La rimozione di Sigfrido Ranucci da Report è una violazione della libertà di stampa
OSSIGENO 8 settembre 2026 – La sostituzione d’autorità di Sigfrido Ranucci dall’incarico di conduttore del programma televisivo di giornalismo investigativo Report è una violazione della libertà di stampa sotto forma di indebita interferenza del potere politico su un programma di informazione della televisione pubblica.
Per Ossigeno è un caso di ostacolo all’informazione e lo inquadra fra gli episodi di media capture che si verificano quando un governo o i poteri forti assumono il controllo di un mass media a dispetto delle leggi e dei trattati che tutelano l’indipendenza e l’autonomia dei giornali, dei giornalisti e dei programmi radiotelevisivi di informazione. Media capture è una tipologia di indebita limitazione della libertà di informazione così definita con un termine inglese coniato negli Anni Ottanta per classificare gli episodi di asservimento politico o economico dei mezzi di informazione, in particolare di quelli televisivi, episodi che in quel periodo si verificarono in alcuni paesi dell’Est Europa dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica. C’è una vasta letteratura su questi episodi, che si verificano in paesi governati da forze politiche che temono il giornalismo investigativo e vorrebbero sostituire l’informazione politica con la propaganda, .
Gli amministratori della RAI, azienda editoriale pubblica controllata dal Governo, hanno colpito, senza valide e obiettive giustificazioni, il principale programma di giornalismo investigativo della RAI e il suo conduttore, il giornalista Sigfrido Ranucci, che da tempo è bersaglio di molte intimidazioni, minacce, critiche faziose e di numerose querele per diffamazione promosse da esponenti di Governo, in relazione alle informazioni diffuse in esclusiva dal suo programma.
Con la rimozione del conduttore, la RAI ha violato fondamentali regole italiane ed europee della libertà di informazione, regole che la RAI sarebbe tenuta a osservare in quanto impresa editoriale e, a maggior ragione, in quanto editore incaricato di svolgere in esclusiva, in Italia, il servizio pubblico di informazione radiofonica e televisiva, compito che comporta particolari doveri a difesa della libertà e del pluralismo dell’informazione.
La rimozione di Ranucci, a quanto è dato sapere, è stata disposta senza una motivazione chiara e trasparente. Ciò la rende arbitraria. Si è detto che l’attentato dinamitardo del 17 ottobre 2025 ha reso necessario allontanare Ranucci dalla conduzione di Report allo scopo di tutelare l’interesse della RAI. Questa giustificazione è debole e contraddittoria.
Le indagini penali dicono che Ranucci è la parte offesa, la vittima, di quel gravissimo attentato intimidatorio. Pertanto egli non avrebbe meritato di essere rimosso ma di ricevere la solidarietà, la tutela e la protezione attiva anche da parte dell’azienda per cui lavora. Ad avviso di Ossigeno, Sigfrido Ranucci, in quanto vittima, merita maggior comprensione, merita che i suoi critici abbiano la pazienza di attendere gli sviluppi delle indagini giudiziarie per vedere quali sono i contorni e i retroscena dell’attentato e le complicità di cui si sono avvalsi mandanti ed esecutori.
L’allontanamento di Ranucci da Report non è stato un fulmine a ciel sereno. E’ arrivato dopo la pioggia di querele per diffamazione contro di lui e il suo programma, provenienti da esponenti del Governo vedi e dopo un’intensa campagna mediatica tendente a colpevolizzarlo con insinuazione e critiche faziose mosse anche da parlamentari della maggioranza, vertici istituzionali ed esponenti di Governo di primo piano.
La rimozione del conduttore televisivo è stata attuata nella fase politica in cui il Governo ha assunto pienamente il controllo della RAI, avendo la maggioranza parlamentare paralizzato il maggiore organo di controllo su di essa, la Commissione Parlamentare di Vigilanza, bloccata dal 2024 nonostante i richiami del Presidente della Repubblica.
L’episodio Ranucci si inserisce in una sequenza che mostra un crescente disimpegno dell’esecutivo e della maggioranza parlamentare dal fronte della difesa della libertà di stampa e del pluralismo dell’informazione e vengono rinviati adempimenti che rafforzato la tutela del pluralismo e dei giornalisti più esposti a minacce e intimidazioni (violente e per via legale).
Questo disimpegno è cresciuto nonostante nel 2025 il numero dei giornalisti minacciati in Italia sia aumentato del 78% nel primo semestre e del 315 nell’intero anno leggi rispetto all’anno precedente. Con gli ultimi Rapporti annuali sullo Stato di diritto la Commissione Europea ha rivolto al Governo Meloni numerose raccomandazioni proprio sulla tutela dei giornalisti e l’uso intimidatorio delle querele. Il Governo non ha accolto nessuna di queste raccomandazioni e, nonostante sia stata già attivata una procedura di infrazione, continua a rinviare l’applicazione delle recenti leggi europee (Direttiva Anti-SLAPP e EMFA) che impongono l’autonomia della RAI dal governo, la trasparenza della proprietà dei giornali al fine di portare alla luce i conflitti di interesse fra politica e editoria, maggiore tutela dei giornalisti delle azioni legali “abusive” come le querele pretestuose e infondate e le citazioni per danni per milioni di euro come quelle promosse recentemente contro Report e il Fatto Quotidiano per la vicenda Minetti. ASP


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