Libertà di stampa

L’impunità in Italia. I dati e le proposte di Ossigeno per ridurla

La relazione di Alberto Spampinato al convegno “Giornalisti minacciati, colpevoli impuniti” promosso da Ossigeno per l’Informazione ed ECPMF con il patrocinio dell’UNESCO, lunedì 22 ottobre 2018 nella Sala Koch del Senato

Per il terzo anno consecutivo celebriamo oggi solennemente in una sede istituzionale prestigiosa qual è il Senato, la Giornata Internazionale per mettere fine all’impunità per i crimini contro i giornalisti indetta dall’ONU.

Ciò ci permette di confrontarci con interlocutori importanti su uno dei problemi più trascurati che affliggono la libertà di informazione intesa quale diritto fondamentale e in particolare l’informazione giornalistica, che è un servizio pubblico essenziale per la vita democratica.

E’ l’occasione annuale più importante che abbiamo per parlare del fatto che gli addetti a questo servizio – giornalisti, blogger, editori e citizen journalists–  subiscono ogni anno migliaia di attacchi ingiustificabili, in violazione di leggi e trattati che sanciscono il diritto di informare e di essere informati, e per sottolineare che a fronte di ciò che accade gli autori di questi attacchi di solito non vengono individuati, perseguiti, puniti come meriterebbero, come sarebbe necessario per difendere un diritto così importante.

L’impunità per questi reati e abusi è pressoché incontrastata, da molti anni, in Italia e in tutto il mondo, ed è un grande problema irrisolto.

Per nessun altro servizio pubblico avviene qualcosa di simile.

Le statistiche degli attacchi contro i giornalisti e i blogger sono impressionanti. Quelle  dell’UNESCO ci dicono che:

  • 1010 giornalisti sono stati uccisi nel mondo, dal 2006 a oggi (sono stati 80 nell’ultimo anno, 103 nel 2016).
  • in 9 casi su 10 i responsabili sono rimasti impuniti.
  • Il 93% degli uccisi sono cronisti locali.
  • Il 7% sono inviati all’estero (fra questi ci sono i corrispondenti di guerra)

L’UNESCO fornisce questi dati e sottolinea da tempo che la contabilità degli uccisi mostra solo la punta dell’iceberg: perché i giornalisti che subiscono gravi minacce e ritorsioni (attacchi definiti non fatali) a causa della loro attività senza che i responsabili siano puniti sono ancora di più, molti di più.

Quanti sono, dunque, i minacciati?

Per quanto riguarda l’Italia, Ossigeno ha elaborato questo dato, per il secondo anno consecutivo. Ha calcolato il numero di giornalisti minacciati e la percentuale di impunità per gli autori di queste minacce. Sono dati esclusivi e attendibili, tratti dal monitoraggio che Ossigeno conduce da oltre dieci anni con un metodo scientifico che prevede la rigorosa verifica di ciascun episodio.

Le cifre principali sono le seguenti. In Italia:

  • nel periodo 2006-2018, lo stesso in cui sono stati uccisi nel resto del mondo i 1010 giornalisti contati da UNESCO, sono stati 3721 (3406) i giornalisti e blogger attaccati
  • nel periodo 2011-2018, sono stati 3122 gli attacchi ai giornalisti rilevati da Ossigeno. L’Osservatorio ha calcolato su questo campione la percentuale di impunità che risulta pari al 98,3%
  • nell’ultimo anno (ottobre 2017-ottobre 2018) Ossigeno ha rilevato in Italia 316 nuovi attacchi e 31 casi di punizione degli aggressori  per questi attacchi e  altri attacchi avvenuti negli anni. Ciò ci fa dire con una buona approssimazione che l’impunità tendenziale è risultata del 90,1%. Affineremo questo dato e verificheremo nei prossimi mesi se la tendenza emersa sarà confermata.

Questo dato sarà illustrato e analizzato con maggiori dettagli in altri interventi.

Ma prendendo per buono il dato provvisorio che ho citato c’è un significato generale che è importante evidenziare all’inizio dei nostri lavori. Ed è questo: negli ultimi 12 mesi, in Italia, l’impunità è rimasta molto elevata, ma sembra che abbia fatto registrare una diminuzione sensibile  (-8,6%) rispetto al trend pressoché costante dei sette anni precedenti (98,7%).

Abbiamo percepito l’inizio di un cambiamento a novembre 2017, dopo l’ormai celebre violenta aggressione al giornalista Daniele Piervincenzi e all’operatore Edoardo Anselmi avvenuta 1l 7 novembre a Ostia, Quell’aggressione ha segnato un punto di svolta nell’impegno delle autorità di polizia e della magistratura per perseguire gli autori degli attacchi violenti nei confronti dei giornalisti, sia sul piano quantitativo che qualitativo.

