Nei paesi liberi la libertà di stampa è un diritto poco protetto

Federica Delogu

Cosa ha scoperto in Italia l’Osservatorio Ossigeno, quali strumenti mette a disposizione di altri paesi per verificare se la “malattia” italiana si manifesta anche sul loro territorio

Nei paesi più liberi e democratici della nostra Europa, da tempo  e in numero crescente, si verificano violazioni della libertà di stampa e di espressione gravi e ricorrenti che restano impunite a causa di varie scappatoie consentite dalle leggi. Ossigeno per l’Informazione ha documentato questo fenomeno in Italia e sta richiamando su di esso anche l’attenzione di altri paesi, in particolare sulle limitazioni della libertà di stampa attuate con le intimidazioni e le minacce ai giornalisti e ai blogger, e con vari abusi del diritto perché attraverso esse si sta facendo strada una nuova forma di censura selettiva.

Questo problema è ancora poco noto, poco indagato, poco presente nell’agenda delle organizzazioni che difendono la libertà di stampa. Ma è un problema grave ed attuale. Ed è la ragione stessa dell’esistenza dell’Osservatorio Ossigeno, della sua missione e dell’impresa condivisa dai suoi partner e sostenitori.

Conosciamo le obiezioni a queste nostre affermazioni, ne teniamo conto, replichiamo con l’evidenza dei fatti. Anche noi pensiamo che chi difende la libertà di stampa deve preoccuparsi innanzitutto delle gravissime violazioni che vengono nei regimi autoritari, nei paesi dove le leggi impongono la censura, dove le vittime non hanno voce e possono esprimersi soltanto quando noi prestiamo loro la nostra voce. Noi rispondiamo così: chiediamoci che cosa accadrebbe in quei paesi, se la nostra libertà di parola, di espressione, di stampa si indebolisse? Potremmo continuare a prestare il nostro soccorso?

Purtroppo la libertà di informazione si sta già indebolendo nei nostri paesi: in Italia, in Germania, in Francia e così via. Il flusso delle informazione è molto intenso, ma fare circolare le notizie più importanti per i cittadini, le notizie sgradite ai potenti, è diventato sempre più difficile. In molti paesi le leggi vigenti non proteggono sufficientemente i giornalisti, il diritto di espressione, il diritto dei cittadini di ricevere informazioni complete e veritiere. A dispetto delle leggi, nei nostri paesi molti giornali e molti giornalisti che trattano questo genere di notizie sono colpiti da minacce, intimidazioni, gravi abusi.

Non se ne parla molto, ma accade. Con quale frequenza?

Noi oggi possiamo dire con assoluta certezza che in Italia ciò avviene molto spesso. Abbiamo fornito elenchi di migliaia di vittime, statistiche impressionanti. Abbiamo potuto farlo perché non ci siamo accontentati di sfogliare i giornali, ma abbiamo cercato, verificato, prodotto noi stessi queste informazioni.

Nell’Europa occidentale, l’Italia è oggi la pecora nera per le minacce ai giornalisti. Lo è perché Ossigeno ha acceso i riflettori. Ma è stato un bene per l’Italia. Da quando lo abbiamo fatto, in Italia si è cominciato a discutere di come rendere l’informazione più libera. Scoprire la malattia è stato utile.

Perciò noi pensiamo che sia necessario accendere i riflettori anche negli altri paesi paragonabili all’Italia. Perciò mettiamo a disposizione la nostra esperienza e i nostri esperti. Perciò vi chiediamo di incontraci e di discuterne insieme. Ci interessa conoscere le vostre obiezioni e i vostri suggerimenti su come curare la malattia che abbiamo scoperto in Italia, che potrebbe propagarsi e manifestarsi non soltanto in Italia.

Noi abbiamo delle idee. Non sappiamo cosa fare in ciascun paese. Ma sappiamo per certo che il silenzio non è la cura migliore.

In quanto partner di un grande progetto noi tutti dobbiamo avvertire la responsabilità di affrontare insieme anche questo problema. Con la nostra cooperazione potremo indicare alle istituzioni il modo di omologare ed estendere il campo di osservazione e ricavare le informazioni necessarie per inquadrare i problemi e adeguare il sistema giuridico di protezione della libertà di stampa.

In Italia il numero dei giornalisti minacciati, già alto, è aumentato del 50 nel corso degli ultimi anni. Gli ultimi due anni altri tre giornalisti minacciati di morte sono finiti sotto scorta. Adesso lavorano protetti dalle forze dell’ordine, come altri quindici.

I giornalisti italiani che ogni anno subiscono intimidazioni gravi e violenze che, in massima parte restano impunite, sono centinaia. Altre centinaia subiscono l’abuso di querele infondate e di cause per risarcimento pretestuose presentate a scopo puramente intimidatorio. Questi abusi sono noti ma sono incontrastati.

Queste minacce e questi abusi spingono all’auto-censura, costringono piccoli giornali a sospendere le pubblicazioni.

Tutto ciò accade nella libera Italia. E cosa accade in altri paesi simili all’Italia?

E’ necessario sapere ciò che accade effettivamente nei paesi occidentali. E’ necessario per proteggere meglio il lavoro dei giornalisti e la democrazia. Le istituzioni internazionali e le organizzazioni non governative devono avvertire questa responsabilità, visto che i media non rappresentano i fatti se non in minima parte, e le statistiche ufficiali non offrono dati su questo fenomeno.

E’ evidente che occorrono strumenti di osservazione più penetranti. Ossigeno per l’Informazione ha creato un metodo di monitoraggio efficace. Questo metodo ha permesso di pubblicare l’elenco di duemila giornalisti minacciati. Questo stesso metodo può rivelare cosa accade in altri paesi nei quali apparentemente non si verifica nessuna intimidazione.

FD

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