Libertà di stampa

Giornalisti minacciati. Assegnata la scorta a Nello Trocchia inviato di “Domani”

OSSIGENO 13 maggio 2026 – Dal 11 maggio 2026 il giornalista Nello Trocchia, inviato del quotidiano Domani , è sotto scorta a causa delle recenti minacce ricevute da esponenti della criminalità romana. Lo ha deciso il Dipartimento di pubblica sicurezza del ministero dell’Interno e della Prefettura di Roma rafforzando le misure di protezione già disposte dal 2015 in poi per vari periodi, come era stato chiesto da esponenti politici e sindacali e da Ossigeno per l’Informazione. Con lui, sono 31 i giornalisti italiani attualmente protetti con una scorta armata delle forze dell’ordine a causa di minacce di morte ritenuti credibili.

Il giornalista ha subito ringraziato e assicurato che continuerà a fare il giornalista, a muoversi e a raccogliere e diffondere notizie sui poteri criminali e le complicità di cui si avvalgono.

“Ringrazio – ha dichiarato – chi si occupa della mia sicurezza. Sento unicamente rinnovato il carico di responsabilità che deve accompagnare la mia professione. Continuerò a raccontare storie e territori saccheggiati dai poteri criminali, una città, la capitale del nostro paese, diventata snodo del narcotraffico senza trascurare colpevoli silenzi e complicità. Ringrazio il mio giornale, le persone che sostengono il mio lavoro, i miei cari, colleghe e colleghi che mi hanno espresso vicinanza», ha detto Trocchia dopo aver ricevuto la notizia della scorta. Il suo messaggio è chiaro. Continuerà a scrivere, a raccontare i fatti e ad andare lì dove succedono le cose.

Il quotidiano Domani ha così riassunto le minacce alla sicurezza del giornalista:

“Tra le minacce ricevute da Trocchia ci sono quelle di Walter Domizi, uno dei più potenti narcos liberi che comanda Roma, uscito dal carcere nel 2025 dopo una condanna per traffico di droga. Suo nipote è il boss Leandro Bennato, condannato al 41bis.«Sarà anche un grande giornalista, ma racconta follie senza riscontro», ha scritto Domizi a Trocchia sotto a un post. In un’altra occasione sui social è intervenuto anche Alessandro Presta, nipote di Sandro Guarnera, uno dei boss del litorale romano in contatto con i Casalesi. «Giornalista terrorista. Tanto sai chi so, ognuno si sceglie il suo destino», il messaggio.

“Presta nel 2015 era stato arrestato in un’operazione antidroga insieme alla batteria albanese di Ponte Milvio, che ad Acilia si era fatta le ossa prima di affiancare Fabrizio Piscitelli, in arte Diabolik, il narcotrafficante ultrà ucciso in un agguato nel 2019 al Parco degli Acquedotti a Roma. Solo venerdì la Corte d’assise d’appello di Roma ha ribaltato il verdetto di primo grado: Raul Esteban Calderon, che era stato condannato all’ergastolo per la vicenda, è stato assolto perché, secondo i giudici, «non ha commesso il fatto»..

“Tra le altre minacce ricevute da Trocchia ci sono quelle che provengono dal pugile Kevin Di Napoli. «Amen», ha scritto. Di Napoli, che conosce i giri che vanno dai Senese fino agli albanesi, è stato condannato nel processo Grande raccordo criminale. Questa sentenza non è definitiva, ha invece superato il vaglio della Cassazione un’altra per lesioni personali.

“Al momento, dopo un pronunciamento della Corte d’appello di Roma, il pugile sta scontando i domiciliari in una comunità di recupero per tossicodipendenti, ma nulla gli ha impedito lo scorso anno di fermare Trocchia, alla stazione Termini, per dirgli che non gli piaceva quello che scriveva.

“In questi anni l’inviato di Domani ha subito anche un’aggressione a Foggia dal fratello di un morto ammazzato, poi condannato in primo grado proprio per quest’aggressione, e dai Casamonica, poi condannati. Nei giorni scorsi un altro messaggio, dal mondo ultras. «Ce sentimo presto infame», il commento” ASP

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