2/ Rapporto Ossigeno 2025 – Un’annata nera con qualche luce all’orizzonte

Rendiconto annuale dell’Osservatorio sulle minacce ai giornalisti e sulle notizie oscurate in Italia con violenze e abusi a cura di Grazia Pia Attolini, Laura Turriziani, Alberto Spampinato

OSSIGENO 24 marzo 2025 – In Italia Il 2025 è stato un anno nero per la libertà di stampa e per la sicurezza dei giornalisti, dei blogger, degli attivisti impegnatI a diffondere idee, opinioni, informazioni di interesse pubblico. Un anno peggiore dei precedenti, che già non erano buoni. Per fortuna, alla fine dell’anno un raggio di sole ha fatto sperare in meglio.

L’allarme dell’Odg

Il sole è apparso quando l’Ordine nazionale dei Giornalisti, con una iniziativa politica che non ha precedenti, ha lanciato l’allarme rosso sull’escalation di minacce e intimidazioni ai giornalisti che era in atto. L’Ordine ha chiesto alle istituzioni, alle parti politiche, editoriali e professionali del settore una riflessione comune per fermare le violenze e gli abusi, ripristinare la piena libertà di informazione e risolvere dignitosamente i problemi della categoria.
L’Ordine ha rappresentato la gravità della situazione in un dossier che, oltre alla descrizione del problema, cita i dati dell’osservatorio Ossigeno per l’Informazione sul numero dei giornalisti minacciati in Italia, dati che mostrano un forte aumento rispetto all’anno precedente. L’Ordine dei Giornalisti ha consegnato il dossier al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, ai presidenti delle Camere, all’AgCom e ad altri. L’iniziativa ha avuto come primo sviluppo un convegno pubblico a Montecitorio. “Noi giornalisti viviamo un momento difficile anche in Italia”, ha detto al convegno il presidente dell’Odg Carlo Bartoli, elencando i molti problemi della categoria, mettendo in cima alla lista proprio le minacce
Questo raggio di sole fa ben sperare. Ma non dirada le nubi che si erano addensate sulla sicurezza dei giornalisti, come ha mostrato  Ossigeno. Il fatto più eloquente è questo: la situazione è peggiorata fin dai primi mesi del 2025, ci sono stati attacchi gravissimi contro i giornalisti, ma non è stata adottata nessuna contromisura.

Il bilancio numerico e qualitativo

Le minacce sono proseguite indisturbate e si sono manifestate con episodi sempre più gravi: atti violenti, azioni legali infondate e pretestuose, discriminazioni arbitrare. L’elenco di quanti hanno subito abusi e violenze è lungo. Può essere consultato insieme alla lista dei nomi dei minacciati Leggi
Fra gennaio e giugno il numero dei giornalisti minacciati è aumentato del 78%. A fine anno l’aumento si è attestato sul 47%, con 759 minacciati rispetto ai 516 del 2024. La situazione è peggiorata anche dal punto di vista qualitativo. Sono cresciute infatti le percentuali delle azioni più violente: le aggressioni (+7%) e i danneggiamenti (+19%) Sono aumentate le intimidazioni provenienti dal mondo politico e istituzionale e le intimidazioni nei confronti di gruppi di giornalisti o di intere redazioni. Sono aumentate le accuse di violazione delle norme deontologiche rivolte strumentalmente ai giornalisti.
Non sono buone notizie per un paese tristemente noto per l’alto numero di giornalisti sotto scorta, per le violazioni del diritto di informazione e la loro impunità, per le leggi anacronistiche e le procedure punitive nei confronti dei giornalisti, per il posto arretrato che occupa nella classificato dei paesi europei (nel 2025 Reporter Sans Frontieres lo ha retrocesso dal 46° al 49° posto) per quanto riguarda la libertà di stampa e il diritto di espressione, per i numerosi richiami a fronteggiare questa situazione con adeguati provvedimenti e opportune contromisure.

