Centomila minacce su Facebook a un giornalista che critica la remigrazione
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Ossigeno gli offre assistenza legale per difendersi – Il caso – Le regole dei social e lo squadrismo mediatico
OSSIGENO 10 giugno 2026 – Ossigeno per l’Informazione e il suo Sportello Legale in collaborazione con Media Defence hanno deciso di aiutare il giornalista di Mantova Vincenzo Corrado, vittima di uno dei più gravi fra i recenti atti di intimidazione digitale commessi in Italia contro gli operatori dell’informazione. Negli ultimi due mesi questo giornalista, che sarà assistito dal coordinatore dello Sportello, l’Avv. Andrea Di Pietro, ha pubblicato sulla sua pagina Facebook alcuni post con i quali ha legittimamente espresso critiche motivate alla proposta di legge di iniziativa popolare sulla cosiddetta remigrazione. Subito dopo è stato investito da una valanga di minacce e intimidazioni online. Una vera e propria offensiva digitale caratterizzata da un numero impressionante di commenti ostili, minacce esplicite, insulti e offese per delegittimarlo e metterlo a tacere.
Secondo una stima prudenziale fornita dallo stesso giornalista, i commenti riconducibili alla massiccia campagna d’odio contro di lui sarebbero centomila. Ciò rende sostanzialmente impossibile perseguire giudiziariamente gli odiatori uno per uno. Perciò l’episodio richiama espressamente la responsabilità del gestore della piattaforma, che in questi casi, in base alle regole di comportamento rese pubbliche a garanzia degli utenti, sarebbe tenuto a intervenire per mettere fine alle violazioni.
IL GIORNALISTA – Vincenzo Corrado, giornalista professionista dal 2008, collaboratore di diverse testate nazionali, utilizza la pagina Facebook pubblica come uno strumento di lavoro giornalistico. Su quella pagina pubblica regolarmente contenuti informativi basati su dati, statistiche e fonti ufficiali.
IL CASO riveste un interesse che va al di là del singolo episodio: questa modalità intimidatoria, qualora restasse impunita, potrebbe essere impiegata contro altri utenti social. L’episodio, per le vaste dimensioni che ha assunto, per l’intensità e la durata prolungata, non rientra fra le frequenti manifestazioni occasionali di dissenso, né fra le numerose ma passeggere degenerazione del dibattito pubblico online.
Oltre alla dimensione, anche il carattere sistematico degli attacchi conferisce un particolare carattere intimidatorio a questo episodio. Dopo i primi giorni il giornalista ha pubblicato altri contenuti del tutto diversi per contenuto e argomento, ma i commenti offensivi e intimidatori sono proseguiti contro la persona del giornalista e la sua attività professionale
Ossigeno ritiene pertanto che contro questo giornalista si sia manifestata una forma particolarmente insidiosa di indebita pressione contro la libertà di informazione. Quando un giornalista, come è avvenuto in questo caso, viene sommerso da migliaia di messaggi ostili, minacce e campagne coordinate di discredito, oltre alla sua reputazione personale si colpisce il libero esercizio della professione giornalistica, rendendo tale esercizio più difficile, più rischioso e più gravoso.
IL RUOLO DELLE PIATTAFORME – Più in generale, il caso solleva seri interrogativi sulla volontà e sulla capacità delle grandi piattaforme digitali di fronteggiare queste gravi violazioni della libertà di espressione. Le attuali policy di moderazione del confronto adottate dalle piattaforme prevedono interventi regolatori della piattaforma per fronteggiare casi simili. In questo caso e fino a questo momento queste regole si sono rivelate inadeguate di fronte alle aggressioni digitali che avvengono in una forma che può essere definita di squadrismo mediatico, cioè di un attacco violento deliberato, diffuso, reiterato e di massa per mettere a tacere chi diffonde notizie o opinioni non gradite. Le policy di moderazione non dovrebbero permettere tipologie di attacco come questa, cioè che trasformano un pacifico spazio destinato all’informazione e al confronto delle idee in un luogo dominato da un clima violento, intollerante e intimidatorio.
Nel caso di Vincenzo Corrado il problema è stato proprio questo: i commenti violenti hanno distrutto l’agibilità di uno spazio si dialogo e di confronto civile, instaurando un clima sistematicamente aggressivo nel quale il giornalista titolare di quello spazio è stato sottoposto al pubblico dileggio, a una pressione intimidatoria continua, pubblica e permanente senza che nessuno intervenisse per fermare l’aggressione e ripristinare la possibilità di un confronto civile e rispettoso. Lasciare correre simili manifestazioni di linguaggio d’odio (hate speech) può produrre effetti intimidatori che vanno oltre il singolo bersaglio colpito, può spingere altri all’autocensura o a limitare in altri modi la loro attività informativa professionale.
OSSIGENO seguirà il caso di Vincenzo Corrado segnalandolo pubblicamente fra gli episodi di grave violazione della libertà di stampa e assistendo il giornalista attraverso il proprio Sportello Legale per valutare le iniziative giudiziarie e amministrative da intraprendere sia nei confronti degli aggressori digitali sia nei confronti di Facebook, affinché intervenga per mettere fine alla grave situazione che si è determinata. Tutto ciò nella convinzione che i giornalisti (e insieme a loro tutti gli utenti dei social media che operano correttamente) meritino di essere difesi e protetti dalle minacce formulate per limitare la loro libertà di esprimersi e di diffondere e commentare idee, opinioni e notizie.
Il diffondersi dello squadrismo mediatico sui social è una delle sfideurgenti da cogliere per difendere la libertà di espressione e il diritto dei cittadini a ricevere un’informazione libera da intimidazioni e condizionamenti.
Alberto Spampinato


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