Memoria

Iniziative per ricordare Walter Tobagi ucciso 46 anni fa a Milano dai terroristi

I componenti della ‘Brigata XXVIII Marzo’ lo ferirono a morte sotto casa – Spoleto lo ricorda con un evento – Ossigeno ripropone uno dei suoi ultimi articoli sul terrorismo

OSSIGENO 27 maggio 2026 – Walter Tobagi era il giornalista che raccontava la lotta al terrorismo degli anni di piombo con gli strumenti della cronaca e con la curiosità intellettuale del cronista che cercava di capire come e perché quei giovani della sua stessa età fossero finiti nel vicolo cieco e sanguinoso della lotta armata. Aveva 33 anni, era una firma del Corriere della Sera, era un leader sindacale dei giornalisti quando, 46 anni fa, il 28 maggio del 1980, fu barbaramente ucciso da un commando terroristico della “Brigata XXVIII marzo”, che con quell’azione armata contro un uomo inerme, ucciso davanti a casa mentre si recava al lavoro, cercava un riconoscimento dalle Brigato Rosse. Anche quest’anno sono state organizzate varie iniziative per ricordare Walter Tobagi.

OSSIGENO ripropone la sua storia, la sua vita, le tappe del processo che portò alla condanna dei suoi assassini,  sul sito Ossigeno – Cercavano la verità  www.giornalistiuccisi.it insieme a quella degli altri 29 giornalisti italiani uccisi a causa del loro lavoro. In questo anniversario invita a rileggere uno degli ultimi articoli del giornalista dal titolo “Adesso si dissolve il mito della colonna imprendibile”, pubblicato sul ‘Corriere della Sera’ il 29 marzo del 1980, sulla cattura della colonna genovese. I Carabinieri avevano catturano la colonna dei terroristi in via Fracchia a Genova nella notte tra il 28 e il 29 marzo. Ci fu una sparatoria e alcuni terroristi furono uccisi. Nell’articolo Tobagi commenta quell’episodio, lo stesso che diede lo spunto al gruppo dei suoi assassini per chiamare il loro gruppo “Brigata XXVIII marzo”. L’articolo è disponibile nella pagina dedicata a Walter Tobagi, su Ossigeno-Cercavano la verità.  L’invito a rileggere i suoi articoli arriva, in questo anniversario, anche dal collega Marco Volpati, che nel 2008 ha curato la biografia del giornalista nel libro della memoria edito dall’Unione Nazionale Cronisti Italiani e inserita su www.giornalistiuccisi.it

L’ATTENTATO – Quella mattina di tarda primavera, stranamente umida e fredda, pioveva. Walter Tobagi aveva salutato la moglie e i suoi due bambini ed era uscito come ogni mattina per andare al lavoro alla redazione di Via Solferino. I suoi assassini lo aspettavano sotto casa, in via Salaino. Esplosero cinque colpi di P38, due lo ferirono a morte. Cadde senza vita sul marciapiede lucido di pioggia e di sangue.

CHI ERA – Era un professionista rigoroso, acuto, analitico. Fu un osservatore attento della realtà sociale e politica del Paese, delle sue fibrillazioni e dei suoi cambiamenti in quella fase drammatica. I motivi della sua grandezza professionale e umana, furono paradossalmente gli stessi per i quali fu scelto come bersaglio, come ebbe a spiegare in seguito Marco Barbone, uno dei suoi assassini. Walter Tobagi era considerato un nemico pericoloso perché indagava il fenomeno terroristico cercandone anche le motivazioni interne, per capirlo. Era un sindacalista (il presidente dell’Associazione Stampa Lombarda, il sindacato regionale dei giornalisti) e politicamente era un riformatore, come ha ricordato in diverse occasioni il presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Era nato il 18 marzo 1947 a San Brizio, frazione del comune di Spoleto. Trasferitosi con la famiglia a Bresso, vicino a Milano, studiò al liceo classico Parini. Cominciò a scrivere per il giornale di quella scuola, ‘La Zanzara’ e ne divenne presto il capo redattore. Durante gli studi universitari, entrò all’Avanti! di Milano, poi passò al quotidiano cattolico ‘l’Avvenire’. Il suo direttore Leonardo Valente ne intuì subito capacità e attitudini. “Affrontava qualsiasi argomento con la pacatezza del ragionatore, cercando sempre di analizzare i fenomeni senza passionalità – lo ricordò in seguito -. Della contestazione condivideva i presupposti, ma respingeva le intemperanze”.

Dopo avere affinato il suo interesse per i temi sociali, l’informazione, la politica, l’economia e il movimento sindacale, a cui dedicò molta attenzione anche come docente universitario e ricercatore, arrivò al “Corriere della Sera”. Qui espresse pienamente le sue attitudini professionali di grande conoscitore del fenomeno del terrorismo di destra e di sinistra e di cronista politico e sindacale, temi ai quali dedicò anche diversi libri.

L’INIZIATIVA – La mattina del 28 maggio, per ricordare i 46 anni dalla morte di Walter Tobagi, Spoleto, la sua città d’origine, come ogni anno organizza un convegno nella sala Antonini della Rocca Albornoziana. L’evento, intitolato “Giornalismo d’inchiesta, dalla lezione di Walter Tobagi ad oggi”, realizzato con l’Ordine dei giornalisti dell’Umbria e valido per l’acquisizione di crediti formativi per i giornalisti, va a coincidere con la cerimonia conclusiva della XXI edizione del Corso propedeutico di giornalismo ‘Walter Tobagi’.

Organizzato dall’Associazione Amici di Spoleto ETS in collaborazione con il Comune di Spoleto e coordinato dalla giornalista Antonella Manni, il corso è rivolto alle ultime classi delle scuole medie superiori e ha visto la partecipazione di oltre cento ragazzi, che sono stati coinvolti in laboratori di giornalismo scritto, online, radiofonico e televisivo.

A questi ragazzi la figlia di Walter Tobagi, Benedetta, a sua volta giornalista e scrittrice, ha inviato un video messaggio che verrà trasmesso durante il convegno, al quale interverranno anche il giornalista e documentarista Pietro Del Re, l’inviato del Tg3 Gherardo Vitali Rosati e il presidente dell’Ordine dei Giornalisti dell’Umbria Luca Benedetti.  LT

 

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