Giornalisti-polizia. Come ridurre gli incidenti. Confronto internazionale

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E’ stato promosso dall’OSCE – Il codice di comportamento proposto da Ossigeno insieme ad altri – La situazione italiana

Su invito dell’OSCE e insieme a cento esperti di vari paesi, Ossigeno per l’informazione ha partecipato all’Annual Police Expert Meeting, sul tema “Polizia e Media: cooperazione per l’interessa pubblico”, svoltosi il 28 settembre 2020 con un collegamento in rete. Alberto Spampinato e Luciana Borsatti hanno rappresentato l’analisi e il punto di vista di Ossigeno intervenendo nella sessione pomeridiana dedicata alle proposte in campo per ridurre e possibilmente eliminare gli incidenti tra polizia in servizio di ordine pubblico e giornalisti al lavoro per documentare manifestazioni di protesta e altri eventi di interesse pubblico, in particolare quelli che si svolgono in situazioni di crisi e di aleventi ad alto rischio.

La discussione è stata coordinata da Kristin Olson, consigliera del Rappresentante per la libertà dei media dell’Osce, Harlem Desir. Jurgen Heissel, neo direttore dell’ufficio del Rappresentate, nel suo intervento ha rilevato fra l’altro che, poiché “vi è un diritto di raduno pacifico da parte dei cittadini, i giornalisti devono poter informare su ciò che accade in questi raduni”. L’ambasciatore Luca Fratini, direttore dell’Ufficio del Segretario generale dell’Osce, si è soffermato sulla necessità di una maggiore interazione tra organi di polizia e cronisti, e di una formazione specicifica in tal senso. Sono stati illustrati alcuni interessanti modelli di intervento da parte della polizia attraverso i social media, per realizzare un rapporto diretto e interattivo con i cittadini. Antonio Nevado, capo ufficio stampa della polizia di Madrid, ha illustrato il modello spagnolo. Il presidente della Associazione internazionale dei capi di polizia, Steven Casstevens, ha rilevato come ci troviamo in una fase storica in cui la pressione sulle forze dell’ordine aumenta, e non solo negli USA, da dove l’eco di un incidente si estende rapidamente ad altri Paesi. E’ dunque necessario – ha aggiunto Casstevens – un rapporto regolare di comunicazione con i media, che produca fiducia tra i cittadini. Jan Op Gen Oorgh, dell’Europol, consiedera necessaria questa collaborazione una collaborazione nell’interesse di entrambe le parti, e fondamentale un rapporto diretto della polizia con i giornalisti investigativi.

Fra i relatori, Mr. Martin Hoffman, dell’ European Centre for Press and Media Freedom, e Sofia Verza, Research Fellow, Think-Tank Osservatorio Balcani e Caucaso Transeuropa, hanno illustrato il testo del Codice di condotta Polizia-Giornalisti (vedi https://www.ossigeno.info/polizia-giornalisti-codice-di-condotta-il-testo/) che è stat elaborato nel 2019 insieme con Ossigeno per l’Informazione e hanno spiegato quali passi si stanno facendo in Germania per farlo adottare dalla polizia.
Alberto Spampinato e Luciana Borsatti hanno spiegato, secondo l’esperienza basata sul monitoraggio pluriennale di Ossigeno e del suo ufficio di assistenza legale gratuita che numerosi incidenti fra giornalisti e polizia sono dovuti alla ignoranza dei limiti delle rispettive competenze e una adeguata formazione potrebbe sopperire a queste lacune. Nell’attesa, hanno aggiunto, è necessario fornire, come fa Ossigeno, concreta e adeguata assistenza ai giornalisti vittime di questi incidenti, perché i giornalisti sono sempre la parte più debole. Di seguito il testo dell’intervento svolto dal presidente di Ossigeno per l’informazione e da Luciana Borsatti.

Questo l’intervento del presidente di Ossigeno per l’informazione

Ossigeno per l’informazione è un osservatorio indipendente che svolge un’attività di documentazione delle intimidazioni e delle minacce ai giornalisti e fornisce ai giornalisti che le subiscono un servizio di “supporto alla pari” (peer support), al quale provvedono giornalisti di lunga esperienza. Questo supporto aiuta i giornalisti minacciati a resistere agli attacchi che, nella maggior parte dei casi, provengono da soggetti dotati di forza, di potere e di notevoli risorse.

Per questa attività, che è unica in Europa, Ossigeno per l’informazione ha ricevuto apprezzamenti anche dal Rappresentate dell’OSCE per la libertà dei media. Nel corso degli ultimi anni Ossigeno per l’informazione ha documentato oltre 4000 violenze e abusi con i quali, in Italia, è stato  impedito ad altrettanti giornalisti di esercitare liberamente il diritto di informare correttamente i cittadini.

