Memoria. Fabio Polenghi, fotoreporter di Monza, fu ucciso 16 anni fa a Bangkok
Era un freelance- Stava filmando una manifestazione – Fu colpito da un proiettile dell’esercito – L’impegno dei familiari – La sua storia su Ossigeno
di Luciana Borsatti – OSSIGENO 18 maggio 2026 – Sedici anni fa, il 19 maggio 2010, Fabio Polenghi, 48 anni, fotoreporter freelance italiano, è stato ucciso a Bangkok da un proiettile sparato dalle file dell’esercito thailandese. Fu colpito mentre filmava la repressione armata della protesta del movimento antigovernativo delle Camicie rosse.
>Aveva una grande passione per i reportage dall’estero, tra Asia, Africa e America Latina, dove da almeno un decennio – dopo aver lavorato nel mondo della moda, tra Milano, Londra e Parigi – aveva scelto di andare per documentare in particolare i problemi sociali che incontrava. A distinguere la sua storia, da altre vicende di colleghi uccisi mentre svolgevano il loro lavoro, è il fatto che alla sua morte è seguito anche un processo penale, in Thailandia, per accertare i responsabili della sua uccisione. A battersi per avere giustizia fu in particolare la sorella Elisabetta, ma la sentenza del processo, giunta il 29 maggio 2013, affermò solo una verità parziale: Fabio era stato colpito alla schiena da un proiettile di fucile M16, in dotazione ai militari, mentre correva con i “rossi” che tentavano di sfuggire all’offensiva dell’esercito, che quel giorno causò almeno una quindicina di altre vittime e il ferimento di tre giornalisti stranieri (un collega giapponese, Hiro Muramoto, aveva già trovato la morte il 10 aprile). Ma non si seppe mai chi aveva la responsabilità diretta della sua uccisione. L’assalto finale dell’esercito contro i manifestanti, accampati nel centro delle capitale, era giunto due mesi dopo l’inizio delle proteste per ottenere elezioni anticipate, e settimane di scontri che avevano già causato decine di morti e di feriti da entrambe le parti.
La storia di Fabio Polenghi contiene dunque una serie di nodi problematici ancora attuali: dal ruolo dei freelance nella copertura delle aree di guerra e di crisi alle difficoltà di ottenere una verità processuale sull’uccisione di giornalisti in quelle circostanze, e dunque una fine della impunità dei responsabili. Eppure, la sua vicenda resta poco conosciuta in Italia e perfino tra i giornalisti, probabilmente perché nessun comitato o gruppo editoriale si sono mai fatti carico di preservarne negli anni la memoria. E questo nonostante l’impegno infaticabile della famiglia e i particolare della sorella Elisabetta, poi scomparsa prematuramente, nei primi anni dopo l’uccisione di Fabio. Eppure sul sito ufficiale che ricorda il fotoreporter milanese, nato a Monza nel 1962, campeggia ancora la scritta “Freedom of information guarantees human rights”.
“Non si tratta solo di Fabio – vi si legge – si tratta di affermare dei diritti umani fondamentali, la vita, la libertà di informazione, in difesa della democrazia. Se accettiamo con facilità che i reporter possano essere uccisi senza pretendere chiarezza, diventiamo complici di tutte le violazioni che quotidianamente vengono commesse”. “L’obiettivo di questo sito – si afferma inoltre -è quello di ricordare Fabio e il suo lavoro, attraverso le sue immagini che raccontano meglio di mille parole il suo amore per l’umanità e la giustizia. E in secondo luogo lavorare perché non si ripetano tragedie come quella di Fabio. Perché chi vuole testimoniare, raccontare quello che accade nel mondo con impegno sociale e civile, non debba morire per questo”.
Tanto più dunque anche la figura e la storia di Fabio Polenghi dovrebbero venire illuminate dalle iniziative previste per la Giornata nazionale in memoria dei giornalisti uccisi , istituita per legge il 29 aprile scorso e che dovrebbe essere celebrata ogni anno a partire dal 3 maggio prossimo, data scelta per il suo coincidere con la Giornata mondiale della libertà di stampa dell’Unesco. Una legge che prevede fra l’altro che le università, le scuole di giornalismo e gli istituti scolastici di ogni ordine e grado promuovano iniziative per commemorare i giornalisti uccisi e approfondire i temi legati alla libertà di stampa, e che alla materia vengano riservati spazi nell’informazione del servizio pubblico. Inoltre, il provvedimento dispone che nel sito della Presidenza del Consiglio dei ministri – Dipartimento per l’Informazione e l’Editoria sia pubblicato l’elenco dei giornalisti uccisi. Cosa che è stata fatta, pubblicando i ritratti e i nomi dei 30 giornalisti italiani uccisi dal 1960 ad oggi traendoli proprio dal sito “Ossigeno – Cercavano la verità” www.giornalistiuccisi.it . Un riconoscimento del fatto che il lavoro di Ossigeno per l’informazione fornisce un’informazione completa e oggettiva, e in costante aggiornamento, sui giornalisti che hanno perso la vita a causa della loro professione.
Elisabetta Polenghi aveva ben chiaro il significato universale della tragica fine del fratello. Il suo ultimo progetto era stato quello di costruire, proprio a Bangkok, un monumento per la libertà di informazione e la tutela dei diritti umani, in memoria non solo di Fabio ma di tutti i caduti sui fronti di guerra e in contesti difficili. Doveva essere un portale sull’acqua, per il quale già nel 2013 erano in corso contatti con le autorità locali, dedicato anche a tutte le altre vittime degli scontri in cui perse la vita il fratello. Un progetto visionario che non a caso era stato concepito per la capitale thailandese, dove la vicenda di Fabio era allora molto nota tra i colleghi stranieri e la popolazione locale.
E’ arrivato il momento che anche l’Italia ricordi un fotoreporter coraggioso e generoso nel lavoro qual era Fabio Polenghi, e tragga dalla sua storia – e da quelle dei suoi colleghi uccisi dalle mafie, dal terrorismo e dai conflitti all’estero – le ragioni e lo stimolo per una maggiore attenzione al contesto di intimidazioni e minacce in lavorano i giornalisti in Italia (come è documentato dai rapporti di Ossigeno) e per offrire maggiori tutele a quanti rischiano la vita per documentare le guerre e le grandi crisi del mondo. LB
Leggi qui la storia di Fabio e tutti gli approfondimenti su di lui


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