurisma all’aorta” per il governatore della Sicilia Lombardo.
Carlo Ceraso, Massimo Sbardella, 20 dicembre 2013. Avviso di garanzia per alcuni articoli scritti su un’inchiesta che ha travolto l’ex board e parte del management della Banca Popolare di Spoleto. Ordinato anche l’oscuramento di tre articoli sulla testata online.

Perquisizione invasiva (Per)

Le perquisizioni disposte dall’autorità giudiziaria nelle abitazioni o nelle redazioni. A questo spesso si accompagna il sequestro di materiali di lavoro del giornalista.
Esempi:
Redazione La Nazione, 1 novembre 2011. Perquisizione in redazione per l’accusa di violazione segreto investigativo.
Fabio Amendolara, 23 gennaio 2012. Interrogatorio e perquisizione del suo giornale e della sua abitazione per l’accusa di rivelazione di segreto d’ufficio.
Giuseppe Lo Bianco, Sandra Rizza, Riccardo Lo Verso, 12 ottobre 2013. Perquisite le abitazioni dei giornalisti. I carabinieri hanno analizzato personal computer, smartphone, memorie digitali, tablet e agende alla ricerca di documenti che spiegassero la presunta fuga di notizie relativa ad una indagine su Totò Riina.

Oscuramento blog (totale o parziale) (BLG)

L’oscuramento totale di un sito di informazione o di un blog o la cancellazione di una determinata notizia su richiesta dell’autorità giudiziaria, a causa della pubblicazione di atti coperti da segreto o successiva a denuncia da parte di cittadini, politici, imprenditori.
Esempi:
Antonio Brindisi, 27 febbraio 2012. Oscuramento del suo blog a seguito di denuncia per diffamazione.

Verbale (Ver)

Rientrano in questa casistica gli episodi in cui ad un giornalista viene presentato un verbale per presunte violazioni messe in atto durante lo svolgimento del suo lavoro.
Esempi:
Mai rilevato.