Le minacce ai giornalisti e la censura che colpisce tutti. Che fare?

OSSIGENO 13 maggio 2026 – Questo articolo di Alberto Spampinato è stato ospitato sul Numero 5 del 2026 del Corriere dei Ciechi, rivista dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti ETS – APS, in occasione della Giornata Mondiale della libertà di stampa che si celebra ogni anno il 3 maggio in ricordo dei giornalisti uccisi per il loro lavoro

Come definire il fenomeno delle minacce impunite ai giornalisti italiani? Certamente come uno dei grandi problemi sociali oscurati che si trascinano irrisolti e solo episodicamente ottengono l’attenzione pubblica che meriterebbero. È un grande problema, innanzi tutto per la sua enorme dimensione, che è stata certificata dall’Associazione senza fini di lucro Ossigeno per l’informazione che ha mostrato con nomi e cognomi le vicende di ottomila giornalisti minacciati in Italia negli ultimi venti anni, di cui 759 nel 2025, un anno in cui la situazione è notevolmente peggiorata. Il numero dei minacciati è aumentato del 47% e sono cresciuti gli episodi di intimidazione più violenti, che risultano quasi tutti impuniti, come è descritto nel Rapporto annuale presentato lo scorso marzo a Roma. (Leggi il Rapporto).

In Italia sono moltissime le persone e i rappresentati di istituzioni che colpiscono un giornalista, lo minacciano, lo intimidiscono, lo trascinano in tribunale con accuse false o esagerate perché ha pubblicato o vuole pubblicare una notizia a loro sgradita, di solito una notizia vera e di interesse pubblico. Chi agisce così viola la libertà di stampa e il diritto di ogni cittadino di ricevere informazioni, di conoscere idee e opinioni senza subire censure ne interferenze indebite, come recita l’articolo 10 della Convenzione Europea dei Diritti Umani. Ognuna di queste violazioni dovrebbe essere combattuta, contrastata non solo dal giornalista preso di mira personalmente e da tutti i suoi colleghi, ma dalle istituzioni pubbliche e dall’intero corpo sociale.

L’autore della violazione di un diritto così importante dovrebbe essere sanzionato, come vengono sanzionati coloro che impediscono l’esercizio di altri diritti riconosciuti dalla nostra Costituzione.

Dovrebbe essere così, perché chi, con minacce e altre azioni arbitrarie, per interesse suo personale, impedisce a un giornalista di diffondere una notizia vera e di interesse pubblico, danneggia tutti noi cittadini, privandoci arbitrariamente di informazioni che ci aiuterebbero a partecipare alla vita pubblica.
Le informazioni di interesse pubblico sono come i segnali stradali che ci aiutano a orientarci quando circoliamo per le strade. Se qualcuno per suo interesse personale li toglie o li modifica fa un atto arbitrario che è punibile.

La maggior parte delle intimidazioni ai giornalisti non è punibile e anche la maggior parte delle intimidazioni punibili rimane impunita. Ossigeno ha calcolato che l’impunità supera il 90%. Queste considerazioni sono banali, ma bisogna farle e a voce alta, per fare capire a tutti che la questione è più grave di quanto si possa immaginare e che la questione interessa tutti.

Di queste cose bisognerebbe discutere ampiamente, per sollecitare la soluzione, per trovarla e applicarla. Invece il tema è e rimane assente dal dibattito pubblico. Questo male oscuro miete sempre più vittime, riduce gli spazi dell’informazione e della partecipazione pubblica, ma non ne discutiamo e non interveniamo come dovremmo.

Dobbiamo diffondere la consapevolezza di tutto ciò. Dobbiamo fare capire che le minacce ai giornalisti e le altre limitazioni arbitrarie della libertà di espressione attuano una censura che la nostra Costituzione ha messo al bando dal 1948.

Dobbiamo fare sapere che, oltre ai giornalisti, subiscono queste forme di censura illegale i difensori dei diritti civili, gli attivisti, i blogger, gli ambientalisti, gli autori di satira e di opere cinematografiche, letterarie e saggistiche. Il numero dei soggetti colpiti è enorme.

Gli ottomila minacciati che Ossigeno ha contato mostrano solo la punta dell’iceberg. A questa cifra infatti bisogna sommare almeno altre cinquemila vittime per ogni anno, per tenere conto di quanti, secondo dati del Ministero della Giustizia, ogni anno vengono processati con accuse di diffamazione a mezzo stampa ed escono assolti dai processi perché un giudice riconosce che le accuse contro di loro sono pretestuose, infondate. Calcolate voi il totale.

È così che vanno le cose in Italia. È una vera e propria strage della libertà di espressione e della libertà di stampa. Ed è nascosta da un grande silenzio e dall’indifferenza.

Che fare? Certamente bisogna continuare a sollecitare gli interventi necessari e possibili sul piano legislativo e delle procedure e allo stesso tempo fare di più per diffondere la consapevolezza del problema. Ma non possiamo attendere con le mani in mano che maturino tempi migliori mentre queste violazioni producono migliaia di nuove vittime. Occorre assisterle attivamente, aiutare coloro che rischiano di soccombere di fronte alle prepotenze e alle Slapp. Occorre più solidarietà pubblica, perché le attestazioni di sostegno aiutano chi è sotto tiro a uscire dall’isolamento in cui si trova.

Ma occorre anche dare un aiuto concreto a chi rimane isolato e a chi senza colpa si trova a sostenere gli inevitabili costi legali imposti dalle querele pretestuose e dalle domande di risarcimento danni per presunta diffamazione. Per farlo, Ossigeno ha proposto di creare un Pronto Soccorso Anti-SLAPP in grado di fornire consulenza e assistenza legale gratuita ai giornalisti querelati che hanno agito nel pieno rispetto della legge e dei doveri deontologici: è necessario per evitare che i deboli soccombano di fronte alle prepotenze dei più forti.

Di fronte a queste esigenze, ogni componente della società civile è chiamato a intervenire e può farlo in vari modi. Innanzitutto concorrendo alle iniziative di solidarietà. In secondo luogo promuovendo iniziative per face capire a chi ancora non lo sa che le forme di censura impropria danneggiano non solo i giornalisti ma tutti i cittadini onesti. La lotta contro ogni forma di censura impropria non ha colore politico. È una battaglia per i diritti civili e richiede un grande sforzo collettivo.
Alberto Spampinato – giornalista, presidente di Ossigeno per l’Informazione ODV

 

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Sentitevi liberi di contribuire!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.