Questo episodio rientra tra le violazioni verificate da Ossigeno per l'Informazione

Insetti nella pasta. Il Salvagente non ha diffamato il Pastificio Garofalo

L’azienda campana voleva 250mila euro di risarcimento. Invece dovrà pagare le spese processuale del giornale dei consumatori

OSSIGENO 18 luglio 2026 – Il Tribunale di Roma ha stabilito che il giornale Il Salvagente non ha diffamato il Pastificio campanoLucio Garofalo Spa che aveva querelato la rivista chiedendo 250mila euro di danni da diffamazione  e la rimozione dal web degli articoli pubblicati fra il 2018 e il 2023 che riferivano alcune segnalazioni di consumatori che avevano trovato insetti all’interno di confezioni di pasta con quel marchio.

IL PROCESSO – Il Tribunale di Roma (con la sentenza n. 9528/2026, del 17 giugno 2026) ha affermato la correttezza delle informazioni de Il Salvagente e ha respinto la richiesta di risarcimento rivolta alla società Editoriale Novanta Srl. La giudice Lilla De Nuccio ha respinto anche la domanda di rimozione degli articoli sugli insetti nella pasta, e ha condannato l’azienda campana a rifondere le spese processuali sostenute dall’editore de Il Salvagente. Per la giudice gli articoli rispettavano i requisiti della cronaca: verità dei fatti, interesse pubblico e continenza.  La rivista è stata difesa dall’avvocata Caterina Malavenda.

LA CAUSA – Il Pastificio campano ‘Lucio Garofalo’ aveva citato in giudizio l’editore del Salvagente, diretto da Riccardo Quintili, sostenendo che una serie di articoli pubblicati tra il 2018 e il 2023, sia sul sito ilsalvagente.it sia sui canali social della testata, fossero diffamatori perché riportavano segnalazioni di consumatori relative alla presenza di insetti nella pasta. Secondo l’azienda, una volta chiarito che il fenomeno era riconducibile alla fase di conservazione del prodotto e non alla produzione, ulteriori pubblicazioni sul tema avrebbero leso reputazione e immagine del marchio. Per questo Garofalo chiedeva un risarcimento di 100mila euro per danni non patrimoniali e di 150mila euro per danni patrimoniali, oltre alla rimozione degli articoli e dei post contestati e al divieto di future pubblicazioni considerate denigratorie.

LE MOTIVAZIONI – Nell’escludere qualsiasi profilo diffamatorio negli articoli contestati dalla Garofalo Spa, la giudice De Nuccio ha sottolineato che in essi erano stati rispettati i requisiti fondamentali della verità dei fatti esposti, dell’interesse pubblico della notizia e della continenza espressiva. La presenza degli insetti nelle confezioni segnalate era infatti reale e documentata e gli articoli non attribuivano con certezza la responsabilità del fenomeno alla fase produttiva né sostenevano che la contaminazione fosse avvenuta nello stabilimento del pastificio, lasciando anche spazio ai chiarimenti forniti dall’azienda. Il Tribunale ha poi riconosciuto la sussistenza dell’interesse pubblico alla divulgazione della notizia, sottolineando che gli articoli erano nati da segnalazioni dei lettori e si inserivano nell’attività giornalistica di tutela dei consumatori svolta dalla testata. Infine, circa la continenza espressiva, negli articoli non sono state riscontrate espressioni offensive o denigratorie nei confronti dell’azienda e, al contrario, veniva chiarito che il problema non dipendeva da errori nel processo produttivo del pastificio.
Editoriale Novanta, assistita dall’avvocata Caterina Malavenda, aveva chiesto anche la condanna di Garofalo per abuso del processo, ma il Tribunale ha ritenuto che non vi fossero elementi sufficienti per configurare un utilizzo scorretto dello strumento giudiziario e ha respinto la domanda dell’editore.

IL DIRETTORE – “Da oltre trent’anni Il Salvagente raccoglie le segnalazioni dei consumatori, le verifica e le trasforma in informazione utile, senza pregiudizi nei confronti delle aziende e dando sempre voce anche alle loro spiegazioni – ha dichiarato il direttore della rivista Riccardo Quintili a Ossigeno -. In questa vicenda abbiamo raccontato episodi realmente accaduti e abbiamo riportato, fin dal primo momento, anche la posizione di Garofalo. La sentenza conferma che questo è il modo corretto di fare giornalismo: raccontare i fatti, non costruire narrazioni. Accogliamo con soddisfazione una decisione che tutela non soltanto Il Salvagente, ma il diritto di tutti i giornalisti a informare correttamente su questioni che riguardano la sicurezza e i diritti dei consumatori. Chiedere la rimozione di articoli che riportano fatti veri e documentati e pretendere un risarcimento di 250mila euro avrebbe prodotto un effetto intimidatorio su qualsiasi testata. Il Tribunale ha invece ribadito che il giornalismo rigoroso, equilibrato e fondato sui fatti non può essere messo a tacere”. LT

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