Quell’aggressione plateale a Ostia e, quasi contemporaneamente, un altro episodio altrettanto plateale, le minacce di morte, in Sicilia, al giornalista Paolo Borrometi, che vive sotto scorta dal 2014, hanno creato un’attenzione che non ha precedenti, sia a livello della percezione pubblica sia a livello mediatico e istituzionale, per il fenomeno non nuovo del condizionamento violento dei cronisti impegnati a raccogliere e diffondere informazioni inedite sull’attività dei gruppi criminali collegati con personaggi e clan mafiosi.

Questi due episodi hanno avuto un effetto valanga, aggiungendosi alle informazioni diffuse nei mesi precedenti da Ossigeno e dalle organizzazioni dei giornalisti sul crescendo di gravi intimidazioni dello stesso genere. Erano infatti 281 dall’inizio dell’anno quelle registrate e rese pubbliche da Ossigeno, di cui 120 a Roma e in Lazio, la regioni in cui si trova Ostia.

Certamente l’episodio di Ostia ha avuto particolare risonanza sia perché l’aggressione è stata brutale e il video è stato diffuso in rete e proposto nel corso di programmi televisivi di grande ascolto, sia perché si è verificato alle porte di Roma e mentre era in corso una  campagna elettorale molto accesa per il rinnovo del consiglio municipale che un anno prima era stato sciolto dal Governo per infiltrazioni mafiose, sia perché l’aggressore era imparentato con noti esponenti mafiosi ed era stato intervistato per  sapere quale fosse il suo ruolo nella raccolta del consenso elettorale.

Giornalisti, associazioni antimafia e gruppi politici hanno reagito a quell’aggressione di Ostia con manifestazioni pubbliche di protesta, con cortei che hanno avuto una vasta partecipazione. Da più parti sono stati invocati provvedimenti di maggior rigore nei confronti dell’aggressore, che era stato denunciato a piede libero. Questa richiesta ha suscitato un confronto a più voci riferito dai media. Il 16 novembre l’aggressore è stato arrestato per ordine della Procura di Roma.

In questo clima si è sviluppata l’iniziativa degli inquirenti per punire gli aggressori di Paolo Borrometi. Il 15 novembre 2017 questi aveva pubblicato sul notiziario online La Spia un’inchiesta nella quale indicava un uomo già condannato per omicidio, come uno degli “esponenti di spicco” del clan mafioso Bottaro-Attanasio che a Siracusa e provincia contendeva ad altri gruppi criminali le zone d’influenza. Il fratello dell’uomo aveva reagito il 19 novembre, con un messaggio vocale (ascolta) inviato a Borrometi come posta privata sull’account Facebook, intimandogli di non pubblicare altre notizie sui fatti criminosi in cui fossero coinvolti lui e i suoi familiari, minacciando di massacrarlo se non gli avesse obbedito.

Questo episodio è stato subito denunciato pubblicamente dal giornalista e ha avuto anch’esso ampia risonanza, come l’aggressione di Ostia. Il 25 novembre l’autore della minaccia è stato arrestato per ordine della Direzione Distrettuale Antimafia.

L’arresto tempestivo di una persona che ha minacciato un giornalista non è frequente in Italia. Ma a novembre del 2017 si è verificato due volte nell’arco di due settimane. In entrambi i casi, la magistratura ha ordinato l’arresto contestando il reato di tentata violenza privata aggravata dal metodo mafioso nei confronti del giornalista. Anche questa è stata una grande novità. Il pubblico ministero ha chiesto l’arresto e il gip ha accolto la richiesta.

Ossigeno ha commentato positivamente questa svolta sottolineando che questi provvedimenti dimostrano che è possibile reagire in modo rapido ed energico, con le norme vigenti, contro chi commette reati di assoluta gravità come questi. Ossigeno ha inoltre commentato come un fatto positivo che si sia cominciato a tenere in debito conto il fatto che questi episodi riproducono la modalità dell’intimidazione a effetto diffuso tipica del metodo mafioso. Infatti con questi gesti criminali non si vuole intimidire soltanto la singola persona presa di mira ma tutti i giornalisti, e inoltre si danneggiano tutti i cittadini, privandoli del diritto di raccogliere e ricevere informazioni che hanno il diritto di conoscere, informazioni a loro necessarie per muoversi nella società. La determinazione degli inquirenti in questi due episodi dimostra che sia pure lentamente sta maturando una maggiore consapevolezza della gravità delle minacce, delle aggressioni, delle rappresaglie contro giornalisti e blogger e del danno sociale che producono.

Nel corso degli ultimi 12 mesi, l’aggravante della modalità mafiosa è stata contestata altre due volte agli aggressori dei giornalisti, confermando la nuova tendenza. Ma per altri episodi simili ciò non è avvenuto. Ciò dice che non c’è ancora un orientamento unitario della magistratura nella trattazione di questi casi di particolare gravità.

