Memoria

Chi era Andy Rocchelli, fotoreporter ucciso 12 anni fa nel Donbass

Genitori e amici continuano a cercare verità e giustizia. La sua storia su www.giornalistiuccisi.it – Iniziative a Pavia

OSSIGENO 24 maggio 2026 – Dodici anni fa, il 24 maggio 2014, il fotoreporter pavese Andrea (Andy) Rocchelli, fu ucciso in Donbass, nella parte orientale dell’Ucraina allora martoriata dalla guerra civile, che fu la tragica anteprima del conflitto aperto nel 2022 con l’invasione della Russia. Andy aveva 30 anni ed era lì in veste di reporter freelance. Si trovava ad Andreevka, vicino Slovjansk, impegnato a documentare con foto e video le difficili condizioni in cui erano costretti a vivere i civili, presi fra due fuochi nello scontro fra esercito e guardia nazionale ucraini, da una parte, e separatisti filorussi dall’altra. Quel giorno fu bersaglio di una serie di colpi di un mortaio in dotazione all’esercito ucraino. Accanto a lui morì Andrei Mironov, l’attivista russo per i diritti umani che era anche il suo interprete. Più fortunato fu William Roguelon, il fotoreporter francese che li accompagnava: rimase gravemente ferito ma si salvò.

OSSIGENO PER ANDY – La storia di Andy Rocchelli, insieme a quella degli altri 29 giornalisti italiani uccisi a causa del loro lavoro, è raccontata sul sito Ossigeno – Cercavano la verità www.giornalistiuccisi.it Nel dossier “Guerre, giornalisti uccisi e impunità” , insieme a un’ampia documentazione e a testimonianze sulla sua vita, la sua morte, e all’iter del processo ai presunti responsabili. Ossigeno solleva il problema dell’impunità sistematica per i responsabili dei giornalisti italiani uccisi all’estero. Inoltre nel 2022 Ossigeno per l’informazione ha dedicato a Rocchelli il documentario video “Ciao Andy, un abbraccio da Pavia”, un ricordo partecipato, commosso e vivo dell’uomo e del professionista, raccontato dagli amici di sempre del fotoreporter, quelli che hanno condiviso con lui attività di volontariato, la passione per il fotogiornalismo e la difesa dei diritti umani, un percorso seguito dall’adolescenza fino alla sua tragica morte a soli 30 anni. Leggi Andy Rocchelli, fotoreporter a tempo indeterminato

ANDY, VERITA’ SENZA GIUSTIZIA – Perché e da chi fu ucciso Andy Rocchelli? C’è una verità processuale dei fatti che fa emergere responsabilità di comandanti militari dell’esercito ucraino, ma non è stato possibile accertare le responsabilità personali e punirle, come continuano a sottolineare i genitori del fotoreporter, che proseguono a battersi per una piena giustizia. Il processo penale celebrato a Pavia e Milano – seguito e resocontato da Ossigeno per l’informazione con un proprio inviato a tutte le udienze – dopo 3 gradi di giudizio ha stabilito infatti che si è trattato di un “crimine di guerra” a carico delle milizie ucraine. Un vizio procedurale non ha consentito di confermare la condanna di primo grado del miliziano italo-ucraino Vitaliy Markiv.

PAVIA PER ANDY – Per il 12esimo anniversario della morte, Pavia, città natale di Andy Rocchelli, gli dedica una serie di iniziative per ricordarlo. Fra queste, domenica 24 maggio gli verrà intitolato il ‘Giardino della Ricerca’, all’interno del giardino storico del Collegio Ghislieri. Un progetto botanico dal valore simbolico, con il fine di coltivare insieme alle piante i valori per i quali il giovane fotoreporter ha vissuto e la sua famiglia continua a lottare.

Per “coltivare” la memoria di Andy Rocchelli, il Collegio Ghislieri ha deciso di dedicare un’area del proprio giardino storico al giovane fotoreporter pavese. L’area si chiamerà ‘Giardino della Ricerca’, porterà il nome di Andrea e accoglierà in un progetto botanico e simbolico i valori per i quali egli ha vissuto.

La giornata commemorativa, evento aperto a tutta la cittadinanza, si aprirà con gli interventi del giornalista Michele Serra (L’importanza di esserci) e dell’ex magistrato e giurista Gherardo Colombo (Dignità, ripudio della guerra e libertà di informazione), cui seguirà la presentazione del podcast “Andy Rocchelli-Andrej Mironov, la ricerca della verità”, realizzato dai giornalisti Enrico Rotondi e Agostino Zappia. Terminerà poi con la dedica della Targa al fotoreporter e con la visita guidata del Giardino della Ricerca.

“Il nome ‘Giardino della Ricerca’ –, ha ricordato Alessandro Maranesi, rettore del Collegio Ghislieri –, è stato scelto per la sua duplice risonanza. Ricerca come indagine della verità: la ricerca giornalistica di Andrea, la ricerca di giustizia della famiglia, la ricerca come vocazione intellettuale e morale che il Collegio Ghislieri promuove dalla sua fondazione. E ricerca come gesto botanico: la cura paziente di ciò che si semina, l’attenzione quotidiana che la crescita richiede, la fiducia nel tempo lungo della maturazione. Così come un giardino domanda cura costante, la verità domanda che qualcuno continui a cercarla, a coltivarla, a difenderla dall’incuria e dall’oblio”.

Il Collegio Ghislieri ha deciso infatti di supportare l’impegno della famiglia Rocchelli, che da 12 anni continua a lottare per arrivare a una verità che non sia solo processuale, confermata da tre gradi di giudizio ma impossibilitata a fare giustizia per vizi di forma, ostacoli, distorsioni, resistenze e probabili insabbiamenti. Per fare questo ha lanciato un appello pubblico sul suo sito, in cui chiede di “trasformare la commozione in impegno civile affinché il sacrificio di quelle vite non sia stato vano”(www.ghislieri.it). All’appello hanno aderito ‘Amnesty International Italia’, ‘Associazione Articolo21’, ‘Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie’, ‘Volpi Scapigliate’, ‘Associazione Amici di Roberto Morrione’, ‘Lodigiano Democratico’ e altre associazioni, oltre a un migliaio di cittadini che l’hanno sottoscritto e firmato. LT

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