Editoriale

Scrivere di mafia in terre di mafia. Il caso Marilù Mastrogiovanni

Questo articolo è disponibile anche in: Inglese

Perché Ossigeno si costituisce parte civile nel processo che si apre oggi a Lecce agli autori delle minacce rivolte a Marilù Mastrogiovanni. Nota di sostegno dell’Odg nazionale

OSSIGENO 22 OTTOBRE 2020 – Scrivere di mafia in terre di mafia è difficile. Molto difficile. E’ anche rischioso. Sentirsi dire “chi te lo fa fare?” da amici, colleghi e conoscenti è il meno che possa accadere a un cronista che non si limita a dire tra virgolette che cosa c’è scritto in una sentenza o in un rapporto di polizia. Chi va oltre rischia offese, minacce, denigrazioni e querele.

Querele, perché molte persone tirate in ballo negli articoli in cui si parla di affari mafiosi ritengono che chi ragiona sui fatti virgolettati, chi collegare i fatti fra loro, chi fa deduzioni logiche, così facendo offenda e diffami. Per queste persone il cronista perfetto è più algido di un algoritmo ed è anche parecchio scemo. Una cronista sveglia, competente, intelligente e appassionata come Marilù Mastrogiovanni a queste persone non va bene. Invece a Ossigeno va benissimo e non merita gli insulti e le intimidazioni che ha dovuto subire. Merita invece  pienamente altri premi e riconoscimenti per il suo impegno e la sua professionalità, oltre quelli  che ha già ricevuto a livello nazionale e internazionale per il suo lavoro e per il suo coraggio.

Marilù è la donna pratica e coraggiosa che non piega la testa. E’ la cronista indomita che non si lascia immobilizzare dalle minacce e neppure da quelle inevitabili relazioni che si devono mantenere a livello locale per continuare a vivere con la propria famiglia dove siamo nati, nel suo caso in quell’avamposto del Salento, uno dei territori contesi da allo Stato da consorterie mafiose e d’altro genere, per i giornalisti uno dei territori più difficili da esplorare e mettere allo scoperto. Marilù ci mostra il coraggio che deve avere ogni giornalista in quelle difficili situazioni.

Per tutto ciò, e per le ragioni tecnico giuridiche che l’avvocato Andrea di Pietro illustrerà ai giudici di Lecce, Ossigeno per l’Informazione, d’intesa con Media Legal Defence, ha deciso di costituirsi parte civile al suo fianco nel processo che si è aperto oggi alle persone che l’hanno denigrata, minacciata e offesa.

Questo processo riserva a Marilù un’ulteriore amarezza: quella di vedersi giudicata a sua volta per diffamazione su querela di coloro che l’hanno minacciata. Che tristezza! Sebbene la riunione dei processi sia una scelta tecnica che i giudici fanno per velocizzare i processi, stavolta non si può fare a meno di stigmatizzare questa decisione che di fatto presenta sullo stesso piano chi ha svolto il proprio lavoro con coraggio e competenza nell’interesse pubblico e chi invece ha aggredito la sfera morale, professionale e umana di una brava e onesta giornalista per indurla a lasciare perdere. Coraggio Marilù. Coraggio giudici di Lecce.

L’Ordine nazionale dei giornalisti presieduto da Carlo Verna, in una nota pubblicata sul suo sito web (Leggi) “ringrazia e sostiene Ossigeno per l’azione al fianco della collega Marilù Mastrogiovanni, il cui impegno appassionato a difesa della legalità in territori divenuti sempre più difficili negli ultimi anni è noto e apprezzato da tutti noi. L’occasione del processo che la riguarda – che riunisce minacce ricevute a diffamazioni lamentate – è utile per tenere insieme due nostre battaglie: quella per la tutela fisica dei colleghi, ma anche quella per una normativa ( la cosiddetta proposta Di Nicola ) che rilanci, laddove l’iniziativa giudiziale si riveli temeraria, il diritto a un risarcimento per il soggetto nei confronti del quale sia stata intrapresa l’azione”.

ASP

Leggi la cronaca della prima udienza

 

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