Vecchie e nuove forme di intimidazione

Nel 2025 in Italia sono comparsi episodi inediti di sorveglianza elettronica e di spionaggio illecito di giornalisti investigativi, con l’impiego di software molto invasivi. E’ nato il sospetto che le intercettazioni preventive dei servizi di intelligence per ragioni di sicurezza nazionale siano usate a fini politici. Il monitoraggio attivo e indipendente di Ossigeno per l’Informazione ha documentato l’evoluzione di questo fenomeno e ha individuato alcune tendenze negative molto marcate. Questo Rapporto ne dà conto.
Le querele infondate, le cause civili temerarie per diffamazione, le SLAPP hanno dilagato. Queste e altre azioni legali pretestuose hanno costretto persone che avevano legittimamente diffuso notizie, idee o opinioni a sostenete considerevoli spese di difesa legale, spese che non sono state rimborsate nei casi di proscioglimento. Moltissimi freelance, cronisti locali e giornalisti lavorano senza tutela legale da parte dell’editore. Sono i soggetti più esposti a queste azioni legali, sono i più danneggiati.
La proposta di legge per ridurre l’abuso delle denunce per diffamazione a mezzo stampa, presentata in Parlamento all’inizio della legislatura (ddl S.466), nel 2023, non è stata approvata. Il testo è fermo alla Commissione Giustizia del Senato dalla primavera 2024
Le nuove norme europee che prevedono condizioni più favorevoli per i giornalisti e per l’esercizio della libertà di espressione non hanno trovato terreno favorevole. Il governo ha infatti respinto la richiesta di applicare le norme della Direttiva anti SLAPP alle cause non trans frontaliere, cioè alla maggior parte delle SLAPP (vedi https://www.ossigeno.info/meloni-la-direttiva-anti-slapp-si-applica-solo-a-cause-trans-frontaliere/).

Inoltre l’entrata in vigore dell’European Media Freedom Act è stata rinviata all’ultimo giorno utile per studiare il modo di mitigarne gli effetti positivi sulla trasparenza delle proprietà editoriali e sulla governance del servizio pubblico radio televisivo. vedi

Le raccomandazioni inascoltate

Le “raccomandazioni” rivolte all’Italia a luglio 2025 dalla Commissione Europea con il Rapporto sull’applicazione delle norme dello stato di diritto non sono state accolte dal Governo.

Quelle raccomandazioni chiedono 1) di garantire ai media del servizio pubblico finanziamenti adeguati per adempiere al loro mandato e garantirne l’indipendenza; 2) proseguire l’attuale processo legislativo sulla bozza di riforma in materia di diffamazione, tutela del segreto professionale e delle fonti dei giornalisti “evitando al contempo qualsiasi rischio impatti negativi sulla libertà di stampa e garantendo che tenga conto degli standard europei sulla protezione dei giornalisti”. Il Rapporto UE sullo stato di diritto del 2024 aveva formulato le stesse raccomandazioni.

La questione delle minacce non ha avuto l’attenzione e la cura che avrebbe meritato in base alle violazioni avvenute e documentate pubblicamente.

Il silenzio dei media e la percezione dei giornalisti

I media e il mondo politico si sono occupati poco delle intimidazioni ai giornalisti, episodicamente, sulla spinta di qualche fatto di cronaca di particolare risonanza. Il silenzio ha avvolto tutto il resto e ha nascosto il problema all’opinione pubblica. Pochi cittadini hanno percepito la vasta portata della censura selettiva prodotta con le minacce. Pochi hanno avvertito che questo è un problema sociale attuale e urgente.

Un argomento tabù

Le minacce e le intimidazioni per via legale (querele, cause, SLAPP, diffide pretestuose e intimidatorie) sono un argomento tabù per i giornali e i giornalisti. Prevale l’idea che sia meglio non parlarne. Molti sono convinti che un giornalista non è esposto a minacce e querele temerarie se lavora correttamente e con prudenza. Non è così. Lo dimostrano migliaia di episodi reali resi noti da Ossigeno. Iln Italia a maggior parte delle querele per diffamazione sono pretestuose, infondate, temerarie. Lo dicono le statistiche ufficiali sull’andamento dei processi per diffamazione a mezzo stampa. Non è vero che basta essere prudenti. Eppure molti lo affermano e ciò spiega perché molti giornalisti minacciati restano isolati, non ottengono la solidarietà forte e attiva dei loro colleghi anche se non possono essere accusati di avere trasgredito i loro doveri deontologici.

