Accertate altre 8 minacce – 9 luglio 2018

Ne sono vittime Carlo Carillo, Mario De Michele, Antonio Loconte, Filippo Graziosi, Ferruccio Sansa, Marco Preve, Matteo IndiceLucio Gambera

“Ossigeno per l’Informazione” ritiene che gli episodi di seguito descritti rappresentino ingiustificabili violazioni della libertà di espressione e di stampa.  I dieci nominativi di giornalisti e blogger colpiti direttamente sono stati aggiunti alla Tabella dei nomi delle vittime di attacchi ingiustificabili.

1.CARLO CARILLO, CASTELLAMARE DI STABIA Il 26 maggio 2018, a Castellammare di Stabia (NA), il giornalista Carlo Carrillo, direttore del giornale online Stabiapolis, è stato aggredito verbalmente da un candidato M5S al consiglio comunale. Il giornalista stava fotografando l’auto del candidato, parcheggiata in sosta vietata, in prossimità di una curva. Il candidato si ha rivolto a Carrillo, minacciandolo e insultandolo: «Se pubblichi quelle foto ti rompo la testa, ti vengo a prendere fino a casa, hai capito bene, idiota?». Leggi la notizia sul giornale online Stabiachannel

2. MARIO DE MICHELE, ORTA DI ATELLA – Il giornalista Mario De Michele, direttore di campanianotizie.com, è stato aggredito e minacciato da due persone mentre stava intervistando, insieme ad un cameraman, alcuni candidati al consiglio comunale. Uno dei due con toni minacciosi l’ha invitato a non pubblicare più nulla su Orta e a non recarsi più in paese. A infastidirli, probabilmente, gli articoli scritti da De Michele sulla campagna elettorale. E’ accaduto sera del 29 maggio 2018, a Orta di Atella (Caserta),
Leggi la notizia sul giornale online CasertaNews

3. ANTONIO LOCONTE, BARI – Il 17 giugno il giornalista Antonio Loconte, direttore di Bari.Ilquuotidianoitaliano.com, è stato minacciato su Facebook  dalla parente di una donna finita ai domiciliari per alcuni scippi a Bari e della quale Loconte faceva nome e cognome nel suo articolo. “Loconte hai i giorni contati contr d nuj maj”, una delle minacce rivolte al giornalista, che ha denunciato pubblicamente l’episodio ma non ha formalizzato la denuncia alle autorità competenti: “Preferisco continuare a tenere accesi i riflettori su queste tematiche; i tempi della giustizia per queste cose sono molto lunghi e spesso finiscono nel dimenticatoio”. Leggi la notizia su Ilquotidianoitaliano.com

4. FILIPPO GRAZIOSI, RIMINI – Nel marzo 2015 la parlamentare M5S – e attuale presidente della Commissione Giustizia alla Camera –  Giulia Sarti aveva insultato, in un post pubblicato sul suo profilo Facebook, il giornalista Filippo Graziosi (Resto del Carlino). Lo aveva definito “sciacallo”, “sempre devoto al padrone di turno”, perché risentita dalla pubblicazione di un articolo di Graziosi intitolato “La Sarti trova un tesoro alla Camera”, nel quale il giornalista analizzava gli stipendi dei deputati. Altri utenti avevano commentato il post di Sarti arrivando a minacciare di morte Graziosi che – pertanto – aveva querelato la parlamentare. Dopo 3 anni, l’11 giugno 2018 il Tribunale di Rimini ha condannato per diffamazione Sarti nei confronti del giornalista. La parlamentare dovrà pagare 1000 euro di sanzione e le spese processuali.

5. FERRUCCIO SANSA, MARCO PREVE, MATTEO INDICE, BOLZANO – Il 13 giugno 2018 i giornalisti Ferruccio Sansa (Il Fatto Quotidiano), Matteo Indice (La Stampa) e Marco Preve (Repubblica) sono stati identificati dalla Guardia di Finanza di Bolzano, trattenuti in caserma e sentiti come persone informate dei fatti dopo aver pubblicato, la mattina stessa sulle rispettive testate, articoli relativi all’indagine per riciclaggio – a carico di ignoti – sui bilanci della Lega dopo il trasferimento di 3 milioni di euro dall’estero. I tre giornalisti erano venuti a conoscenza che ci sarebbe stata quella stessa mattina una perquisizione della Guardia di Finanza all’istituto di credito Sparkasse di Bolzano ed erano partiti da Genova per raggiungere la città trentina. I finanzieri hanno chiesto loro di rivelare la fonte delle loro informazioni.

6. LUCIO GAMBERA, CATANIA – Frasi offensive e gravi accuse di “infamia” contro il giornalista Lucio Gambera, direttore della “Gazzetta del Calatino” e corrispondente per la “La Sicilia” di Catania sono apparse il 17 maggio 2018 sulla sua pagina Facebook, da parte di un anonimo. Il post parla di atteggiamenti da “avvoltoio” e da “sciacallo” da parte del giornalista e si riferisce agli ultimi sviluppi di un processo penale su collusioni tra mafia, imprenditoria e politica. Gambera, giornalista di cronaca giudiziaria e nera, ha denunciato l’accaduto ai carabinieri di Militello in Val di Catania. Sul caso è intervenuta l’Assostampa Catania, esprimendo solidarietà.

 

RDM

1 commento
  1. redazione@lacivettapress.it
    redazione@lacivettapress.it dice:

    Fra dieci giorni nel Tribunale di Messina è fissata l’udienza per l’accusa di diffamazione intentata contro di me (Franco Oddo, direttore de La Civetta di Minerva) e contro il giornalista professionista Carmelo Maiorca, dai due magistrati Ugo Rossi e Maurizio Musco, il primo ex Capo della Procura di Siracusa e il secondo uno dei pm più importanti, travolti da una mia inchiesta nel lontano dicembre 2011, di cui Alberto Spampinato su Ossigeno ha scritto più volte. Il dottor Musco, con una lettera del suo avvocato, mi aveva proposto una bonaria composizione di cinque milioni di euro (era testualmente scritto “euro 5000000”), poi – in una intervista al quotidiano La Sicilia – ridimensionata a 500.000 euro, adducendo che c’era stato un refuso. Non so ancora quanto chiederà l’ex Procuratore Capo, ormai in pensione. I due magistrati, nei processi che seguirono all’inchiesta, furono condannati in Cassazione rispettivamente a un anno e a un anno e mezzo di reclusione. L’accusa di diffamazione riguarda, per me, taluni passaggi aspri e pungenti dei miei articoli e per Carmelo Maiorca (udite, udite!) una vignetta. Ho 70 anni e non ho mai riportato condanne nonostante le tantissime inchieste scritte da me o dai miei collaboratori. Inutile dire che ho qualche apprensione anche se i documenti in mio possesso sono inoppugnabili. Ringrazio Ossigeno per il sostegno in tutti questi anni e confido nella Giustizia. Del resto, cos’altro potrei fare?

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