4/ Rapporto Ossigeno 2025 – Le inadempienze dell’Italia sullo Stato di diritto
Rendiconto annuale dell’Osservatorio sulle minacce ai giornalisti e sulle notizie oscurate in Italia con violenze e abusi
OSSIGENO, 24 marzo 2026 – Di seguito, il testo del dossier consegnato il 20 gennaio 2026 da Ossigeno ai funzionari della Commissione Europea impegnati a preparare il capitolo sull’Italia del Rapporto UE 2026 sullo Stato di diritto
Tutti i problemi del settore dei media e del pluralismo elencati nel Rapporto della Commissione Europea sullo Stato di Diritto pubblicato a luglio del 2025 hanno continuano a manifestarsi e a produrre effetti negativi sulla libertà di stampa e sul pluralismo dell’informazione. Alcuni problemi si sono aggravati. Sono emersi nuovi problemi che hanno prodotto gravi violazioni del diritto di informazione, come ha mostrato il monitoraggio di Ossigeno per l’Informazione, descrivendo il fenomeno nella sua dimensione qualitativa e quantitativa, documentando centinaia di episodi e analizzando i dati raccolti. Le violazioni di particolare gravità sono aumentate. Le SLAPP, le minacce, le aggressioni contro i giornali e i giornalisti sono diventate più numerose e frequenti. Le SLAPP hanno dilagato, hanno imposto a coloro che ne sono stati colpiti angosce e considerevoli spese di difesa, spese che quasi mai sono state rimborsate, neppure dopo le sentenze di proscioglimento. Di fronte a questa situazione, che mette in difficoltà soprattutto i freelance, i cronisti locali e i giornalisti che non hanno tutela legale da parte dell’editore, Ossigeno ha avviato la creazione di un Pronto soccorso legale gratuito per i soggetti che dimostrano di avere agito in buona fede e rispettando le regole etiche del giornalismo.
IL 31% IN PIU’ DI GIORNALISTI MINACCIATI – Il monitoraggio attivo svolto dall’osservatorio Ossigeno per’Informazione ha segnalato 677 giornalisti minacciati nel 2025 in Italia, il 31% più dell’anno precedente, quando i minacciati erano stati 516). Le intimidazioni attuate con l’uso della violenza hanno colpito l’83,7% dei 677 giornalisti minacciati (+13,4%). le intimidazioni avvengono in tutta Italia. Le regioni con più giornalisti minacciati sono il Piemonte, la Lombardia, il Lazio e la Sicilia. Ossigeno, una ONG che opera dal 2008 con il sostegno dell’Ordine dei Giornalisti e il patrocinio della FNSI, dal 2006 a oggi ha documentato oltre ottomila minacce rivolte in Italia a giornali, blogger, difensori dei diritti umani, pubblicando sul sito web ossigeno.info i nomi dei minacciati e le circostanze in cui sono stati minacciati. vedi https://www.ossigeno.info/ossigeno-677-giornalisti-minacciati-nel-2025-in-italia-31/
PIU’ MINACCIATI, MENO DENUNCE – Il monitoraggio segnala che soltanto un giornalista minacciato su sei denuncia formalmente le minacce alle autorità. La percentuale si ricava dal confronto con i dati del centro di osservazione del Ministero dell’interno, che tiene conto soltanto delle denunce formali alle forze dell’ordine, nel primo semestre del 2025 ha segnalato 81 giornalisti minacciati (vedi https://www.odg.it/atti-intimidatori-ai-giornalisti-il-report-criminalpol-con-i-dati-del-primo-semestre-2025/63146 ). Nello stesso periodo Ossigeno ne ha documentato 361, fra l’altro segnalando un aumento del 78% rispetto al 2024 (vedi https://odg.roma.it/giornalisti-minacciati-78-rispetto-al-2024-cresce-la-violenza-anche-politica/ ).
TRE EPISODI DI ESTREMA GRAVITA – Si ricordano tre fra gli episodi più significativi:
– l’attentato dinamitardo a Roma al giornalista RAI Sigfrido Ranucci, che era già sotto protezione delle forze dell’ordine;
– l’irruzione nella redazione di Torino del quotidiano La Stampa, un episodio di intimidazione collettiva senza precedenti
– l’intimidazione a Giorgia Venturini, una cronista di Milano impegnata in inchieste sulla mafia, che ha trovato la testa mozzata di un capretto davanti all’ingresso della sua abitazione.