Chi è più esposto al rischio di querela

La negazione del problema è un atteggiamento molto comune e si spiega con la disinformazione e, per quanto riguarda i giornalisti, con il fatto che i giornalisti effettivamente esposti al ricatto delle querele temerarie costituiscono una minoranza all’interno della loro categoria. Rischiano querele soprattutto i ‘cronisti’, cioè quei giornalisti che effettivamente lavorano ai servizi di cronaca e attualità, quelli che raccolgono le notizie per primi, che contattano le fonti. Fra loro, i collaboratori esterni, i freelance, i redattori di piccoli giornali, rischiano di più e sono i meno garantiti. In caso di querela, tranne qualche eccezione, per loro l’editore non si fa carico di pagare l’avvocato, le spese legali, eventuali risarcimenti e transazioni economiche. Per queste cose devono vedersela da soli. Perciò per loro le azioni legali pretestuose sono molto condizionanti perché pesano sui loro bilanci familiari. Un querelante agguerrito o qualcuno che chiede un risarcimento da paura può costringere questi giornalisti perfino a cambiare lavoro. E’ così e sarà così finché non si troverà il modo di assistere tutti i giornalisti in modo solidaristico e finché la legge – come è giusto che sia e come propone Ossigeno – non obbligherà l’editore a sostenere lui questi oneri per le cause promosse contro qualsiasi autore di informazioni che ha pubblicato sul suo giornale. E fino allora sarà ancora più necessario introdurre severe sanzioni a carico di chi abusa delle azioni legali a scopo intimidatorio e ricattatorio.

Quali statistiche citare

Questi e altri problemi non arrivano sulla scena pubblica perché si trova sempre il modo di minimizzarli. Ci sono vari modi. Il principale è il silenzio mediatico di cui abbiamo già parlato. Un altro consiste nel dare spazio solo a una parte delle notizie, in modo che la situazione appaia meno allarmante. Si può fare, ad esempio citando solo una parte dei dati disponibili sul numero dei giornalisti minacciati in Italia. Insieme ai propri dati, Ossigeno fornisce sempre anche quelli degli altri centri di monitoraggio che osservano lo stesso fenomeno e diffondono i loro dati. Questi altri osservatorii segnalano meno giornalisti minacciati di quanti ne rileva Ossigeno, alcuni la metà, altri 5 volte o 50 volte di meno. Molti preferiscono diffondere solo i dati statistici di questi altri centri e li presentano  come se fossero gli unici disponibili e quasi sempre senza dire con quali criteri sono stati prodotti. Così ad esempio si pubblicano rapporti che segnalano cinque/dieci/cinquanta volte meno minacciati. Oltre a confondere le idee a chi vuole informarsi, così si fornisce un menu a la carte a chi vuole minimizzare ciò che accade. Perciò Ossigeno invita chi pubblica i dati del Ministero dell’Interno, di MFRR (Media Freedom Rapid Response, finanziato dalla Commissione Europea), della Piattaforma del Consiglio d’Europa e di Reporter Sans Frontieres a indicare sempre i criteri di monitoraggio della fonte che si cita e a confrontare i suoi dati  con quelli di Ossigeno e degli altri centri di osservazione.

La grande disattenzione interrotta da una bomba

Il fatto che ciò non avvenga dice quanto sia scarsa e discontinua l’attenzione per il problema. Lo dice anche il ritardo con cui il mondo si è accorto dell’ulteriore escalation delle intimidazioni ai giornalisti italiani, in particolare di quelle violente. Questo trend era evidente dall’inizio dell’anno e in rete. Sui social e nel notiziario ossigeno.info c’erano dall’inizio dell’anno molti resoconti di episodi che lo attestavano. Ma si è cominciato a parlarne soltanto a ottobre.

L’attenzione pubblica si è destata dopo il gravissimo attentato dinamitardo contro Sigfrido Ranucci. Ed è cresciuta dopo che il 28 ottobre 2025, Ossigeno ha pubblicato i suoi dati aggiornati segnalando vedi che nel primo semestre dell’anno il numero dei giornalisti minacciati in Italia era aumentato del 78%.

Due bersagli molto esposti ma poco protetti

Poi, un mese dopo, l’attenzione è stata riaccesa dall’irruzione squadrista alla redazione de La Stampa di Torino. Questo episodio si è rivelato subito senza precedenti, per la modalità dell’attacco di gruppo e per la scelta di colpire un intero giornale. I media ne hanno parlato molto, ma non hanno ricostruito in modo approfondito lo svolgimento dei fatti. Non hanno detto che da oltre un mese quel giornale era nel mirino degli antagonisti, che alcuni redattori erano minacciati personalmente e nominativamente, che questi giornalisti e questo giornale non avevano un’adeguata protezione. Queste circostanze sono state rese note solo da Ossigeno.

