Allarme per l’integrità e la circolazione delle informazioni nell’era digitale
Nel 2025 Internet è stato sospeso 313 volte in 52 Paesi, mai prima così tanti blocchi del giornalismo e della diffusione delle informazioni
OSSIGENO 26 settembre 2026 – Lunedì 28 settembre le Nazioni Unite celebrano la Giornata internazionale per l’accesso universale all’informazione. Questa giornata viene celebrata dalla comunità dei media anche come Giornata mondiale dell’informazione. Il tema della celebrazione è “Salvaguardare l’integrità delle informazioni nell’era digitale: il ruolo dell’accesso alle informazioni nell’affrontare il disordine informativo”. In questo contesto, l’UNESCO ha unito le forze con WAN-IFRA ed EBU e ha distribuito questo, invitando i giornali a pubblicarlo. Ossigeno per l’Informazione ha raccolto l’invito.
Il dividendo dell’Integrità, il valore del sapere
di David Walmsley, Presidente del World Editors Forum, Direttore responsabile del Globe and Mail | Mariya Gabriel, Vicedirettrice generale per la Comunicazione e l’Informazione dell’UNESCO | Liz Corbin, Direttrice delle news, European Broadcasting Union.
Non ci manca l’informazione. Non ne abbiamo mai avuta così tanta. Eppure, in tutto il mondo, le persone faticano a rispondere alle domande più semplici: cosa è realmente accaduto? Chi ha deciso cosa? È vero?
Questo è il paradosso della nostra epoca. Le società più connesse della storia sono anche tra le più vulnerabili alla confusione, alla manipolazione e alla sfiducia. L’informazione si muove più velocemente della responsabilità. Gli algoritmi premiano l’indignazione più dell’accuratezza. L’intelligenza artificiale genera falsità plausibili su vasta scala. In un simile contesto, il diritto di sapere non è soltanto una questione di trasparenza: è il cuore pulsante della libertà.
Senza una comprensione accurata di ciò che accade e di ciò che viene fatto in nome dei cittadini, la nebbia dell’inganno si fa sempre più fitta, e gli attori in malafede possono ingannare impunemente.
La società è più vulnerabile quando l’accesso all’informazione viene negato. Access Now e la coalizione #KeepItOn hanno documentato 313 interruzioni di internet in 52 Paesi nel 2025, il numero più alto mai registrato. Le interruzioni bloccano il giornalismo, mettono a tacere le comunità e privano le persone di informazioni potenzialmente salvavita.
Le leggi sull’accesso all’informazione sono un pilastro dell’integrità dell’informazione, e l’ultimo monitoraggio dell’UNESCO mostra progressi. La sua indagine del 2025 ha rilevato che 141 Paesi dispongono di garanzie legali per l’accesso all’informazione. Ma l’adozione non equivale all’attuazione, e molti Paesi devono ancora colmare lacune pratiche in materia di vigilanza, ricorsi, applicazione, conservazione dei dati e gestione delle informazioni. Tra i Paesi esaminati, 51 non sono stati in grado di fornire dati sulla conservazione dei documenti, pur dichiarando di disporre di sistemi o procedure in merito.
I commissari per l’informazione e altri organismi di vigilanza fanno sì che le disposizioni di legge si traducano in diritti concretamente esigibili. Eppure, molti di questi organismi sono ostacolati da mandati deboli, nomine ritardate, tagli di bilancio, ingerenze politiche, limitazioni ai loro poteri e attacchi alla loro indipendenza. Affinché l’accesso all’informazione funzioni, questi organismi devono essere tutelati dalla legge, dotati di poteri e risorse adeguati e protetti da indebite ingerenze.
Il divario è stato ulteriormente confermato da un test del 2025 sulle leggi in materia di accesso all’informazione, condotto congiuntamente dall’UNESCO e il Centre for Law and Democracy. Su 146 richieste identiche presentate in 76 Paesi, il 38% non ha ricevuto alcuna risposta nel merito, solo il 42% si è tradotto in una divulgazione completa, e il tempo medio di risposta è stato di 22 giorni. Un esercizio analogo sarà ripetuto quest’anno per misurare eventuali cambiamenti.
L’accesso all’informazione deve evolvere, ma le carenze sono evidenti ovunque, anche in Paesi dotati di una legislazione che, nelle intenzioni, è volta a garantirlo.
E in un vuoto informativo, un giornalismo coraggioso e indipendente è indispensabile. Il giornalismo trasforma le informazioni in conoscenza e comprensione per l’opinione pubblica. Indaga, pone domande, verifica le informazioni e le colloca nel loro contesto, ma contrasta anche la disinformazione. Pone domande che alcuni preferirebbero evitare. E offre ai cittadini gli strumenti per partecipare in modo consapevole e significativo alla vita pubblica.
Il danno causato dalla disinformazione è reale. L’UNESCO stima che i singoli casi di disinformazione possano comportare costi economici e sociali compresi tra 350 e 510 miliardi di dollari USA all’anno, a causa dell’indebolimento delle risposte di sanità pubblica, della manipolazione delle elezioni, dei ritardi nell’azione per il clima, delle perdite finanziarie, dei danni alla reputazione e dell’erosione della fiducia nelle istituzioni. La disinformazione, dunque, non è soltanto un problema di comunicazione. È un rischio per la governance, un costo economico e una minaccia diretta alla capacità delle persone di prendere decisioni informate.
Le emittenti del servizio pubblico e le organizzazioni giornalistiche indipendenti rappresentano un contrappeso fondamentale a questo problema. Il loro mandato non è inseguire successo di pubblico a ogni costo, bensì informare e servire tutti i pubblici. Ma devono far fronte contemporaneamente alla frammentazione del pubblico, al calo della fiducia, alle ingerenze politiche, ai vincoli finanziari, alla dipendenza dalle piattaforme e alla proliferazione incontrollata di contenuti falsi, generati artificialmente e manipolati. La loro difficoltà nel continuare a produrre giornalismo di qualità non è una questione di settore, ma una questione democratica.
La risposta deve comprendere nuovi investimenti nel giornalismo al servizio dell’interesse pubblico, nell’indipendenza editoriale, nel fact-checking, nella verifica tramite fonti e strumenti open source, nell’alfabetizzazione ai media e all’informazione e nella collaborazione oltre i confini. Così come le falsità si diffondono a livello globale, anche chi produce giornalismo affidabile deve cooperare oltre i confini nazionali. Senza i media di servizio pubblico, l’ecosistema dell’informazione sarebbe più povero e molto più fragile, ma questi da soli non possono difenderlo.
In occasione del World News Day e della Giornata Internazionale per l’Accesso Universale alle Informazioni, la sfida è concreta, e invitiamo tutti gli attori dello spazio informativo a fare meglio:
I governi devono far rispettare le leggi sull’accesso all’informazione e tutelare la vigilanza indipendente.
Le piattaforme e le aziende tecnologiche devono assumersi piena responsabilità per gli spazi informativi che creano, in totale conformità con il diritto internazionale dei diritti umani.
Le organizzazioni mediatiche di ogni tipo dovrebbero sempre scegliere il rigore rispetto agli ascolti e alle vendite.
Un’informazione libera di circolare e affidabile è un bene di cui tutti beneficiamo. Ma dipende dalle autorità che tutelano l’accesso all’informazione, da giornalisti che perseguono la verità sopra ogni altra cosa e dal diritto dei cittadini a conoscere i fatti. Il dividendo dell’integrità è reale, ma si ottiene solo quando tutti facciamo la nostra parte.


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