Gli episodi di Roma e di Torino hanno mostrato che, per questi giornalisti minacciati, la protezione delle forze dell’ordine è stata inadeguata, insufficiente.
CRESCITA DELLE SLAPP – Le azioni civili e penali pretestuose configurabili come SLAPP hanno continuato a colpire i giornalisti con grande frequenza. Il monitoraggio conferma il trend crescente (8% ogni anno) segnalato nel 2016 con i dati statistici forniti dal Ministero della GIUSTIZIA (gli ultimi pubblicati). Quei dati segnalavano seimila nuovi procedimenti ogni anno e il fatto che 9 volte su dieci essi si concludevano con il proscioglimento degli accusati, mostrando che le accuse erano infondate. Le 93 SLAPP del 2005 che Ossigeno ha documentato pubblicamente e in dettaglio confermano il preoccupante andamento del fenomeno già rilevato nel triennio precedente (vedi https://www.ossigeno.info/dossier-ossigeno-le-slapp-in-italia-hanno-colpito-290-giornalisti-nel-2022-2024/ ).
META’ ATTACCHI DAL SETTORE PUBBLICO – Essi evidenziano la mancanza di misure idonee a prevenire e sanzionare questi abusi che, secondo le statistiche di Ossigeno, nel 2025 sono stati commessi nel 52% di casi da personaggi e istituzioni pubblici e per circa il 15% da imprenditori e aziende private. In Italia le SLAPP trans-frontaliere sono pochissime. La Direttiva 1069 avrà poca incidenza poiché si applicaherà esclusivamente alle cause civili trans-frontaliere, come ha deciso il Parlamento e ha confermato il Governo (vedi https://www.ossigeno.info/meloni-la-direttiva-anti-slapp-si-applica-solo-a-cause-trans-frontaliere/ ).
TRE SLAPP PARTICOLARMENTE SIGNIFICATIVE: un’impresa ha chiesto 2 milioni € a due ambientalisti di Pesaro; un’impresa di Faenza ha chiesto 50mila € alla giornalista freelance Linda Maggiori; un imprenditore ha chiesto 200mila € a giornalista Carlo Ruocco di Sarzana.
LE RISPOSTE ALLE RACCOMANDAZIONI DEL RAPPORTO 2025
Nessuna delle questioni sollecitate dalle Raccomandazioni ha avuto un avanzamento positivo. Il bilancio dell’anno precedente era stato pressoché uguale. In Italia il Rapporto 2025 sullo stato di diritto è stato conosciuto soltanto dagli esperti del settore mediatico, ma non dall’opinione pubblica. I media italiani lo hanno ignorato, così come il parlamento, il governo e le altre istituzioni pubbliche del settore che non ne hanno parlato, neppure per commentarlo. Non si conoscono loro iniziative per discutere pubblicamente le Raccomandazioni e rispondere alle sollecitazioni che esse rivolgono all’Italia.
PROCEDURE PER LA NOMINA DEL CAPO E DEI MEMBRI DELLE AUTORITA’ REGOLATRICI DEI MEDIA
I quattro commissari dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (AGCOM) sono eletti per metà dalla Camera dei deputati e per metà dal Senato della Repubblica mentre il presidente è proposto direttamente dal presidente del Consiglio d’intesa col ministro dello Sviluppo economico (come stabilito dalla legge Maccanico). Dopo tali scelte, le investiture definitive vengono conferite dal presidente della repubblica. Il collegio resta in carica per sette anni. A causa dei criteri di nomina dei membri dell’Autorità, una parte autorevole della dottrina qualificava l’Agcom come “semi-indipendente”[21]: infatti, una “autorità amministrativa indipendente” è tale se non è subordinata né gerarchicamente né politicamente ai Ministeri, in modo tale da non essere caratterizzata da conflitti di interesse di natura politica o economica. Fonte Wlipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Autorità_per_le_garanzie_nelle_comunicazioni
MEDIA COUNCILS E ALTRI ORGANISMI DI AUTOREGOLAZIONE
Queste organismi non sono presenti in Italia e non si prevede che siano istituiti. Non ci sono progetti né proposte per farlo. Dal 2012 i reclami dei cittadini per violazione dei doveri deontologici dei giornalisti sono giudicati dai Consigli di disciplina nazionale e territoriali, formati da giornalisti. I consigli possono applicare sanzioni che vanno dall’avvertimento, alla censura, alla sospensione e alla radiazione. vedi https://www.odg.it/il-consiglio-di-disciplina-nazionale. La pubblicità delle decisioni dei Consigli di Disciplina dei giornalisti è regolata dal principio di trasparenza bilanciato dalla tutela dei dati personali. Le decisioni che comportano sanzioni vengono generalmente pubblicate (spesso in forma anonimizzata o con l’indicazione del solo cognome), mentre le decisioni che non comportano sanzioni o richiami informali possono avere una pubblicità più discreta