Del resto anche l’attentato a Sigfrido a Ranucci è stato riferito dai media senza mettere in evidenza che egli non era adeguatamente protetto, nonostante fosse già sotto scorta, nonostante fosse il giornalista minacciato più noto. Che effettivamente non era adeguatamente protetto si è visto qualche giorno dopo l’attentato, quando il Ministero dell’interno ha rafforzato la sua scorta portandola a un livello di rischio superiore.

I fuochi di paglia dell’attenzione emotiva

La bomba a Ranucci è l’assalto a La Stampa hanno segnato il massimo livello di attenzione mediatica per le violenze contro i giornalisti ma con questi limiti. Inoltre questa un’attenzione si è rivelata più che altro emotiva e si è spenta con lo stessa rapidità con cui si era accesa. E’ già accaduto molte volte in Italia a seguito di violenze particolarmente gravi contro i giornalisti. Non è un fenomeno nuovo. Era accaduto già nel 2007 dopo l’attentato al giornalista Lirio Abbate, che aveva suscitato addirittura una mobilitazione generale dei giornalisti italiani culminata in una passeggiata di solidarietà con lui a Palermo. Era accaduto di nuovo nel 2019 dopo che il volto insanguinato di Daniele Piervincenzi era apparso su tutti i giornali. E’ accaduto molte volte e ha insegnato che questi lampi, questi fuochi di paglia che scaldano gli animi, non mobilitano le coscienze.

Il diritto di informare e di essere informati

Per mobilitare le coscienze, innanzitutto occorrerebbe informare sistematicamente i cittadini delle minacce e delle intimidazioni che colpiscono giornali e giornalisti. Dovrebbero approfondire le informazioni su queste vicende per fare conoscere a tutti i canoni elementari del diritto di informare e di essere informati. E la scuola dovrebbe insegnare il diritto di informare e di essere informati e cos’è un’informazione di interesse pubblico. Tutti dovrebbero sapere che il diritto alla riservatezza e il diritto di difendere la propria reputazione che vale per i privati cittadini è invece molto attenuato per i politici e gli altri personaggi pubblici. Tutti dovrebbero sapere che i giornalisti hanno il diritto e il dovere di ficcare il naso nei fatti degli altri per cercare e diffondere le notizie di interesse pubblico, anche quelle sgradite a qualcuno. Se le regole dell’informazione fossero conosciute quanto le regole del calcio avremmo più informazioni e meno infrazioni impunite.

In Italia i media nazionali e locali dovrebbero contribuire a diffondere questa consapevolezza. Non dovrebbero limitarsi a riferire qualche episodio: di solito quelli di assoluta gravità sui quali è difficile tacere e quelli che coinvolgono i personaggi pubblici molto noti. Secondo un calcolo approssimativo questi media riferiscono un episodio ogni cento resi pubblici da ossigeno.info Inoltre, tranne alcune rare eccezioni, non pubblicano le statistiche sul numero dei giornalisti minacciati in Italia, come se non fossero notizie di interesse pubblico.

E’ difficile dire perché accade tutto ciò. Gli editori e i direttori dei giornali non danno spiegazioni ma si attengono a questa regola, ignorando notizie di indubbio interesse per i loro lettori, notizie che aiuterebbero a diffondere la consapevolezza del problema, notizie che aiuterebbero i cronisti minacciati a rompere l’isolamento e promuoverebbero la solidarietà verso di loro.

Non contestualizzare è un altro modo di minimizzare

Dare la notizia sulle minacce a un giornalista senza contestualizzarla, senza dire che sono stati minacciati allo stesso modo altri giornalisti nella stessa città, nella stessa regione, in Italia, non è solo un esempio di cattivo giornalismo, è un modo di manipolare l’informazione, di minimizzarne la portata, l’effetto sui lettori/ascoltatori. E’ quello che accade di continuo in Italia, anche quando si dà notizia di episodi clamorosi come l’attentato di ottobre 2025 a Sigfrido Ranucci. . E’ significativo che dopo la bomba esplosa davanti a casa sua, mentre tutti parlavano solo e soltanto del suo caso, lui abbia tenuto a fare sapere di non essere l’unico giornalista minacciato in Italia e che per dimostrarlo con i fatti abbia citato più di una volta i dati di Ossigeno sui 516 giornalisti minacciati in Italia nel 2024.

