Libertà di stampa

Giornalisti. Abruzzo, una storia di ordinaria solitudine

La vicenda di una cronista licenziata, reintegrata dai giudici, che però resta fuori dalla redazione, rivela lo stato della categoria

La storia è questa. Una giornalista confida a una collega della stessa testata la sua amarezza per avere subito un trattamento sgradito sul posto di lavoro. Si lascia andare. Pronuncia giudizi pesanti sull’editore. Lo fa in una conversazione privata a due, senza altri ascoltatori. La cosa dovrebbe finire lì. Invece la giornalista, per quella conversazione resa nota dalla sua confidente, è stata licenziata. Per fortuna, tre giudici del lavoro – con un’ordinanza e due sentenze, tra il 2017 e il 2018 – le hanno dato ragione, reintegrandola nel posto di lavoro e condannando l’editore a pagare le spese processuali. Ma a un passo dal lieto fine, le cose si sono complicate: il “padrone” le ha imposto di sottoporsi a una visita medica in una clinica di sua proprietà per valutare l’idoneità al lavoro. I sanitari l’hanno riconosciuta idonea. Ciononostante, la redattrice non è rientrata in servizio: è stata mandata in ferie e le è stato anche intimato di restituire quanto riscosso nel 2017 a titolo di ferie non godute al momento del licenziamento. E intanto l’azienda presenterà un ricorso in Cassazione.

E’ una storia vera, proprio di questi giorni, quella della giornalista Barbara Orsini di Pescara, e fa nascere alcune domande. Prima fra tutte questa: che cosa sarebbe di noi se ognuno dovesse rispondere delle cose che dice off the record? Forse pochi si salverebbero. Seconda domanda, a che cosa si sono ridotte le relazioni all’interno delle redazioni nell’epoca della grande crisi? Terza riflessione, che cosa ne è stato dei corpi intermedi e della solidarietà che mettevano freno agli stra-poteri dei datori di lavoro?

Probabilmente, in altri tempi la vicenda concreta sarebbe stata risolta in ambito sindacale, dagli organismi rappresentativi della categoria e se oggi ciò non avviene è anche perché la categoria è più debole, frustrata da una crisi che molti, sbagliando, avevano sottovalutato, considerandola passeggera. Oggi molti giornalisti sono più soli di prima. E sempre più la solitudine dei singoli e delle redazioni esprime la condizione dei giornalisti. La solitudine, fra l’altro, è una delle tante facce che Ossigeno ha tratteggiato raccontando le storie di migliaia di giornalisti che hanno subito minacce, intimidazioni, ritorsioni, prevaricazioni, silenzi a causa del loro lavoro.

GFM

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