Lecce. Marilù Mastrogiovanni condannata a 600 euro di multa per il caso Casarano
Per gli articoli sul rischio di condizionamento del Comune- Farà appello – I rapporti fra il boss Montedoro e un consigliere comunale
OSSIGENO 20 gennaio 2026 – Il 16 gennaio 2026 la giudice onoraria del tribunale di Lecce, Maria Paola Sanghez, ha condannato la giornalista Marilù Mastrogiovanni ritenendola colpevole di diffamazione a mezzo stampa nei confronti dell’ex sindaco di Casarano (Lecce) Gianni Stefàno e dell’attuale sindaco Pompilio Ottavio De Nuzzo. La pena inflitta prevede che paghi 600 euro di multa e 4700 euro di spese processuali ai querelanti, più un risarcimento alle parti civili. La giornalista ha annunciato che, tramite il suo difensore, l’avvocato Roberto Eustachio Sisto, presenterà appello contro una sentenza che ritiene errata. Ossigeno per l’Informazione, che ha sostenuto le ragioni di Marilù Mastrogiovanni, le rinnova la fiducia e la solidarietà e attende di leggere e commentare le motivazioni di questa condanna.
L’andamento del processo faceva sperare in una ben diversa conclusione. Infatti la pm aveva chiesto il proscioglimento, affermando che gli articoli contestati rientrano nel diritto di cronaca e di critica e hanno i requisiti di pertinenza, verità e continenza. Già durante le indagini preliminari, il pm Moschettini, aveva chiesto l’archiviazione, ma la GIP Vergine aveva disposto l’imputazione coatta, rinviando a giudizio Mastrogiovanni.
La sentenza di condanna ha chiuso due processi unificati, gli ultimi di una lunga serie che ha visto la direttrice del quotidiano online ‘Il Tacco d’Italia’ Marilù Mastrogiovanni sempre prosciolta (con una sola eccezione) dalle querele presentate contro di lei da amministratori e politici di Casarano e del Basso Salento in relazione ad articoli in cui la giornalista ha delineato un quadro di commistione della politica con gli affari della criminalità nel Leccese, come ha riferito Ossigeno nel corso del tempo, dando notizia anche delle minacce e ritorsioni contro questa coraggiosa giornalista.
I politici e gli amministratori chiamati in causa nelle inchieste giornalistiche di Marilù Mastrogiovanni l’hanno accusata di dare un’immagine “distorta e diffamatoria” delle vicende raccontate, lesiva dell’immagine della città e del territorio.
LA GIORNALISTA – Dopo la sentenza, Marilù Mastrogiovanni ha rilasciato questo commento a Ossigeno: “Gli articoli per i quali sono stata sanzionata, in modo per me incomprensibile, fanno parte di una inchiesta documentale, cioè basata sugli atti processuali. Mi contestano due articoli. In uno ho riferito l’interrogatorio del collaboratore di giustizia Tommaso Montedoro, boss del clan Montedoro Potenza – si sfoga -. Pubblicai quell’articolo la sera stessa dell’interrogatorio, facendo la sintesi delle sue parole. Successivamente, quando uscì il verbale stenografico, fui querelata perché l’articolo non riportava integralmente le parole di Montedoro. Ma è normale che i giornalisti facciano la sintesi di queste dichiarazioni, poiché non sono né vogliono essere i portavoce dei boss. L’altro articolo incriminato riferiva la chiusura delle indagini dell’operazione Diarchia, che disarticolava il clan Montedoro – Potenza, che agiva a Casarano. In entrambi gli articoli ho evidenziato che, secondo gli inquirenti, c’era il rischio di condizionamenti dell’attività amministrativa tramite il consigliere di maggioranza Gigi Loris Stefano, eletto nella lista personale del sindaco Gianni Stefano, definito “amico nostro” da Montedoro e “contiguo e assonante al clan” dai Carabinieri del nucleo operativo che ha scritto l’informativa con gli stralci delle intercettazioni tra il consigliere e il boss Potenza”.
“Adesso – conclude con amarezza Mastrogiovanni -, nonostante le innumerevoli archiviazioni e assoluzioni intervenute da nove anni a questa parte per le denunce presentate dall’ex sindaco di Casarano e dalla sua giunta, un giudice non togato ha disposto una sanzione pecuniaria incomprensibile. Ancora più incomprensibile per la richiesta di assoluzione del pm, che aveva riconosciuto la correttezza del mio operato. È evidente che, tramite il mio avvocato Roberto Eustachio Sisto, presenterò immediatamente appello alla sentenza di primo grado, perché il diritto di cronaca e il diritto di critica non possa essere scalfito da una pronuncia assolutamente errata”. LT


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