Klaus Davi minacciato in Calabria al funerale di un parente dell’ex capo ultrà dell’Inter
Un uomo ha fatto il gesto di tagliargli la gola, un altro gli ha vietato di filmare – La Questura ha vietato la cerimonia pubblica
OSSIGENO 24 settembre 2026 – A Soriano Calabro due uomini hanno minacciato il giornalista e massmediologo Klaus Davi, che si trovava nel paese in provincia di Vibo Valentia per assistere al funerale di Antonino Macrì, familiare di una persona di cui si è occupato nelle sue inchieste volte a scoprire i collegamenti della ‘ndrangheta calabrese con le tifoserie ultrà delle squadre di calcio di Milano.
La cerimonia funebre è stata annullata all’ultimo momento per disposizione della Questura, che ha blindato la parte pubblica dell’evento, permettendo solo ai familiari di partecipare alla cerimonia. Secondo le cronache, Klaus Davi sarebbe stato minacciato di morte da due uomini. Il primo ha simulato con la mano il gesto di tagliare la gola, successivamente un altro gli ha urlato ‘brutto ricchione non filmare’ e ha tentato di aggredirlo. Per evitare il peggio, sono intervenuti poliziotti e carabinieri, che erano presenti in gran numero (leggi).
Klaus Davi ha spiegato a Ossigeno perché si trovava a Soriano ricostruendo i suoi legami familiari: “Antonino Macri è il padre di Francesca Macrì, madre di Aurora Simoncini, la moglie di Marco Ferdico, ex capo della curva dell’Inter diventato collaboratore di giustizia. Ferdico ha confessato il proprio coinvolgimento nell’omicidio di Vittorio Boiocchi ucciso a Milano il 22 ottobre 2022. Nel procedimento è emerso (ed è ancora da verificare processualmente) il ruolo di Pietro Simoncini, in passato legato sentimentalmente alla Macrì; indagato anch’egli dalla Procura di Milano in qualità di presunto killer dell’ultrà Boiocchi e a sua volta autore di una confessione”.
“Ormai sono abituato (alle minacce), non fa più notizia – ha concluso Klaus Davi – l’unica mia ‘colpa’ è stata quella di scavare sui collegamenti fra la Calabria e gli omicidi dei tifosi ultrà milanesi, connessioni inizialmente forse sottovalutate. Anche queste minacce di morte sono indicative, sono un’ennesima prova che avevo capito fin dall’inizio le dinamiche di questa vicenda. Per rendersi conto di tutto questo ogni tanto bisogna constatare le cose sul posto”. LT


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