La responsabilità dei giornali e dei giornalsiti

Certamente il silenzio mediatico c’è anche per responsabilità dei giornalisti. Sono loro che fanno i giornali. Perché ognuno di loro non si attiva affinché si parli di queste cose almeno nel proprio giornale? Una possibile spiegazione è questa: anche i giornalisti hanno una bassa percezione del problema. inoltre probabilmente dipende dal fatto che i giornalisti veramente e più pesantemente esposti alle minacce, alle intimidazioni e alle querele, sono una parte minoritaria della categoria. Sono i cronisti e i giornalisti investigativi. Nonostante l’importante ruolo che svolgono non hanno neppure un loro organismo di rappresentanza.

Purtroppo, in questa situazione la responsabilità di parlare delle minacce che avvengono ricade interamente sugli stessi minacciati, sulle vittime, per le quali ciò comporta un ulteriore rischio di ritorsioni.

E’ un grande problema italiano

Come abbiamo visto, la limitazione della libertà di espressione realizzata con le minacce, le intimidazioni, gli abusi legali, è un grande problema italiano. Da molti anni condiziona negativamente il libero svolgimento della vita pubblica. Limita la circolazione di idee, opinioni e informazioni. Oltre ai giornalisti, ai blogger, agli attivisti pesi di mira, danneggia un’infinità di altre persone e in definitiva la convivenza civile. Bisognerebbe discuterne ampiamente e più spesso, sollecitare una soluzione e trovarla. Invece il tema è assente dal dibattito pubblico. Questo male oscuro miete sempre più vittime e riduce gli spazi dell’informazione e della partecipazione pubblica, ma non si interviene come si dovrebbe per debellarlo.

Un problema ancora senza un nome

Occorre diffondere la consapevolezza di tutto ciò, partendo dal fatto che questo grande problema sociale, a differenza di altri (povertà, razzismo, ambiente, eccetera) non ha neppure un nome proprio, non è ancora riuscito a conquistarlo. Ciò dice quanto sia reietto, trascurato, sebbene produca continuamente nuove censure, minacce, intimidazioni, azioni legali pretestuose che reprimono idee e opinioni sgradite, che oscurano informazioni importanti: le notizie più scomode per i potenti, quelle che tutti abbiamo diritto di conoscere.

Le limitazioni della libertà di espressione attuano illegalmente una censura che la nostra legge non ammette, poiché ogni tipo di censura viola il fondamentale diritto di informare gli altri e di ricevere informazioni. Fra l’altro, queste violazioni, oscurando una parte della verità, aprono la strada alle narrazioni propagandistiche e fuorvianti, quelle che restringono il campo delle conoscenze su cui noi cittadini possiamo basare le nostre scelte.

I giornalisti, i difensori dei diritti civili, gli attivisti, i blogger, gli ambientalisti, gli autori di satira e di opere cinematografiche, letterarie e saggistiche sono i soggetti più direttamente colpiti. Ossigeno per l’informazione ne ha contati 8665 dal 2006 a oggi, li ha verificati e ha reso pubblici i singoli episodi. Ha documentato pubblicamente i singoli episodi.

Ricordiamo anche le statistiche del Ministero della Giustizia

Nel 2025 abbiamo superato quota ottomila minacciati, un numero che non osavamo immaginare, ed è un numero che mostra solo la punta dell’iceberg. Quanto è grande la parte sommersa? Per averne un’idea bisogna sommare a 8665 almeno cinquemila vittime per ogni anno. Cinquemila è il numero dei giornalisti che, secondo dati del Ministero della Giustizia, ogni anno sono processati con l’accusa di diffamazione a mezzo stampa ed escono assolti dai processi perché le accuse contro di loro risultano pretestuose, infondate. Calcolate voi il totale per questi 19 anni. E’ un numero davvero impressionante.

E’ così che vanno le cose in Italia. C’è una vera e propria strage della libertà di espressione e della libertà di stampa. Ed è nascosta da un grande silenzio e dall’indifferenza.

