“Il caso Mattei”. Ossigeno difende l’autrice del libro accusata di diffamazione
La giornalista Sabrina Pisu avrebbe distorto la figura dell’autore di un articolo sulla scomparsa di Mauro De Mauro – Cronaca e rievocazione storica
OSSIGENO 29 aprile 2026 – Lo Sportello Legale di Ossigeno per l’Informazione, che opera con ii sostegno di Media Defence, ha deciso di sostenere la difesa legale della giornalista Sabrina Pisu, citata in giudizio per diffamazione dinanzi al Tribunale di Roma con una richiesta di risarcimento danni di 60.000 euro per alcuni passaggi del libro Il caso Mattei. Le prove dell’omicidio del presidente dell’Eni dopo bugie, depistaggi e manipolazioni della verità, scritto da lei insieme all’ex magistrato Vincenzo Calia, pubblicato da Chiarelettere nel 2017. Il caso presenta elementi specifici che meritano attenzione, perché incidono sul modo in cui può essere esercitata l’attività giornalistica e di ricostruzione storica. La vicenda giudiziaria trae infatti origine da un’azione civile per diffamazione in cui la parte attrice contesta alcune ricostruzioni di vicende di mezzo secolo fa.
COSA VIENE CONTESTATO – In particolare il modo in cui, nel libro, è stato descritto il ruolo di un giornalista che nel 1970 pubblicò degli articoli di cronaca sulla scomparsa a Palermo di Mauro De Mauro, giornalista del quotidiano L’Ora. Secondo l’atto di citazione, l’autore di quegli articoli sarebbe rappresentato nel volume quale partecipe – consapevole o comunque funzionale – a dinamiche di depistaggio informativo in relazione alle indagini sulla scompare del giornalista.
La parte attrice sostiene che tale descrizione sia fondata sulla lettura distorta di un articolo di cronaca dell’epoca, e accusa l’autrice del libro di avere estrapolato singole espressioni dal loro contesto originario, attribuendo all’autore dell’articolo posizioni o intenzioni che, invece, riflettevano dichiarazioni di terzi o semplici ipotesi investigative circolanti nei giorni immediatamente successivi alla scomparsa di Mauro De Mauro.
Viene inoltre contestato che il libro riproponga, come fatti storicamente accertati, ricostruzioni oggetto in passato di un giudizio civile conclusosi con l’accertamento della loro natura diffamatoria, senza dar conto di tale precedente giudiziario.
Un ulteriore profilo di doglianza riguarda l’attribuzione all’autore di quell’articolo, o a persone a lui legate, di rapporti o collegamenti con ambienti istituzionali o industriali, ritenuti funzionali a sostenere l’ipotesi di un coinvolgimento nei presunti depistaggi. Secondo l’atto di citazione, tali collegamenti sarebbero inesistenti o comunque travisati, e presentati nel libro come elementi certi anziché come ipotesi da verificare.
Infine, viene contestato a Sabrina Pisu il fatto di non avere interpellato prima della pubblicazione del libro il giornalista autore di quell’articolo per conoscere la sua versione dei fatti e verificare con lui la fondatezza delle critiche.
CRITICA E RICOSTRUZIONE STORICA – Al di là del merito delle singole contestazioni, Ossigeno ritiene che il cuore del problema riguardi il confine tra diritto di critica e ricostruzione storica, da una parte, e la responsabilità per diffamazione quando si trattano vicende complesse e storicamente stratificatesi nel tempo. In questi casi l’autore ha il dovere di fare una rilettura e una interpretazione storica dei vari aspetti, interpolando le parti meno chiare e oggettive della vicenda con una lettura che tenga insieme i vari fatti in una visione logica e coerente, per proporre una rilettura complessiva convincente, con ciò senza la pretesa di attribuire colpe e responsabilità.
IL LIBRO di Sabrina Pisu, scritto insieme al magistrato Vincenzo Calia e pubblicato nel 2017 si inserisce proprio nel filone dell’inchiesta giornalistica su eventi storici e interessi economici e di potere che dopo mezzo secolo ancora sollevano interrogativi rilevanti sul ruolo dei personaggi coinvolti.
