Almerigo Grilz, il giornalista ucciso da un cecchino in Mozambico 39 anni fa

Documentava le guerre. A Trieste un premio alla sua memoria e altre iniziative.  La sua storia su Ossigeno – Cercavano la verità 

OSSIGENO 16 maggio 2026 – Il giornalista italiano freelance Almerigo Grilz fu ucciso trentanove anni fa, il 19 maggio 1987 in Mozambico dove si trovava per documentare gli scontri tra la Resistenza Nazionale Mozambicana (Renamo) e il Fronte di Liberazione del Mozambico (Frelimo). Il 19 maggio, mentre filmava la ritirata dei guerriglieri a Caia, fu colpito a morte da un cecchino. Aveva trentaquattro anni. Le responsabilità della sua uccisione, come per altri giornalisti uccisi in zone di guerra, non sono mai state accertate.

LE INIZIATIVE A TRIESTE e ROMA – Dopo l’uccisione, sono stati soprattutto gli amici e i colleghi a tenere viva la sua memoria. Dal 2023 è stato istituito il premio a lui dedicato rivolto ai giovani reporter che raccontano situazioni difficili in tutto il mondo. Tra le altre iniziative, è in corso a Trieste  (Palazzo Costanzi) la mostra multimediale “Dentro il fuoco. Le ultime guerre raccontate dai giornalisti del Premio Grilz”. Il 5 maggio 2026 a Roma, alla Casa del Jazz, Ossigeno ha ricordato il giornalista triestino insieme agli altri 29 giornalisti italiani uccisi a causa del loro lavoro. Lo ha ricordato davanti al Pannello commemorativo che ritrae tutti i loro volti. La cerimonia si è svolta nella ricorrenza della prima Giornata nazionale in ricordo dei giornalisti italiani uccisi, che coincide con la Giornata mondiale ONU per la libertà di stampa. 

La storia del cronista triestino è ricostruita in dettaglio sul sito web Ossigeno-Cercavano la verità (www.giornalistiuccisi.it), l’archivio ad accesso libero in continuo aggiornamento che raccoglie storie, documenti, articoli, immagini, fonti bibliografiche e testimonianze su ciascuno dei trenta giornalisti italiani uccisi da mafie, terrorismo e guerre.

CHI ERA – Almerigo Grilz per gli amici era “Ruga”. Era nato a Trieste nel 1953. Era stato un militante del Fronte della Gioventù e poi del Movimento Sociale, aveva anche ricoperto incarichi dirigenziali. Dagli anni Ottanta in poi si dedicò completamente al giornalismo andando nelle zone di guerra. Nel 1982 documentò l’invasione israeliana del Libano. L’anno seguente fondò l’Albatross Press Agency con i giornalisti Fausto Biloslavo e Gian Micalessin. L’agenzia forniva articoli e servizi giornalistici fotografici e video alla stampa internazionale. 

“Era avventuroso e decise di andare a vedere con i suoi occhi le guerre dimenticate e di raccontarle. I reportage di Almerigo erano pieni di vita, intrisi di quella levità tipicamente triestina e allo stesso tempo di quella meticolosità quasi anglosassone”, ha detto il giornalista Marco Valle, suo amico di infanzia.

“Why not?”, diceva sempre il mio amico ‘Ruga’”, ha ricordato Fausto Biloslavo nel descrivere la personalità di Almerigo Grilz.

“I suoi diari ci parlano ancora di lui, che non solo prendeva appunti, ma disegnava anche i luoghi e le persone che incontrava (medici, generali, missionari, orfani e vedove) per ricordare tutto con precisione”, ha sottolineato in un altro ricordo Pietro Comelli, ideatore  del volume “La marcia dei ribelli – Diari 1986-1987. Storie di popoli dimenticati” (Spazio In Attuale Editore, 2023, 224 pagine). Queste e altre testimonianze arricchiscono la documentazione che descrive la figura umana e professionale di Almerigi Grilz su  www.giornalistiuccisi.it.

 VAR

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