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Caso Leoni. Le motivazioni del Trib. Riesame

Non si potevano contestargli il reato di minaccia né di intromissione abusiva in sistema informatico per la telefonata e l’ sms al magistrato di Bologna Michele Leoni

Nelle motivazioni con le quali ha annullato il sequestro del  telefono cellulare del giornalista del Secolo d’Italia Silvio Leoni, il 10 gennaio 2020 il Tribunale del Riesame ha affermato che nella telefonata del giornalista al magistrato di Bologna Michele Leoni non può essere riscontrata alcuna minaccia in quanto egli si è correttamente qualificato fornendo le proprie generalità. Le stesse motivazioni stabiliscono inoltre che l’accusa di intromissione abusiva in sistema informatico non è fondata in quanto non appare “così impossibile reperire un numero telefonico privato anche in modo diverso da quello ipotizzato” dall’accusa.

Quelle contestazioni erano state mosse dalla procura di Ancona che (Leggi) ha indagato Silvio Leoni per minaccia e intromissione abusiva in sistema informatico, in seguito al fatto che dopo che il cronista, nell’ambito delia realizzazione di un servizio giornalistico sul processo in corso ai presunti responsabili della strage del 2 agosto 1980 alla stazione di Bologna, aveva telefonato al magistrato Michele Leoni, presidente della Corte d’Assise di Bologna.

 Il tribunale del Riesame ha inoltre accolto le eccezioni della difesa di Leoni (avvocati Palleschi e Cutonilli) circa il fatto che mancasse del tutto una querela del magistrato nei confronti del giornalista del Secolo, necessaria per procedere contro di lui per i reati per cui era stato indagato, e mancasse anche una sua denuncia di minacce.

“Quanto alla fattispecie della minaccia – scrive nel dettaglio il Riesame – deve osservarsi come seppur del tutto inopportuna, la telefonata fatta dall’indagato, questi si è comunque presentato con le proprie generalità vere, corrispondendo altresì al vero che questi segue il processo per conto del proprio giornale. Certo il contenuto criptico del messaggio inviato unitamente alla circostanza dell’essere a conoscenza del numero privato del giudice, di per sé potrebbe anche interpretarsi come una minaccia indiretta e silente ma sarebbe comunque carente la condizione di procedibilità”. “Quanto all’altra fattispecie poi appare carente proprio il fumus del reato non apparendo così impossibile reperire un numero telefonico privato anche in modo diverso da quello ipotizzato”, conclude il Riesame.

Il giornalista è tuttora indagato sulla base di nuove accuse e il sequestro del suo telefono è stato nuovamente disposto subito dopo la decisione di annullare il primo sequestro.

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