Questo fenomeno era conosciuto soltanto dalle vittime. Il monitoraggio di Ossigeno lo ha fatto conoscere più ampiamente.  Ma si può dire che, ancora oggi è poco conosciuto: dalle istituzioni, dalla politica e dall’opinione pubblica. Anche per questa scarsa consapevolezza collettiva, i comportamenti violenti e d’altro tipo, comunque ingiustificabili, verso i giornalisti sono ampiamente tollerati e spesso restano impuniti. Ciò produce un grave danno non soltanto ai giornalisti che subiscono gli attacchi, ma ai cittadini tutti che vedono ostacolato il loro diritto di ricevere informazioni.

 

Di alcuni di questi gravi incidenti sono responsabili degli esponenti delle forze dell’ordine. Alcuni di questi incidenti sono recenti. Ciò dimostra che la questione è di stretta attualità. Lo è in Italia come in altri paesi, come dicono altre organizzazioni. Perciò è necessario ed opportuno trovare il modo di prevenire queste violazioni. Come? La strada migliore è la ricerca di codificazione del comportamento corretto degli agenti di polizia verso i giornalisti. Probabilmente anche i giornalisti dovrebbero accettare alcune regole di comportamento rispettose del difficile compito affidato alle forze dell’ordine. Ma è anche vero che in questi incidenti i giornalisti sono sempre la parte più debole e meno protetta. Perciò Ossigeno fornisce assistenza ai giornalisti che subiscono questi incidenti, anche sul piano legale affinché possano difendersi.

Il caso più serio fra quelli trattati recentemente è indubbiamente quello del giornalista Stefano Origone che il 23 maggio 2019 a Genova è stato picchiato da agenti di polizia mentre seguiva per il quotidiano “La Repubblica”, il suo giornale, una manifestazione di protesta. Questo giornalista ha subito danni fisici Irreversibili. Il processo in cui sono imputati gli agenti che lo hanno aggredito si svolgerà il prossimo ottobre. Ossigeno si è costituito parte civile e inoltre, insieme a Media Legal Defence, sostiene le spese per la costituzione di parte civile del giornalista aggredito.

Un altro incidente avvenuto il 10 dicembre 2019 a Roma ha riguardato un giornalista fermato dalla polizia municipale mentre  legittimamente effettuava riprese video in una strada pubblica. Il giornalista si era rifiutato di cancellare le riprese effettuate.

Un altro incidente molto significativo si è verificato il 31 maggio 2017 vicino a Roma, a Sperlonga, dove gli agenti della polizia hanno mandato via i giornalisti che da una strada pubblica seguivano le operazioni di sequestro giudiziario di un immobile abusivo di cui era comproprietario il sindaco. I giornalisti sono stati mandati via perché alcune persone non volevano che effettuassero le riprese e minacciavano di aggredirli. Ossigeno ha fatto osservare che invece i responsabili dell’ordine pubblico avrebbero dovuto proteggere i giornalisti.

Altri giornalisti hanno dovuto affrontare processi per diffamazione per aver pubblicato informazioni erronee diffuse dalle forze di polizia e non corrette dalla polizia nei modi dovuti.

Questi episodi provano che in Italia molti esponenti delle forze di polizia non conoscono bene i loro doveri né il diritto di informazione in nome del quale i giornalisti fanno il loro lavoro. Non lo conoscono o non ne tengono conto come dovrebbero.

Perciò Ossigeno ha partecipato insieme a ECPMF alla stesura del codice di comportamento polizia-giornalisti illustrato da Martin Hoffman e sostiene le iniziative affinché esso sia adottato nei vari paesi con protocolli di mutuo consenso. In particolare Ossigeno ritiene necessario che siano organizzati dei corsi di formazione per fare conoscere il diritto di informazione e i limiti che la legge impone agli agenti di polizia in servizio di ordine pubblico nei confronti dei giornalisti che seguono avvenimenti di pubblico interesse.

Gli incidenti fra agenti di polizia impegnati in servizio di ordine pubblico e giornalisti impegnati a informare i cittadini, svolgendo un servizio Di indubbio servizio pubblico, sono uno degli indicatori dello stato di salute della democrazia, della effettiva attuazione dello stato di diritto. Molti di questi incidenti sono dovuti a una vera e propria ignoranza dei propri doveri, dei limiti delle proprie competenze e delle proprie prerogative, sia da parte dei poliziotti sia da parte dei giornalisti. Questa parte di incidenti può essere eliminata con dei corsi di formazione ad hoc ai quali dovrebbero partecipare poliziotti e giornalisti e dovrebbero fare parte dei programmi di formazione professionale. I processi giudiziari ad agenti di polizia accusati di ingiustificabili aggressioni ai giornalisti offrono una grande occasione per proporre questo tema all’attenzione pubblica e anche per promuovere fra le forze di polizia e le organizzazioni dei giornalisti la proposta di adottare dei codici di comportamento condivisi sul modello del codice proposto da Ossigeno insieme ad altre organizzazioni.

ASP/LB

 

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