TRASPARENZA E CONCENTRAZIONE DELLA PROPRIETA’ DEI MEDIA
Nel 2023 l’Italia era al quart’ultimo posto tra i Paesi Ue per quanto riguarda la trasparenza delle proprietà dei principali mezzi di informazione, secondo la classifica dell’Euromedia Ownership Monitor (EurOMo-27). Secondo questo studio, i fattori che influenzano negativamente la trasparenza dei media in Italia derivano soprattutto dalla struttura a scatole cinesi, con più società innestate in un grande macrogruppo, che caratterizza le realtà mediatiche del Paese. Una struttura che non permette di risalire in maniera lineare e chiara alle figure apicali. Negli anni successivi la situazione non è migliorata. Le speranze sono affidate al recepimento del EMFA, prevista nel 2026
Non ci sono norme che impongono la piena trasparenza della proprietà dei media. Si spera che siano introdotte quando sarà recepito l’EMFA. Il Governo si è impegnato a farlo entro il termine di scadenza, modificando alcune norme esistenti
NORME PER LA PROTEZIONE DEI GIORNALISTI
Non esistono regole codificate per garantire la protezione e la sicurezza dei giornalisti che subiscono minacce e sono esposti a rischi personali a causa della loro attività di informazione. Chi ritiene di essere in pericolo deve rivolgersi alle forze dell’ordine che ne tengono conto come per qualsiasi cittadino. Molti giornalisti dichiarano apertamente che hanno rinunciato a denunciare minacce, intimidazioni e aggressioni alle forze dell’ordine, perché sono convinti che queste denunce non producono risultati utili. Il numero di quelli che non denunciano è aumentato negli ultimi anni. Tuttavia, in alcuni casi sono state le stesse forze dell’ordine a segnalare al giornalista situazioni di pericolo che risultano da indagini e informazioni di polizia e a offrire protezione. I casi in cui il rischio appare più grave e imminente sono valutati dai Comitati provinciali per l’ordine e la sicurezza pubblica, presieduti dal Prefetto. Questi organismi decidono se fornire al giornalista in pericolo una scorta armata o altre misure di tutela che impegnano meno risorse delle forze dell’ordine. Nel 2025 i giornalisti sotto scorta armata sono stati 30. Non sono stati fornite informazioni sul numero di quelli protetti con servizi di tutela. Negli anni scorsi i servizi di scorta armata si sono rivelati affidabili e efficaci.
SICUREZZA DEI GIORNALISTI DURANTE LE MANIFESTAIONI DI PROTESTA
In genere le forze dell’ordine rispettano il lavoro dei giornalisti durante le manifestazioni di protesta. Lo fanno seguendo regole informali che non sono codificate e che in alcuni casi si sono rivelate incapaci di prevenire incidenti. Le sollecitazioni di Ossigeno per approvare un codice di condotta condiviso da giornalisti e forze di polizia non sono state accolte, neppure dopo il grave incidente di Genova in cui nel 2019 il giornalista Stefano Origone durante una manifestazione di protesta è stato picchiato dagli agenti impegnati a garantire l’ordine pubblico. I processi penali per punire gli agenti responsabili non hanno avuto un iter lineare. Una prima sentenza ha condannato i responsabili a pene molto lievi, non adeguate per le lesioni personali causate. Dopo che la Corte di Cassazione ha annullato la sentenza, nel 2025 si è tenuto un nuovo processo e quattro agenti di polizia sono stati condannati a un anno di reclusione vedi https://www.ossigeno.info/cassazione-definitiva-la-condanna-per-gli-agenti-che-picchiarono-stefano-origone/
ACCESSO AI DOCUMENTI PUBBLICI
Le procedure di accesso ai documenti pubblici funzionano ma a volte richiedono tempi lunghi e alti costi
MISURE PER COMBATTERE L’ABUSO DI SLAPP E PROCESSI PER DIFFAMAZIONE