Nel 2025 soltanto la bomba esplosa la sera del 16 ottobre all’entrata della casa del giornalista di Report Sigfrido Ranucci e poi, il 28 novembre, l’assalto senza precedenti alla redazione del quotidiano La Stampa, sono riesciti a rompere il silenzio (che è anche mediatico) sia pure temporaneamente. E anche in queste occasioni siamo riesciti a vedere l’avvenimento inquadrato per quello che è realmente è stato. Non siamo riusciti a dire senza mezzi termini che queste sono solo due delle tantissime inaccettabili intimidazioni rivolte in Italia a giornalisti che fanno bene e con coraggio il loro lavoro portando alla luce fatti e circostanze veri e di interesse pubblico, fatti e circostanze che qualcuno nascondeva attivamente per proprio vantaggio personale. Se ne dovrebbe parlare parlando più chiaramente, dicendo che le minacce a questi giornalisti sono inammissibili violazioni di un diritto fondamentale, senza insinuare che comunque hanno qualche colpa da farsi perdonare. Non hanno colpe ma prevale il giudizio salomonico. Non riusciamo a cogliere neppure queste occasione per ricordare che l’ONU, la Commissione Europea, l’Osce e altre autorevoli organizzazioni internazionali sollecitano l’Italia a proteggere meglio e di più i giornalisti e a correggere l’arcaica legge sulla diffamazione, poiché essa produce ogni anno migliaia di vittime innocenti e che, per la sola previsione del carcere per i colpevoli ,ha un effetto intimidatorio sull’intera popolazione dei giornalisti. senza dire che la configurazione penale della diffamazione, criticata dall’UNESCO e da altre istituzioni multilaterali, è punitiva e va modificata.

E’ evidente che da decenni manca la volontà politica per affrontare e risolvere questi problemi ben noti. Anche adesso si preferisce rinviare ogni soluzione concreta e ogni contromisura. S’è visto con il recente dibattito parlamentare sull’attentato a Sigfrido Ranucci e con la decisione parlamentare della maggioranza di recepire nel modo più lento e restrittivo sia l’European Media Freedom Act sia la nuova direttiva Anti-SLAPP della Commissione Europea. Quest’ultima, se fosse estesa a tutte le cause civili per risarcimento da diffamazione e alle querele pretestuose, come chiedono le organizzazioni dei giornalisti e l’opposizione, ridurrebbe sensibilmente le azioni legali pretestuose. Anche la protezione dei giornalisti minacciati lascia a desiderare. E’ di buon livello per 30 di loro esposti a minacce di morte ritenute fondate, ma per gli altri considerati a rischio meno alto è insoddisfacente. E i casi Ranucci e La Stampa hanno mostrato qualche pecca nell’attività di prevenzione anche per i csi a rischio più elevato.

Non basta contare le vittime delle violazioni

Che fare? Certamente bisogna continuare a sollecitare gli interventi necessari e possibili sul piano legislativo e delle procedure e, allo stesso tempo, occorre fare di più per diffondere la consapevolezza del problema. Ma non possiamo attendere con le mani in mano che maturino tempi migliori mentre queste violazioni producono migliaia di nuove vittime. Occorre assisterle attivamente, aiutare coloro che rischiano di soccombere di fronte alle prepotenze e alle SLAPP. Occorre più solidarietà pubblica, perché le attestazioni di sostegno aiutano chi è sotto tiro a uscire dall’isolamento in cui si trova. Ma occorre anche dare un aiuto concreto a chi rimane isolato e a chi senza colpa si trova a sostenere gli inevitabili costi legali imposti dalle querele pretestuose e dalle domande di risarcimento danni per presunta diffamazione.

Per farlo, Ossigeno ha proposto di creare un Pronto Soccorso Anti-SLAPP in grado di fornire consulenza e assistenza legale gratuita ai giornalisti querelati che hanno agito nel pieno rispetto della legge e dei doveri deontologici: è necessario per evitare che i deboli soccombano di fronte alle prepotenze dei più forti.

Di fronte a queste esigenze, ogni organizzazione è chiamata a intervenire e può farlo in vari modi. Innanzitutto concorrendo alle iniziative di solidarietà. In secondo luogo promuovendo iniziative per face sapere a chi ancora non lo sa che le forme di censura impropria danneggiano non solo i giornalisti ma tutti i cittadini onesti.

Ossigeno chiede l’aiuto di tutti per diffondere più ampiamente i dati e le notizie che produce e le iniziative che promuove per fare maturare la consapevolezza del problema.

La lotta contro ogni forma di censura impropria non ha colore politico. E’ una battaglia per i diritti civili e richiede un grande sforzo collettivo.

Leggi le altre parti del Rapporto 2025

Parte 1 – In Italia 759 giornalisti minacciati. Come. Da chi 

Parte 3 – L’Assistenza legale e il miraggio delle misure Anti- SLAPPs — Lo Sportello Ossigeno

Parte 4 – Le inadempienze italiane sullo Stato di diritto – Le raccomandazioni inascoltate

Rapporto a cura di Grazia Pia Attolini, Laura Turriziani, Alberto Spampinato

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