In questi ultimi mesi, un altro episodio ha tuttavia mostrato che la magistratura dà più importanza al fatto che chi impedisce di svolgere liberamente l’attività giornalistica interrompe un pubblico servizio. Il magistrato ha infatti elevato questa contestazione all’uomo che ha aggredito il giornalista Nello Trocchia e il suo operatore.

La riduzione dell’impunità a legislazione invariata dice che, ci sono già norme efficaci e in gran parte inutilizzate per intervenire in modo energico ed efficace contro gli autori di gravi attacchi ai giornalisti.

Ma è anche necessario introdurre nell’ordinamento nuove norme a protezione dei giornalisti e a difesa della libertà di stampa, perché è evidente che in questo campo mancano alcuni pezzi indispensabili per fare funzionare il meccanismo di protezione legislativa. In particolare, nella visione di Ossigeno, occorrono:

  • un reato specifico per chi deliberatamente agisce in modo da impedire l’esercizio del diritto di informazione e di espressione configurato dall’art 21 della Costituzione e dall’articolo 10 della CEDU
  • un’aggravante specifica per i reati commessi a questo scopo
  • in materia di diffamazione a mezzo stampa, norme meno univocamente punitive nei confronti dei giornalisti, in particolare l’abolizione della pena detentiva (che ogni anno produce condanne a oltre un secolo di carcere), un deterrente contro il ricorso pretestuoso e intimidatorio alle querele e alle cause per danni (oltre cinquemila ogni anno), la configurazione della rettifica quale condizione di non procedibilità per diffamazione, la cancellazione degli anacronistici reati di vilipendio;
  • lo sdoppiamento dell’attuale fattispecie di diffamazione a mezzo stampa in 1) un reato volto a punire esclusivamente i comportamenti dolosi adottati per danneggiare la reputazione di qualcuno e 2) un illecito per le diffamazioni involontarie dovute a errori o negligenza, riparabili con rettifiche e pubbliche scuse e riparazione dei danni documentabili subiti. Ricordiamo che nel 2015questo sdoppiamento è stato proposto al Parlamento dalla Commissione Antimafia.

È già emersa chiaramente, anche nel dibattito politico e parlamentare la necessità, di altre innovazioni legislative.

  • In particolare la ridefinizione della responsabilità legale primaria dell’editore nei confronti dei terzi per le conseguenze legali di ciò che pubblica, e l’affermazione del suo dovere di fornire assistenza legale agli autori querelati o citati in giudizio, ferma restando la possibilità che possa rivalersi sugli autori in caso di slealtà o altri comportamenti dolosi. La situazione attuale è paradossale ed è stata messa pienamente in luce in particolare da ciò che è avvenuto al quotidiano l’Unità, dove l’editore è svanito e i giornalisti querelati per diffamazione stanno rispondendo in giudizio anche per lui, anche per la sua parte.
  • Il riconoscimento di un adeguato stato giuridico a chi esercita la professione del giornalista rispettando criteri di responsabilità e competenza, e i doveri etici. Ciò eviterebbe una grande parte del contenzioso giuridico attuale.

Ci sono numerose altre cose da fare, ma sarebbe troppo lungo enumerarle in una breve relazione. Rinviamo perciò a una conferenza specifica che speriamo di organizzare riunendo tutti gli stake holders del settore, realizzando una proposta che abbiamo avanzato da tempo. La riteniamo necessaria  per superare contrapposizioni sterili, visioni di parte e il dannoso immobilismo che ne deriva.

Sistemi di autoregolazione

Nello stesso spirito invitiamo tutti a riflettere e a dedicare attenzione all’opportunità di introdurre in Italia dei sistemi  extragiudiziari  di composizione degli ineliminabili conflitti che nascono fra i giornali e i lettori, conflitti  che attualmente sfociano nella marea di procedimenti giudiziari per diffamazione, in massima parte impropri e non risolutivi, che intasano la macchina della giustizia, gravano su giornalisti ed editori con un costo enorme (oltre 54 milioni di euro ogni anno di spese legali) e rappresentano una sorta di assurda tassa sull’innocenza e su chi esercita il dovere di cronaca

In questo campo, non c’è nulla da inventare. In numerosi paesi questi sistemi esistono già. Sono organi di auto- regolazione, sono autogestiti e autofinanziati. Non richiedono leggi istitutive né finanziamenti pubblici. Richiedono solo la buona volontà delle parti coinvolte. Si chiamano Media Accountability Systems, comprendono un “Press Council” formato da rappresentati di giornalisti, editori e lettori­-consumatori, un Ombudsman (un mediatore scelto per prestigio, competenza e riconosciuta moralità), e un codice di condotta condiviso fra le parti sulle modalità operative. Questi organismi sono raccomandati dalle istituzioni europee al fine di rendere i media più responsabili nei confronti dei cittadini e per aumentare la loro credibilità nei confronti dei lettori, un bene che appare gravemente compromesso, con conseguenze non trascurabili sulla crisi di molti giornali e sull’occupazione dei giornalisti.

