Fox Petroli querela 2 ambientalisti di Pesaro a cui ha già fatto causa per 2 milioni di €
Lisetta Sperindei e Roberto Malini sono oggetto di queste azioni legali per le critiche al progetto di espansione di un sito petrolifero
OSSIGENO 18 settembre 2026 – di Laura Turriziani – Dopo aver chiesto loro, un anno fa, due milioni di euro con una causa civile, questa estate la società Fox Petroli Spa ha querelato per diffamazione aggravata gli ambientalisti Lisetta Sperindei e Roberto Malini, esponenti del ‘Comitato Pesaro No Gnl’.
L’ACCUSA – La denuncia penale è stata notificata ai due attivisti il 21 agosto scorso dai carabinieri. Ora devono dunque difendersi, sostenendo ulteriori spese, anche presso il tribunale penale per rispondere delle dichiarazioni pubbliche con cui hanno preso posizione contro il progetto di riqualificazione del deposito di stoccaggio di prodotti petroliferi liquidi per realizzare un impianto di liquefazione di gas metano, nel quartiere della Torraccia a Pesaro. Gli attivisti hanno fatto notare che quel sito, da tempo destinato ad attività petrolifere, è però adiacente a un’area naturalistica tutelata, l’Oasi del fiume Foglia, e a un centro urbano densamente popolato, circostanze che rendono il progetto potenzialmente e/o concretamente pericoloso.
La Fox Petroli si ritiene diffamata dalle dichiarazioni contenute in un comunicato diffuso alla stampa e dall’ esposto inviato dai due attivisti alla Procura della repubblica, ai ministeri dell’Ambiente e della Salute e ad altre istituzioni.
I FATTI – A maggio 2025, gli attivisti segnalarono con una denuncia “una situazione di grave rischio ambientale e sanitario” presso il sito Fox Petroli di Pesaro, area da decenni sede di attività industriali legate alla lavorazione e allo stoccaggio di idrocarburi nonostante la vicinanza a una zona ad alta densità abitativa.
Roberto Malini, co-presidente di EveryOne Group e Lisetta Sperindei, ex consigliera comunale e dal comitato ‘Pesaro: no Gnl’, avevano descritto “uno stato di degrado” con “evidenti problematiche di contaminazione, sia del suolo che delle falde acquifere”, portando come riferimento alcuni studi preliminari e segnalazioni della cittadinanza che indicavano la presenza di contaminanti nel terreno e nelle acque sotterranee. La realizzazione dell’impianto di liquefazione Gnl, avrebbe contribuito ad aggravare ulteriormente una situazione già precaria. Per questo motivo, Malini e Sperindei avevano chiesto di avviare un’indagine ambientale urgente per analizzare il suolo e le falde acquifere del sito.
La Procura aveva avviato le indagini richieste e il Comitato tecnico regionale dei Vigili del fuoco aveva espresso parere negativo vincolante sul progetto, determinando la decadenza automatica della Valutazione di impatto ambientale positiva precedentemente rilasciata alla società. A seguito della denuncia, la Fox Petroli aveva citato i due attivisti per danni, chiedendo 2 milioni di euro come risarcimento e la causa civile aveva preso l’avvio.
ROBERTO MALINI – “Per oltre un anno non avevamo ricevuto alcun avviso relativo allo svolgimento delle indagini penali e avevamo supposto che la denuncia fosse stata archiviata – racconta il presidente di EveryOne Group a Ossigeno -. Non è stato così. La Procura ci ha formalmente comunicato che siamo persone sottoposte a indagine. Non si tratta ancora di un rinvio a giudizio né di un accertamento di responsabilità. Ma il procedimento resta aperto e dovremo difenderci anche in sede penale. La contestazione riguarda le nostre dichiarazioni pubbliche sul sito industriale e in particolare sull’uso dell’espressione “sito degradato”. È difficile non avvertire la sproporzione della contesa. Da una parte, due cittadini e attivisti che hanno sollevato questioni ambientali e sanitarie di evidente interesse pubblico; dall’altra, una richiesta civile milionaria e, ora, un procedimento per una fattispecie di diffamazione aggravata che nell’ordinamento italiano contempla anche una pena detentiva fino a tre anni.
“Oggi, dunque, Lisetta e io dobbiamo affrontare due procedimenti paralleli – continua Malini -. Uno civile, con una domanda di due milioni di euro, e uno penale. Siamo però sereni, sappiamo di avere agito nell’interesse della comunità, attraverso gli strumenti della partecipazione democratica, e sappiamo anche che i diritti e l’ambiente, quando necessario, si difendono anche in tribunale.
SLAPP INTIMIDATORIA – “La nostra battaglia non riguarda più soltanto noi – prosegue Malini -. Le SLAPP sono una degenerazione del rapporto fra diritto e democrazia proprio perché possono trasformare il processo stesso in una pressione, indipendentemente dal suo esito finale. Noi continueremo a difenderci; ma vediamo già quanto sia diverso l’effetto sugli altri. Molti cittadini hanno paura di parlare. Il dibattito locale si restringe. Anche una parte dell’informazione tratta ormai la vicenda attraverso brevi notizie impersonali, senza approfondirne le implicazioni ambientali e democratiche. Da questo punto di vista, purtroppo, il meccanismo intimidatorio funziona: seminare il timore di una causa può essere sufficiente a ridurre la partecipazione di chi una causa non potrebbe permettersela.
Non abbiamo esitato un momento nel contrastare il progetto di un impianto GNL a ridosso delle abitazioni e in un’area ambientalmente fragile. Abbiamo chiesto agli enti competenti di applicare le norme vigenti, di rendere pubbliche le informazioni, di valutare seriamente i rischi e di rispettare il principio di precauzione. Dopo autorizzazioni e pareri che ci erano sembrati troppo facilmente accompagnati da riserve e condizioni, sono emersi finalmente anche atti e vincoli – compresi quelli legati al PAI – che confermano la necessità di una valutazione ben più rigorosa della realizzabilità del progetto.
È precisamente per questo che continueremo. Non soltanto per difendere noi stessi da due procedimenti che riteniamo ingiustificati e persecutori, ma perché chi verrà dopo di noi possa ancora presentare un esposto, parlare con un giornalista, organizzare un comitato, contestare un progetto industriale e chiedere alle istituzioni di proteggere salute e ambiente senza domandarsi prima se possiede abbastanza denaro e abbastanza forza per sopravvivere a una causa.
Noi ringraziamo Ossigeno per l’attenzione con cui sta seguendo il caso. In questa fase il suo sostegno e il monitoraggio pubblico sono ancora più importanti”, conclude Roberto Malini.
A Roberto Malini e Lisetta Sperindei, difesi dall’avvocata Pia Perricci del Foro di Pesaro, lo Sportello legale di Ossigeno, in collaborazione con Media Defence, ha assegnato un bonus in denaro per sostenere le loro spese legali (leggi qui).
Il PREMIO PARISE – Per il loro impegno civile e la campagna di divulgazione in cui si sono impegnati pagandone le conseguenze, ai due attivisti è andato anche il Premio Goffredo Parise per il Reportage 2026, sezione Ossigeno per l’Informazione. La premiazione è avvenuta il 16 maggio 2026 al Teatro Comunale Mario Del Monaco di Treviso, durante la cerimonia conclusiva della X Edizione del Premio. LT


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