Memoria. Enzo Baldoni, videomaker freelance fu rapito e ucciso in Iraq 22 anni fa

I suoi reportage sono ancora consultabili online. Chi era e come viene ricordato. La sua storia su Ossigeno-Cercavano la verità

OSSIGENO 25 agosto 2026 – Ventidue anni fa, il 26 agosto 2004 Enzo Baldoni, pubblicitario e cronista freelance con la passione dei reportage nelle zone di guerra, fu ucciso in Iraq, dove divampava le seconda Guerra del Golfo, iniziata 12 mesi prima, con l’invasione dell’Iraq da parte di una coalizione multinazionale guidata dagli Stati Uniti con l’obiettivo dichiarato di deporre Saddam Hussein.

Enzo Baldoni aveva 54 anni. Nato a Città di Castello (Perugia), divenuto un copywriter affermato, in età adulta, per passione, si era avvicinato al giornalismo.

Era entrato in Iraq con un accredito stampa del settimanale italiano Diario. Cinque giorni prima era stato rapito lungo la strada tra Najaf e Bagdad da una organizzazione probabilmente collegata con Al Quaeda. Per la sua liberazione, i sequestratori avevano chiesto al governo italiano il ritiro dal territorio iracheno delle truppe italiane impegnate nella operazione italiana di pacekeeping Antica Babilonia, autorizzata dall’ONU (2003-2006) che aveva la base principale a Nassiriya.  I rapitori diedero un ultimatum di 48 ore. A nulla valsero le richieste di clemenza dei familiari. Enzo Baldoni fu ucciso. La sua esecuzione fu filmata. Il video fu inviato alla tv satellitare del Qatar, Al Jazeera. Le responsabilità della sua uccisione non sono state accertate.

La sua storia è ricostruita da Ossigeno su Cercavano la verità (giornalistiuccisi.it), l’archivio online che raccoglie la documentazione relativa alle storie dei trenta giornalisti italiani uccisi da mafie, terrorismo e in zone di guerra e crisi. LEGGI

Il suo nome e la sua vicenda sono stati ricordati da Ossigeno lo scorso 5 maggio 2026, a Roma, alla Casa del Jazz, nel corso dell’iniziativa promossa per celebrare la prima giornata nazionale in ricordo delle vittime della libera informazione, istituita nel 2026 con la legge n.1592. Prima del convegno dal titolo ““Il giornalismo fra minacce e querele“, promosso in collaborazione con l’Ordine dei Giornalisti del Lazio, è stato reso omaggio al Pannello della memoria, in cui Ossigeno ha raccolto dal 2016 i ritratti dei 30 colleghi uccisi. Immagini scelte dal Dipartimento per l’editoria e l’informazione per la pubblicazione dell’elenco dei colleghi uccisi, come previsto dalla legge, sul proprio sito.

CHI ERA – Enzo Baldoni si trovava a Bagdad per realizzare un reportage, come aveva fatto in varie aree di crisi  dell’Europa, dell’Asia e del Sud America. Pubblicava sul suo blog Bloghdad ciò che osservava e i suoi interrogativi: nelle pagine tutt’ora consultabili online (su enzobaldoni.com) si alternano la cronaca e le dichiarazioni del suo impegno per aiutare la popolazione civile. In Iraq si impegnò anche come volontario della Croce Rossa.

IL BLOG – Ossigeno invita a leggere su www.giornalistiuccisi.it il racconto, firmato con lo pseudonimo Zonker, che Enzo Baldoni scrisse il 15 agosto 2004, pochi giorni prima di essere rapito e ucciso. Il giornalista racconta la prima volta in cui si trovò davanti a un bradley, un carro armato americano. In quelle ore gli americani stavano accerchiando Bagdad. Baldoni e altri volontari stavano trasportando un carico di medicinali. Nei paraggi si sentivano raffiche e colpi di mortaio. Credeva che quel bradley non lo avrebbe risparmiato, invece lo fece. Alla vista del carro armato il pensiero di Baldoni andò al suo collega e amico Raffaele Ciriello, il reporter italiano ucciso due anni prima, il 31 marzo 2002, a Ramallah, in Cisgiordania, crivellato da una raffica di pallottole, mentre stava documentando un rastrellamento eseguito dall’esercito di Tel Aviv.

Vedi il Pannello della Memoria di Ossigeno (vedi)

Leggi il racconto “Il primo Bradley non si scorda mai”

Leggi il reportage “La crociata dei bambini”

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