L’opera propone, sulla base di atti giudiziari e documenti, una rilettura della morte di Enrico Mattei come evento non accidentale, inserendola in un contesto più ampio di interessi politici ed economici e collegandola anche alla scomparsa del giornalista Mauro De Mauro.
I TEMI trattati, per loro natura, implicano l’analisi critica di fonti, testimonianze e narrazioni spesso divergenti, e che richiedono al giornalismo e allo storico un delicato equilibrio tra libertà di indagine e responsabilità nella rappresentazione dei fatti.
Particolarmente significativo è il fatto che l’azione giudiziaria intervenga a distanza di anni dalla pubblicazione dell’opera e dopo la sua ampia diffusione, elemento che può incidere sull’effetto complessivo della controversia, anche in termini di impatto sul dibattito pubblico.
OSSIGENO rileva inoltre come la domanda avanzata non si limiti a una richiesta risarcitoria, ma miri anche a incidere sul contenuto dell’opera, prospettando modifiche o eliminazioni di parti del testo. Un simile approccio rischia di produrre un effetto dissuasivo sull’attività giornalistica, scoraggiando la pubblicazione di inchieste su temi sensibili o controversi. Il caso si colloca quindi nel più ampio fenomeno delle azioni giudiziarie che possono avere un impatto limitativo sulla partecipazione al dibattito pubblico, note come SLAPP (Strategic Lawsuit Against Public Participation): iniziative che, pur formalmente legittime, possono determinare un effetto di pressione economica e psicologica sui giornalisti. Il sostegno a Sabrina Pisu, che non ha la manleva dell’editore, si inserisce nella missione di Ossigeno per l’Informazione di difendere la libertà di diffondere informazioni critiche e il diritto dei cittadini a essere informati sulle questioni di rilevanza generale.
OLTRE LA RIEVOCAZIONE – Il caso riguarda il modo di riflettere su uno degli snodi più oscuri della storia italiana, sulle vicende che a distanza di decenni continuano a interrogare l’opinione pubblica e richiedono un giornalismo e una pubblicistica liberi e indipendenti, la libertà di investigare e di esporre analisi, valutazioni e pensieri andando oltre la pura rievocazione dei fatti noti.
SI DISSE INCIDENTE MA FU UN ATTENTATO – La co-autrice del volume ricostruisce con lo strumento dell’inchiesta una vicenda che nel 1962 e nei decenni successivi ha costituito uno dei misteri più complessi e irrisolti della storia italiana del dopoguerra e della vita economica del paese: la morte del presidente dell’ENI Enrico Mattei avvenuta con la caduta nei pressi di Milano dell’aereo privato su cui viaggiava al ritorno di una visita lampo in Sicilia. Per decenni si è parlato di incidente dovuto al maltempo. Queste furono le conclusioni della prima inchiesta giudiziaria e delle commissioni tecniche di inchiesta che furono istituite. Il contesto politico ed economico che la circonda. Questa versione è stata rovesciata successivamente da un’altra inchiesta giudiziaria condotta dal Magistrato Calia – coautore del libro – che ha accertato con dati di fatto che l’aereo precipitò a causa dell’esplosione durante il volo di una bomba collocata, non si sa da chi, nella cabina di pilotaggio. Dunque a causa di un attentato, che secondo ipotesi non suffragate da prove fu probabilmente eseguito dalla mafia siciliana su commissione per mettere fine alla politica petrolifera di Mattei, il quale allacciando relazioni di collaborazione con i paesi produttori, danneggiava i colossali profitti delle grandi compagnie petrolifere, le “Sette sorelle”. Con quel mistero si intreccia la tragica scomparsa del giornalista Mauro De Mauro, sequestrato e scomparso nel nulla a Palermo nel 1970, mentre indagava per ricostruire gli ultimi giorni di Enrico Mattei in Sicilia, su incarico del regista Franco Rosi che preparava il film sulla morte del presidente dell’ENI uscito due anni dopo. ASP


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