In Italia non ci sono misure di salvaguardia efficaci per proteggere i giornalisti dall’abuso che si fa delle SLAPP e di altre azioni civili e penali (querele) promosse con accuse di diffamazione a mezzo stampa, che sono quasi sempre infondate o false e tuttavia hanno un effetto punitivo. Il codice penale prevede che per ogni denuncia di reato si debba svolgere un processo (obbligo di esercitare l’azione penale). Non esistono procedure per scartare preliminarmente le denunce palesemente strumentali (earl dismissal). Il giudice può archiviare una querela soltanto svolgendo il processo. Lo stesso avviene per le cause civili. Questo obbligo di avviare il procedimento rende le SLAPP uno strumento molto utile, efficace e di uso frequente per chi vuole ostacolare i giornali e i giornalisti che pubblicano notizie non gradite: uno strumento utile a intimidire anche con accuse false o pretestuose, efficace per punire anche chi alla fine del processo viene prosciolto. Infatti le spese che il giornalista sostiene per difendersi nel processo restano quasi sempre a suo carico, anche se viene prosciolto. Questo regime ingiusto mette in particolare difficoltà i freelance e i giornalisti dei piccoli giornali e alimenta l’auto censura. Nel codice alcune norme permettono di punire chi abusa del processo e chi formula accuse false. Queste norme sono applicate raramente. Il disegno di legge S.466 si propone di affrontare sul piano legislativo il problema dell’abuso delle denunce di diffamazione a mezzo stampa, della protezione del segreto professionale dei giornalisti e delle loro fonti. Questo progetto di legge propone misure sostenute dalla maggioranza di governo e ritenute insufficienti e sbagliate da Ossigeno e da un ampio schieramento politico. Nel 2025 questo progetto di legge non ha proseguito il suo iter parlamentare. La sua trattazione si era fermata già alla fine del 2024 su richiesta del Governo del governo (vedi https://www.ossigeno.info/querele-il-ddl-diffamazione-in-marcia-verso-il-binario-morto/ ). A dicembre 2025 un dibattito parlamentare ha confermato che su queste questioni, anche dopo i recenti gravi episodi di intimidazioni e minacce rivolte a giornali e giornalisti, il Governo manterrà la linea minimalista degli anni scorsi, una linea che non ha prodotto alcuna contromisura concreta (vedi https://www.ossigeno.info/diffamazione-anti-slapp-emfa-nessuna-misura-a-effetto-immediato-in-vista/ )
AUMENTO DELLE INTERCETTAZIONI
Vari episodi hanno mostrato che nel 2025 si è esteso l’abuso delle intercettazioni sui telefoni e i computer dei giornalisti e difensori dei diritti, alcuni effettuati senza autorizzazione della magistratura giudicante. I casi più gravi hanno riguardato i giornalisti Francesco Cancellato e Ciro Pellegrino, entrambi del giornale online Fanpage, e alcuni attivisti delle Ong impegnati nel soccorso in mare degli immigrati. Le intercettazioni sono state effettuate impiegando lo spyware Paragon, rilasciato dalla società israeliana Graphite solo ad autorità di governo con il vincolo di impiegarlo solo per motivi di sicurezza nazionale e mai nei confronti dei giornalisti. Il Governo ha negato di aver disposto queste intercettazioni e ha respinto ogni ogni responsabilità in proposito. Tuttavia non ha spiegato che cosa è effettivamente accaduto. Il senatore dell’opposizione Matteo Renzi, ex premier, ha accusato il governo di spiare i giornalisti con le “intercettazioni preventive” che dovrebbero essere impiegate solo per questioni di sicurezza nazionale, in base alla legge, e ha spiegato che cosa, a suo avviso, avviene nella realtà: richiesta del presidente del consiglio o dell’autorità da lui delegata, con l’autorizzazione di un giudice, vengono disposte intercettazioni preventive per esigenze di sicurezza nazionale. Nel 2025 sono stati intercettati gli attivisti politici che si occupano di immigrazione, un sacerdote e, la cosa più grave da un punto di vista istituzionale, il direttore di un giornale che ha indagato sui giovani di Fratelli d’Italia (Matteo Renzi il 23 marzo 2025 a La7).
Leggi le altre parti del Rapporto 2025
Parte 1 – In Italia 759 giornalisti minacciati. Come. Da chi
Parte 2 – Un anno nero con qualche luce all’orizzonte – Tendenze e prospettive
Parte 3 – L’Assistenza legale e il miraggio delle misure Anti- SLAPPs — Lo Sportello Ossigeno
Rapporto Ossigeno 2025 a cura di Grazia Pia Attolini, Laura Turriziani, Alberto Spampinato


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