Basta impunità! Nello Scavo, un protocollo europeo per la protezione dei giornalisti

“Una legislazione comune e necessaria per proteggere, insieme ad alcuni cronisti minacciati, il diritto dell’intera comunità a essere informata liberamente” dice l’inviato di “Avvenire – GUARDA IL VIDEO

OSSIGENO 29 ottobre 2021 – Il giornalista Nello Scavo, inviato del quotidiano “Avvenire”,  ha accettato l’invito a fornire un contribuito alla discussione pubblica che il 3 novembre 2021 a Siracusa vedi il programma ,avrà luogo  per rispondere a questa domanda: oltre a denunciare minacce, intimidazioni e abusi, che cosa si potrebbe fare per fermare l’impunità di chi commette reati e abusi contro i  giornalisti? 

Il peggiore nemico dei giornalisti e del giornalismo non è il crimine, ma la menzogna di Stato. Uno Stato che tace o mente davanti alle rivelazioni e ai problemi contenute nelle inchieste dei giornalisti, è uno Stato che legittima coloro che minacciano e intimidiscono i giornalisti. Uno Stato che favorisce e stimola il loro discredito, la loro emarginazione, anche  con complici silenzi può favorire l’eliminazione fisica dei giornalisti più scomodi.

E’ quel che è ha portato all’assassinio di Daphne Caruana Galizia, di Ján Kuciak, di Anna Stepanovna Politkovskaja e di tanti altri giornalisti. Questo atteggiamento delle pubbliche autorità è il comune denominatore di tutti gli omicidi dei giornalisti e degli altri reati contro di loro..

Tollerare le cosiddette querele temerarie e le cause per risarcimento danni da diffamazione a mezzo stampa pretestuose, fa parte di questi attacchi alla libertà dell’informazione, che non sono sempre inconsapevoli. Davanti al rischio di subire cause e querele, molti editori e giornalisti, anche quelli animati dalle migliori intenzioni, pongono freni alla loro attività, per non incorrere in spese legali insostenibili, per evitare processi che anche quando si risolvono a favore dei giornalisti lasciano un carico di spese e intaccano comunque la libertà di impresa, in questo caso di imprese del mondo dell’informazione, costretta a misurarsi con costi ingenti  anche quando le cause legali si risolvono a favore dei giornalisti.

Tutto ciò accade in Italia e anche in altri paesi europei, ed è curioso che l’Europa, che in molti campi si è dotata di norme comunitarie condivise, non si sia ancora data una legislazione condivisa a garanzia della libertà di espressione e del diritto di ogni cittadino di raccogliere, diffondere e ricevere informazioni. Una legislazione comune è necessaria per proteggere, insieme ai cronisti minacciati, il diritto dell’intera comunità a essere informata liberamente”, dice l’inviato di Avvenire

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