Facebook. Il caso Butera va in Cassazione. 33 mila € per i commenti non rimossi
Deve pagare i danni per diffamazione anche se è stato prosciolto dalla stessa accusa per il post commentato da altri utenti
OSSIGENO 8 aprile 2026 – E’ attesa per venerdì 10 aprile la decisione della Corte di Cassazione sul caso del giornalista Fabio Butera, condannato in primo e in secondo grado a pagare 33mila euro di risarcimento per non avere rimosso spontaneamente da Facebook alcuni commenti aggiunti da altri utenti a un post per il quale era stato citato in giudizio per diffamazione e assolto dallo stesso giudice. Il caso Butera ha suscitato la preoccupazione di molti utenti dei social che si immedesimano nella sua situazione. In primo grado Fabio Butera si è rivolto allo Sportello Legale di Ossigeno, che ha sostenuto le sue spese legali e ha affidato la difesa all’avvocato Andrea Di Pietro, che ha fatto notare l’incongruenza della condanna.
SIT-IN – Venerdì 10 aprile, il giorno dell’udienza in Cassazione, è previsto un sit-in davanti alla sede della Suprema Corte, in piazza Cavour a Roma. L’iniziativa è promossa dall’associazione dei giornalisti-videomaker GVpress, che chiede attenzione su un caso considerato emblematico perché mette in discussione un principio che riguarda Butera e insieme tutti, perché fa chiedere fino a che punto può arrivare la responsabilità di chi pubblica un contenuto online.
I FATTI – La vicenda nasce il 9 agosto del 2018, quando Fabio Butera pubblica un post per contestare un articolo del ‘Giornale di Vicenza’ che riferiva presunte proteste di alcuni richiedenti asilo ospitati in un centro pubblico che avrebbero chiesto l’accesso a una tv a pagamento per seguire il campionato di calcio. La notizia, rilanciata e commentata negativamente da esponenti politici di primo piano, aveva alimentato discorsi d’odio contro i migranti. Il giornalista aveva accertato che i fatti non si erano svolti come riferito nell’articolo e lo aveva scritto in un post senza attaccare in modo diffamatorio l’autore dell’articolo, suo collega. Questi però gli aveva fatto causa per diffamazione chiedendogli un risarcimento danni. Leggi di piu
Il Tribunale ha stabilito che il post non è diffamatorio, ha assolto il giornalista dall’accusa di diffamazione, ma lo ha condannato per i commenti offensivi scritti da altri utenti. Commenti che nessuno gli aveva chiesto di rimuovere. Ma i giudici di primo e secondo grado hanno deciso che avrebbe dovuto farlo e che perciò deve pagare 33mila euro di risarcimento al giornalista che lo ha citato in giudizio. Per i giudici, Butera avrebbe dovuto rimuovere quei commenti, anche senza una richiesta formale e anche se manca la prova che egli quei commenti li abbia letti. Per una sorta di “responsabilità oggettiva”, come accade alle squadre di calcio quando vengono condannate per le intemperanze dei propri tifosi.
L’AVVOCATO ANDREA DI PIETRO A RADIO POPOLARE – Fabio Butera è stato assistito dallo Sportello legale di Ossigeno. Intervistato da Radio Popolare il 31 marzo scorso, il difensore, l’avvocato Andrea Di Pietro, ha riassunto la vicenda per gli ascoltatori. “Si trattava di un post Facebook su una notizia data dal ‘Giornale di Vicenza’ secondo la quale c’era stata una protesta di alcuni migranti in un centro di accoglienza locale, che si sarebbero lamentati di non avere aria condizionata e abbonamento a Sky per vedere le partite in tv. L’articolo sembrava un po’ strizzare l’occhio alla politica portata avanti dall’allora ministro dell’Interno Salvini, che aveva posizioni nette sull’immigrazione, rappresentando i migranti come capricciosi. Butera cerca di verificare la notizia e parla con figure apicali di Questura e Prefettura, che non confermano la ricostruzione fatta nell’articolo. Nel suo post fa un freddo resoconto del fatto che la notizia non è stata confermata, ma da lì sono nati commenti, articoli, prese di posizione anche a livello politico. Si è parlato anche di bufala del ‘Giornale di Vicenza’, termine che Butera non ha mai usato. Ne è nata una causa civile nella quale il giornalista autore dell’articolo lamentava la diffamazione da parte di Butera. Ossigeno per l’informazione lo ha assistito gratuitamente nel primo e nel secondo grado di giudizio. Nel primo grado il Tribunale stabilì che il post di Butera era legittimo, ma ritenne di condannarlo al pagamento dei danni per i commenti pubblicati in coda al suo post. Tali commenti, non scritti da lui, non gli erano però mai stati segnalati da nessuno, né dall’avvocato e neanche dal giornalista, che non ne hanno mai chiesto la rimozione”. LT


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