In Italia i Media Accountability Systems potrebbero risolvere in modo rapido, efficace e molto meno dispendioso l’80% dell’attuale contenzioso giudiziario. Ossigeno incoraggia tutti a intraprendere questa strada e si propone quale facilitatore neutrale dell’incontro fra le parti.

Credibilità e solidarietà

Ho parlato della crisi di credibilità dei media. Questo problema si riflette direttamente sulla sicurezza dei giornalisti: la indebolisce. In questi anni Ossigeno ha visto quanto sia enormemente difficile promuovere la solidarietà generale anche nei confronti di giornalisti che hanno subito indubbiamente attacchi gravi e ingiustificabili. Molti rifiutano di mettersi al fianco di un giornalista che si trova in queste condizioni affermando che non possono difendere chi fa parte di media faziosi, parziali, schierati a difesa univoca di interessi politici o economici, in altre parole poco credibili.

Aumentare la credibilità dei media è dunque necessario non soltanto per conquistare audience e lettori, ma anche per chi, come noi, come i nostri ospiti e i nostri interlocutori, ha l’obiettivo di ridurre l’impunità, di difendere la libertà di stampa e di espressione tenendo conto anche degli interessi dei lettori e del loro diritto di interagire, di chiedere correzioni, rettifiche o semplicemente di replicare in nome del diritto di accesso all’informazione e del pluralismo, due diritti ai quali giornalisti ed editori devono corrispondere adempiendo i loro doveri etici, quei doveri senza i quali non esiste l’informazione giornalistica ma soltanto la rappresentazione unilaterale e propagandistica della realtà.

La politica

Cosa si può fare di tutto ciò nella situazione politica attuale?

È difficile dirlo. In questa materia le previsioni sono state sempre difficili e le aspettative sono andate sempre deluse. Non sappiamo cosa possa venire da una fase di discontinuità come quella che stiamo vivendo in Italia, da una stagione in cui l’ansia di cambiare le cose porta a parlare dei diritti umani e a fronteggiare i problemi dell’immigrazione con un linguaggio e una disinvoltura che non possiamo condividere.

Ma noi di Ossigeno siamo degli inguaribili ottimisti. Perciò continueremo a fare la nostra parte, resteremo osservatori imparziali, fastidiosi grilli parlanti, continueremo a tentare di tradurre le nostre utopie in un mondo possibile, lavoreremo con chiunque vorrà discuterne.

Il monitoraggio di Ossigeno

Proseguiremo comunque il nostro decennale monitoraggio delle violazioni del diritto di informare e di essere informati. Questo monitoraggio, come sapete, comprende una attività giornalistica e pubblicistica complessa e un rigoroso fact checking. Questo monitoraggio  consente di conoscere tempestivamente, con continuità, in dettaglio, con nomi e cognomi, i più gravi attacchi ai giornalisti analizzandone le cause e proponendo rimedi. Speriamo di trovare le risorse necessarie per tenere sotto osservazione una parte ben più grande di quel 6 per cento dello scenario che finora siamo riusciti a scorgere.

Noi proseguiremo nella convinzione che questo tipo di monitoraggio, affiancando l’azione altrettanto importante della Federazione Nazionale della Stampa e dell’Ordine dei Giornalisti per promuovere la solidarietà nei confronti dei cronisti sotto attacco, abbia contribuito a difendere molti giornalisti sotto attacco e abbia aiutato l’Italia a fare passi avanti nella lotta all’impunità.

Noi invitiamo tutti ad aiutarci a fare meglio e di più, a considerare il monitoraggio scientifico di Ossigeno uno strumento primario, di base, per la protezione dei giornalisti, l’esperienza pilota più avanzata di quella agenzia pubblica che il Consiglio d’Europa ha proposto ai governi di creare in ogni paese.

In Italia il monitoraggio di Ossigeno tiene le luci perennemente accese sugli attacchi ai giornalisti, tiene tutti svegli, consente di intervenire rapidamente per aiutare e assistere chi è in difficolta, consente alle istituzioni di conoscere i fatti in modo oggettivo con i particolari necessari per formarsi un’opinione e decidere se e come intervenire.

Uno sportello come la Piattaforma europea

L’attuale sistema di segnalazione delle violazioni alle autorità italiane è però molto incerto, difficile, di non sicuro risultato. Perciò Ossigeno ha proposto di creare in Italia una Piattaforma pubblica sul modello di quella del Consiglio d’Europa e spera che questa proposta possa essere accolta.

ASP

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.