Querele. Cassazione conferma assoluzione giornalisti di BrindisiReport

Stefania De Cristofaro prosciolta insieme al direttore e all’editore del suo giornale – Otto anni di processo per due articoli del 2018

OSSIGENO 3 agosto 2026 – Dopo otto anni la Cassazione ha chiuso a favore delle giornalista Stefania De Cristofaro e del suo giornale Brindisi Report il lungo processo penale nato nel 2018 da una querela per diffamazione presentata contro di loro da un avvocato che si riteneva diffamato da due articoli e chiedeva 300mila euro di danni.. Per il primo grado di giudizio lo Sportello Legale di Ossigeno, che opera in collaborazione con Media Defence, aveva concesso a Stefania De Cristofaro, un contributo in denaro a parziale copertura delle spese legali sostenute per difendersi.

LA CASSAZIONE – Il 25 giugno scorso la Prima sezione civile della Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell’avvocato Piero Lorusso contro la sentenza della Corte d’Appello di Roma, che aveva assolto la giornalista Stefania De Cristofaro, la testata online BrindisiReport, la società editrice Citynews e l’allora direttore responsabile Marcello Orlandini nella causa per diffamazione avanzata dal professionista (leggi Ossigeno). Già nel 2021 la giornalista era stata assolta dal Tribunale di Roma (vedi)

I FATTI – Il 17 e il 19 gennaio 2018, Stefania De Cristofaro firmava su BrindisiReport due articoli dedicati a una vicenda giudiziaria che coinvolgeva Lorusso. Negli articoli si dava notizia del processo allora in corso a Brindisi a carico della ex compagna di Lorusso, accusata di averlo accoltellato durante una vacanza a Ostuni. Vi si accennava anche a un procedimento penale in cui Lorusso era, sempre all’epoca, imputato a Roma, per ipotesi di maltrattamenti in famiglia e atti persecutori, procedimento che sarà poi archiviato.

Per l’avvocato gli articoli contenevano informazioni non veritiere e lesive della sua reputazione, e aveva chiesto il risarcimento dei danni, respinti sia in primo grado sia in appello.

LE MOTIVAZIONI – Per la Cassazione, invece, le motivazioni della Corte d’Appello erano corrette, perché gli articoli contestati riportavano fedelmente gli sviluppi dell’inchiesta giudiziaria e utilizzavano espressioni coerenti con la presunzione di innocenza. Facevano riferimento ad accuse, contestazioni e provvedimenti giudiziari, ma senza attribuire come accertati fatti ancora oggetto di valutazione processuale. Raccontavano inoltre una vicenda di interesse pubblico e non contenevano attacchi gratuiti ed espressioni offensive nei confronti dell’avvocato. La cronaca, secondo i giudici, era stata esercitata “in modo pienamente legittimo” e con linguaggio continente.

L’avvocato Lorusso dovrà pagare le spese processuali in favore dei controricorrenti, liquidate in 4 mila euro, oltre agli accessori di legge, e versare l’ulteriore contributo unificato previsto dalla normativa. LT

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