Editoriale

IDEE/ Perché ci vuole un Ordine dei Giornalisti

di Franco Abruzzo – Abolendolo si tornerebbe a essere impiegati come durante il fascismo, soggetti a un capoufficio, senza segreto pronfessionale né obblighi deontologici

Invitiamo a leggere questa analisi di Franco Abruzzo, presidente dell’Ordine del Lombardia dal 1989 al 2007 e attualmente fa parte del Consiglio nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, che indica tutte le implicazioni di una eventuale abolizione dell’organo che vigila sulla formazione dei giornalisti e sul corretto svolgimento della professione.

Senza la legge sulla professione di giornalista (n. 69/1963) i cronisti diventerebbero degli impiegati copia-e-incolla del computer e di internet. Questa affermazione si comprende SOLTANTO  se si tiene presente che le regole della professione in Italia sono fissate per legge e, quindi, formano un vincolo che obbliga tutti a determinati comportamenti. L’anomalia italiana nasce dalla Costituzione, che vuole un esame di Stato per accedere alle varie professioni intellettuali. L’esame di stato presuppone un  percorso formativo determinato sempre dalla legge. Nessuno disconosce che quella dei giornalista sia anch’essa una professione intellettuale. Se è così, deve rispettare gli stessi vincoli delle altre professioni.

L’Europa vuole che le professioni intellettuali regolamentate si possano esercitare a patto che gli interessati abbiano una laurea almeno triennale. Un vincolo, questo,  oggi rispettato solo per l’accesso ai master universitari in giornalismo. La legge professionale 69/1963  (con gli articoli 2 e 48 dedicati alla deontologia) fissa delle regole ed esalta dei valori, che possono riassumersi così: 1)  la libertà di informazione e di critica come diritto insopprimibile dei giornalisti; 2)  la tutela della persona umana e  il rispetto della verità sostanziale dei fatti principi da intendere come limiti alle libertà di informazione e di critica; 3) l’esercizio delle libertà di informazione e di critica ancorato ai doveri imposti dalla buona fede e dalla lealtà; 4)  il dovere di rettificare le notizie inesatte; 5)  il dovere di riparare gli eventuali errori; 6) il rispetto del segreto professionale sulla fonte delle notizie, quando ciò sia richiesto dal carattere fiduciario di esse; 7) il dovere di promuovere la fiducia tra la stampa e i lettori; 8) il mantenimento del decoro e della dignità professionali; 9) il rispetto della propria reputazione; 10)  il rispetto della dignità dell’Ordine professionale; 11)  il dovere di promozione dello spirito di collaborazione tra i colleghi; 12)  il dovere di promozione della cooperazione tra giornalisti ed editori. Le “regole” fissate dal legislatore sono il perno dell’autonomia dei giornalisti: l’editore non può impartire al direttore disposizioni in contrasto con la deontologia professionale. La parola Ordine …continua a leggere l’articolo

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