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Federica Angeli scortata dai colleghi al processo contro il clan Spada

C’era anche la sindaca di Roma. La cronista ha confermato la testimonianza oculare di una sparatoria resa a luglio 2013. Da allora vive sotto scorta

Il 19 aprile 2018 la giornalista Federica Angeli, redattrice del quotidiano La Repubblica, ha testimoniato al processo in corso al Tribunale di Roma in cui alcuni esponenti del clan Spada di Ostia sono imputati per tentato omicidio. La giornalista ha confermato ciò che a suo tempo denunciò agli inquirenti su una sparatoria di cui fu testimone oculare, nel luglio del 2013. Per quella tempestiva testimonianza, da allora, la giornalista vive protetta da una scorta armata formata da agenti di polizia.

All’entrata del Tribunale e poi in aula la cronista è stata accompagnata da una simbolica “scorta mediatica” formata da decine di suoi colleghi giornalisti e rappresentanti delle istituzioni di categoria.

C’erano anche numerosi cittadini e studenti accompagnati dai loro docenti. C’erano i vertici della Fnsi, dell’Odg, dell’Usigrai; i rappresentanti delle associazioni che difendono la legalità e la libertà di stampa (Libera Informazione, Ossigeno, Articolo 21). C’erano il direttore della Repubblica, Mario Calabresi, e il vicedirettore, Sergio Rizzo, il presidente dell’ Osservatorio per la Sicurezza e la Legalità della Regione Lazio, Giampiero Cioffredi. In contemporanea con la deposizione di Federica Angeli, si è svolto a Civita Castellana un flash mob organizzato dalla rete NoBavaglio nell’ambito delle iniziative di sostegno ai giornalisti sotto scorta promosse da tempo con Fnsi, Odg, Articolo 21, Stampa Romana, Usigrai e altre associazioni tra cui Libera, con il presidente don Luigi Ciotti (leggi).

All’udienza era presente anche il sindaco di Roma, Virginia Raggi, che ha voluto dimostrare la sua vicinanza alla giornalista. “Sono qui perché le istituzioni non devono mai lasciare soli i cittadini soprattutto quando si tratta di lottare contro la mafia – ha affermato -. Sono qui come sindaca della città per lanciare un messaggio forte e duro contro la malavita. Gli Spada sappiano che Roma non ha paura”.

Prima di lasciare il Palazzo di Giustizia di Roma, dopo la deposizione, Federica Angeli, con un implicito riferimento alle numerose minacce che in questi cinque anni ha subito come ritorsione per la sua testimonianza e per la documentazione giornalistica delle infiltrazioni criminali a Ostia,  ha dichiarato: “Vivo sotto scorta ormai da 1736 giorni. Hanno provato in tutti i modi a privarmi della mia libertà e in un certo senso sono riusciti a privarmi di quella fisica, perché devo muovermi con la protezione di una scorta. Ma io non cedo alle imposizioni (di chi mi minaccia, ndr). Non ci sto e oggi posso dirvi che mi sento libera ed è una bellissima sensazione. Non ho paura”. Angeli ha rievocato tutti gli episodi di minacce, intimidazioni e insulti subiti in questi anni. L’ultimo lo scorso 7 aprile, quando le è stata inviata una busta con un proiettile (leggi).

Due giorni prima, il 17 aprile, durante l’udienza di un processo per tentata violenza ai danni di Federica Angeli, un imputato, Paolo Riccardo Papagni, socio e fratello del presidente di Assobalneari, aveva spegiativamente definito la coraggiosa cronista una  “giornalaia”. A maggio 2013, quando la cronista lo aveva intervistato, Papagni le aveva detto frasi allusive e minacciose. “Federì, sei giovane, hai famiglia. Non è con questa intervista che farai carriera”, le aveva detto. Al processo, Papagni ha confermato quelle sue parole, ripetendole. Il difensore di Angeli, l’avvocato Giulio Vasaturo, gli ha chiesto di chiarire che cosa intendesse dire. Papagni ha risposto: “Nulla. Non sono abituato a minacciare io. Era solo un consiglio”. Poi ha minimizzato la natura dei suoi rapporti con Carmine Fasciani, il boss di Ostia, e rivolgendosi al legale della giornalista, ha aggiunto:  “Avvocato, ce n’è anche per lei” (ascolta dal minuto 9:00). Questa frase minacciosa è stata inserita nel verbale d’udienza, su richiesta dell’avvocato Vasaturo.

RDM


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