Non si chiama censura ma imbavaglia i giornalisti in tutta Europa. Che cos’è?

 UNA PROPOSTA DI OSSIGENO PER SCOPRIRLO E COMBATTERLA

CHI SIAMO

Ossigeno per l’informazione è un’associazione italiana senza fini di lucro (non profit) fondata nel 2008 da un gruppo di giornalisti di lunga esperienza. Essa opera con il volontariato professionale, con il patrocinio del sindacato unitario dei giornalisti (FNSI) e dell’organizzazione che concede ai giornalisti italiani l’abilitazione a esercitare la professione (Ordine dei Giornalisti). Ossigeno collabora con varie istituzioni italiane ed europee .

 

DI COSA CI OCCUPIAMO

Ossigeno fa una osservazione attenta e continuativa di quelle violazioni della libertà di espressione e di stampa che hanno lo scopo di impedire la libera circolazione di idee, opinioni, notizie sgradite al potere. In particolare Ossigeno osserva e studia le limitazioni della libertà di espressione e di stampa attuate in Italia, a danno di giornalisti, blogger, editori, con minacce e altri metodi violenti o con l’abuso del diritto di difendere la propria reputazione o l’esercizio di altri diritti, Questa osservazione ha permesso di pubblicare i nomi di 2730 vittime di queste violazioni e di richiamare così l’attenzione pubblica su questo fenomeno trascurato dai media e poco noto ai cittadini. L’indagine di Ossigeno ha segnalato la natura e le vaste proporzioni del fenomeno e ha spinto il Parlamento e il Governo ad annunciare delle iniziative specifiche per la protezione dei giornalisti e per la repressione degli abusi. Per fare questa indagine Ossigeno ha usato uno strumento di indagine scientifico (il Rivelatore della Censura) che mette a disposizione di chi vuole condurre la stessa indagine in altri paesi europei democratici simili all’Italia, nei paesi nei quali si presume che si verifichino le stesse violazioni senza che nessuno ne parli, proprio come accadeva in Italia prima che Ossigeno pubblicasse i suoi dati inconfutabili.

QUALI SONO QUESTE VIOLAZIONI

Occorre sottolineare che il metodo di indagine di Ossigeno si applica ai paesi occidentali che riconoscono pienamente la libertà di stampa e di espressione. L’ipotesi di ricerca, che in Italia è stata confermata, è la seguente: in questi paesi la limitazione della libertà di stampa e di espressione si realizza più o meno ampiamente con metodi apertamente illegali, compiendo reati o abusi che non vengono adeguatamente perseguiti, allo scopo di impedire a giornalisti, blogger, opinionisti, editori di pubblicare determinate informazioni sgradite a personaggi dotati di potere o di forza criminale. I reati strumentali più frequenti sono intimidazioni, minacce, ritorsioni, attacchi fisici, danneggiamenti, furti di archivi o strumenti di lavoro. Gli abusi più ricorrenti sono le querele pretestuose per diffamazione, le richieste di danni basate su presupposti falsi o esagerati, l’esclusione da eventi pubblici, le accuse di violazione del segreto di indagine, il sequestro di archivi, attrezzature e siti web, le discriminazioni sul lavoro.

 

QUALI RISULTATI HA OTTENUTO L’INDAGINE DI OSSIGENO

L’indagine condotta in Italia ha evidenziato che queste violazioni non sono sporadiche, sono la manifestazioni di una malattia del sistema democratico, una malattia che ha cause e caratteristiche precise e probabilmente è presente in vari paesi. Ossigeno avverte la responsabilità di scuotere la disattenzione generale che sta permettendo a questa malattia di diffondersi in tutti quei paesi che hanno messo al bando la censura classica ma non si difendono da queste sue varianti.

 

L’indagine di Ossigeno ha scosso l’incredulità generale, ha acceso la luce e ha fatto vedere che in Italia accade ciò che tutti negavano. Le analisi e i convegni di Ossigeno hanno messo in luce i nodi da sciogliere, anche in campo legislativo, evidenziando problemi (come la mancanza di protezione penale per la libertà di stampa, le querele pretestuose) presenti anche in altri paesi. L’indagine di Ossigeno ha introdotto questi temi nell’agenda politica e adesso, lentamente, le cose stanno cambiando. Di recente la Commissione Antimafia del Parlamento italiano ha raccolto l’invito di Ossigeno per l’Informazione a considerare questo aspetto e a affrontare il fenomeno anche sul piano legislativo. Il Parlamento ha sottoscritto questo impegno, con il consenso del Governo. Non è una ancora soluzione, ma è un grande passo avanti.

 

IL PARADOSSO ITALIANO

La situazione italiana è per molti aspetti  paradossale. Come ha detto il Ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, in Italia la stampa è libera, ma i giornalisti non lo sono. E’ paradossale che in questo paese, libero e democratico, migliaia di giornalisti possano essere bersagliati impunemente da intimidazioni, minacce e abusi vari da chi non gradisce le notizie che pubblicano e cerca di impedirlo. E’ paradossale che ciò avvenga da molti anni e soltanto adesso si cominci a parlarne apertamente. Si tratta di evidenti violazioni della libertà di espressione e di stampa, che fino a pochi mesi fa sono stati ignorati o comunque non sono stati considerati sotto questo aspetto, né dalle autorità e né dai media.

 

COSA FARE NEGLI ALTRI PAESI

Non bisogna cedere alla tentazione di considerare sbrigativamente il paradosso italiano un caso a sé stante. Forse l’Italia è malata come e quanto la Germania, la Spagna, la Francia, il Belgio e altri paesi, e dunque anche questi paesi dovrebbero curarsi. C’è un solo modo per saperlo: sottoporre questi paesi alle stesse analisi che hanno rivelato il paradosso italiano, alla prova del Rivelatore di Censura. E’ quanto si propone di fare Ossigeno nei prossimi anni. L’osservatorio italiano sta perciò cercando in ciascuno di questi paesi dei partner interessati a condividere e realizzare questo progetto, che richiede volontariato, professionalità e la formazione di osservatori capaci di documentare anche le violazioni non riferite dai media.

E’ importante sottolineare che per produrre dati non influenzati dalle autorità, spetta alle ONG e non alle istituzioni pubbliche osservare e segnalare le violazioni di questi e di altri diritti.

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