Osservatorio

Le proposte di Ossigeno su monitoraggio, diffamazione, macchina del fango, diritti dei lettori

Queste proposte sono state illustrate dal direttore Alberto Spampinato nella relazione al convegno sugli strumenti necessari per mettere fine all’impunità per i crimini contro i giornalisti. Il convegno si è svolto il 22 ottobre 2018 a Roma, nella Sala Koch del Senato della Repubblica con il patrocinio dell’UNESCO

  1. creare un’agenzia pubblica di monitoraggio delle intimidazioni e delle minacce contro i giornalisti, indipendente dal governo, per svolgere con continuità e con risorse e personale adeguato l’azione di sorveglianza e prima assistenza che Ossigeno per l’Informazione svolge dal 2006 con personale volontario e donazioni.

  2. creare una piattaforma pubblica italiana indipendente attraverso la quale le organizzazioni della società civile possano condividere rapidamente con le istituzioni nazionali gli allarmi e le richieste di protezione di giornalisti e difensori dei diritti umani che subiscono minacce e intimidazioni e si trovano esposti a gravi violazioni del diritto che, oltre all’intervento ordinario delle forze dell’ordine e della magistratura, richiedono quello di autorità politiche e altri soggetti pubblici. Ossigeno propone di creare in Italia questa Piattaforma pubblica sul modello di quella internazionale creata nel 2015 dal Consiglio d’Europa

  3. introdurre un reato specifico per chi deliberatamente agisce in modo da impedire l’esercizio di un diritto umano fondamentale per il quale non è prevista altra protezione penale, in particolare che chi ostacola l’esercizio del diritto di informazione e di espressione configurato dall’art 21 della Costituzione e dall’articolo 10 della CEDU

  4. prevedere un’aggravante specifica per i reati commessi allo scopo di impedire o ostacolare l’esercizio di un diritto umano

  5. depenalizzare la diffamazione a mezzo stampa per consentire ai giornalisti di limitare con una assicurazione la loro esposizione giudiziaria e patrimoniale

  6. abolire la pena detentiva per diffamazione a mezzo stampa (ogni anno produce condanne a oltre un secolo di carcere) e sostituirla con multe proporzionate alle capacità economiche del soggetto sanzionato

  7. introdurre un deterrente valido contro il ricorso pretestuoso e intimidatorio alle querele e alle cause per danni da diffamazione a mezzo stampa (oltre cinquemila ogni anno),

  8. rendere la pubblicazione della rettifica una condizione di non procedibilità per diffamazione a mezzo stampa,

  9. abrogare gli anacronistici reati di vilipendio;

  10. modificare l’attuale fattispecie a dolo generico della diffamazione a mezzo stampa doloso e un illecito civile, creando

a) prevedendo il regime penale esclusivamente per punire la cosiddetta macchina del fango (ovvero i comportamenti dolosi adottati consapevolmente per danneggiare la reputazione di qualcuno) e i casi di incitamento alla violenza o all’odio (hate speech)

b) considerando illecito civile le diffamazioni involontarie dovute essenzialmente a errore o negligenza, prevedendo che siano riparate con rettifiche e pubbliche scuse e il pagamento dei danni effettivamente accertati e documentati. Nel 2015 questo sdoppiamento è stato proposto dalla Commissione Parlamentare Antimafia.

  1. definire la responsabilità primaria dell’editore nei confronti dei terzi per le conseguenze legali di ciò che ha pubblicato, ferma restando la sua facoltà di rivalsa in caso di slealtà o altri comportamenti dolosi degli autori e deei revisori dei testi.

  2. codificare il dovere dell’editore di sostenere i costi dell’assistenza legale agli autori di contenuti da egli pubblicati, quando essi siano querelati o citati in giudizio in conseguenza della pubblicazione.

  3. affermare che i doveri di manleva e assistenza legale persistono in caso di pensionamento dell’autore e del revisore, in caso di cessione della proprietà della testata. La situazione attuale è paradossale ed è stata messa pienamente in luce in particolare da ciò che è avvenuto al quotidiano l’Unità, dove l’editore è svanito e i giornalisti querelati per diffamazione stanno rispondendo in giudizio anche per lui, anche per la sua parte.

  4. creare un fondo di solidarietà fra le aziende editoriali per onorare gli impegni di cui al punto precedente in caso di ricorso alla procedura fallimentare e di messa in liquidazione

  5. riconoscere un più adeguato stato giuridico a chi esercita la professione del giornalista rispettando criteri di responsabilità e competenza, e i doveri etici. Ciò eviterebbe una grande parte del contenzioso giuridico attuale.

  6. introdurre in Italia i sistemi extragiudiziari di autoregolazione e composizione dei conflitti fra giornali e lettori, conflitti  che attualmente sfociano nella marea di procedimenti giudiziari per diffamazione, in massima parte impropri e non risolutivi, che intasano la macchina della giustizia, gravano su giornalisti ed editori con un costo enorme (oltre 54 milioni di euro ogni anno di spese legali) e rappresentano una sorta di assurda tassa sull’innocenza e su chi esercita il dovere di cronaca. In numerosi paesi questi sistemi esistono già. Questi organi di auto-regolazione sono autogestiti e autofinanziati. Non richiedono leggi istitutive né finanziamenti pubblici. Richiedono solo la buona volontà delle parti coinvolte. Si chiamano Media Accountability Systems, comprendono un “Press Council” formato da rappresentati di giornalisti, editori e lettori­-consumatori, un Ombudsman (un mediatore scelto per prestigio, competenza e riconosciuta moralità), e un codice di condotta condiviso fra le parti sulle modalità operative. Questi organismi sono raccomandati dalle istituzioni europee al fine di rendere i media più responsabili nei confronti dei cittadini e per aumentare la loro credibilità nei confronti dei lettori, un bene che appare gravemente compromesso, con conseguenze non trascurabili sulla crisi di molti giornali e sull’occupazione dei giornalisti. In Italia i Media Accountability Systems potrebbero risolvere in modo rapido, efficace e molto meno dispendioso l’80% dell’attuale contenzioso giudiziario. Ossigeno incoraggia tutti a intraprendere questa strada e si propone quale facilitatore neutrale dell’incontro fra le parti.

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