Memoria. 13 anni fa ucciso a Gaza Simone Camilli, giornalista e fotoreporter
Documentava le condizioni dei civili durante l’invasione israeliana della Striscia – La sua storia su Ossigeno-Cercavano la verità
OSSIGENO 13 agosto 2026 – Dodici anni fa, il 13 agosto 2014, il giornalista romano Simone Camilli, 35 anni, rimase ucciso a Beut Lahia nella Sriscia di Gaza dall’esplosione di una bomba israeliana che un gruppo di artificieri palestinesi cercava di disinnescare. La bomba era rimasta inesplosa. Simone aveva 35 anni. Assisteva alle operazioni di disinnesco con la sua fotocamera per documentare le drammatiche condizioni di vita dei civili palestinesi di Gaza durante l’invasione di terra delle truppe israeliane, iniziata un mese prima con l’obiettivo di distruggere la rete dei tunnel di Hamas. Il 13 agosto 2014 era un giorno di tregua dalle operazioni militari condotte dalle Forze di Difesa Israeliane contro Hamas e altri gruppi che controllavano la Striscia di Gaza.
VIVERE PER RACCONTARE – Simone Camilli si era trasferito in quella zona a rischio per poter vivere la vita dei palestinesi e raccontarla a chi non immaginava cosa significasse: sembra un’assurdità ma è in effetti l’unico modo per capire come fosse possibile sopravvivere nelle condizioni in cui gli abitanti della Striscia erano – e sono tutt’ora – confinati. Come ha raccontato in un recente ricordo per Ossigeno il padre del cronista, Pierluigi Camilli, anche lui giornalista, Simone aveva una innata capacità al dialogo che aveva alimentato grazie ai suoi studi in storia delle religioni.
C’è da chiedersi come avrebbe reagito Simone Camilli se avesse vissuto fino a quando la vita nella Striscia è andata peggiorando, quando le bombe hanno cominciato a colpire senza preavviso i punti nevralgici, come ospedali e luoghi di incontro dei giornalisti, causando la morte di oltre 250 operatori dell’informazione, secondo il Comitato per la protezione dei giornalisti (CPJ) e Reporter Senza Frontiere. E dove proprio i bambini che lui amava molto hanno pagato un prezzo altissimo. Una valutazione che Simone Camilli non ha avuto il tempo di fare ma che purtroppo è stata confermata dalle cifre impietose delle vittime del conflitto. Un conflitto che Simone Camilli avrebbe voluto fosse superato con il dialogo. “Se fosse sopravvissuto a quell’incidente mortale nel 2014, – ha raccontato Pierluigi Camilli a Ossigeno – Simone avrebbe continuato a fotografare i più piccoli, per risvegliare, con immagini e reportage, l’interesse per l’incolumità dei bambini. Ne sono sicuro. In questa guerra delle stragi, l’uccisione dei bambini e la tragedia più atroce e Simone l’avrebbe raccontata”. Leggi il suo ricordo qui.
CHI ERA – Nella lista dei trenta giornalisti italiani uccisi, in Italia e all’estero, dal 1960 a oggi, Simone Camilli è l’ultimo in ordine cronologico.
Era un giovane cronista audiovisivo e uno studioso di storia delle religioni. La sua vita è stata ricostruita da Ossigeno sul sito “Cercavano la verità” www.giornalistiuccisi.it dove sono presenti anche documenti e testimonianze. Il suo volto e il suo nome sono presenti, insieme agli altri 29 giornalisti italiani uccisi, sul Pannello della Memoria che si trova a Roma all’ingresso della Casa del Jazz, bene confiscato alla criminalità organizzata romana. Il Pannello è stato consegnato alle più alte istituzioni italiane, a scuole, università, enti locali e sindacati che lo espongono come monito in difesa della libera informazione.
Leggi la storia di Simone Camilli su Ossigeno-Cercavano la verità
Leggi la sua biografia su Wikipedia
Hanno collaborato Maria Laura Franciosi e Grazia Pia Attolini


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