Libertà di stampa

Libertà di informazione. Nel 2025 i governi hanno spento Internet 313 volte

La denuncia al convegno di Media Defence con Access now e #KeepItOn – La Giornata internazionale dell’accesso universale all’informazione
OSSIGENO 27 ottobre 2026 – Nel 2025 i governi di 52 paesi hanno imposto almeno 313 blocchi e interruzioni di Internet, secondo il Rapporto annuale di Access Now , organizzazione per i diritti digitali, e della coalizione #KeepItOn. E’ il numero più alto di interruzione della rete registrato dal 2016 a oggi, cioè da quando sono iniziati i monitoraggi.

Spegnere internet sta diventando uno degli strumenti ordinari a disposizione dei governi. In tutto il mondo si bloccano le reti per zittire il dissenso e controllare l’informazione, spesso senza base legale né preavviso, invocando sicurezza e ordine pubblico, puntualmente durante tornate elettorali, manifestazioni e fasi politicamente delicate. Le conseguenze sono immediate: giornalisti che non riescono a verificare e pubblicare, ospedali, scuole e banche fuori uso, e soprattutto abusi che restano senza testimonianze.

Il 28 settembre 2026, nella ricorrenza della Giornata internazionale dell’accesso universale all’informazione, Media Defence e Access Now hanno discusso in un webinar di cosa accade dopo che un tribunale dichiara illegittimo un blocco di Internet. leggi

In dieci anni corti di Africa, Asia, Europa e America Latina, fino alla Corte europea dei diritti dell’uomo, hanno condannati i governi. Ma le condanne hanno avuto scarse conseguenze e i governi hanno continuato ad affinare i loro metodi di sospensione.

Durante la discussione Prasanth Sugathan, anche Direttore Legale del Software Freedom Law Center, ha dichiarato che in India “un blocco è la reazione automatica a qualsiasi tipo di problema anche nei confronti di coloro che imbrogliano negli esami.” Inoltre, una decisione giudiziaria non risolve la questione in quanto anche nel caso del ricorso presentato da Mojirayo Ogunlana presso la Corte ECOWAS a giugno 2020 il Togo non ha ancora pagato la compensazione né ha approvato una legge. Le richieste di ricorso funzionano solo nei casi in cui ci sono errori procedurali (i casi dello Zimbabwe, del Sudan e dell’Iraq); tuttavia in nessuna situazione il blocco è considerato sproporzionato.

La discrepanza tra la legislazione e la pratica sta crescendo. E in questo silenzio ciò che non si vede non viene raccontato. SC

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