Editoriale

Per Viminale 12 volte meno minacce di Ossigeno

Il Ministero dell’Interno tiene conto soltanto delle notizie di reato lasciando fuori chi non denuncia, gli abusi e le querele pretestuose

C’è una notevole differenza (da 6 a 12 volte) fra il numero di intimidazioni ai giornalisti in Italia segnalato dalle statistiche del Ministero dell’Interno e il numero delle stesse pubblicato da Ossigeno per l’Informazione. Quelle pubblicate da Ossigeno sono molto più numerose. Come si spiega una così notevole differenza?

A questa domanda, rivolta da più giornalisti, Ossigeno risponde così: dipende dal fatto che i criteri di monitoraggio adottati differiscono, come noi abbiamo potuto accertare e come tutti dovrebbero essere in grado di fare, confrontando il Metodo Ossigeno pubblicato già da anni, e il metodo impietato dal Centro del Ministero dell’Interno che però non è stato ancora reso noto. Sarebbe ora di farlo, come fa chiunque pubblica una statistica e vuole che essa sia apprezzata e compresa.

Intanto chi vuole capire come stanno le cose può apprenderlo leggendo qui di seguito.

IL VIMINALE – Il 10 gennaio 2020, durante la riunione al Viminale del “Centro di coordinamento per le attività di monitoraggio, analisi e scambio di informazione sugli atti intimidatori nei confronti dei giornalisti”, il Ministero dell’Interno ha definito “sostanzialmente stabile” l’andamento di questo fenomeno negli ultimi due anni e ha indicando in 74 il numero di atti di questo tipo rilevati nel 2019, rispetto ai 73 del 2018.

Il comunicato ufficiale aggiunge che “tali episodi (del 2019, ndr) sono riconducibili a matrici e motivazioni di diversa natura, inquadrabili in macro aree: atti provenienti da ambienti della criminalità organizzata (14 episodi nel 2019), atti riconducibili a motivazioni socio-politiche (28 episodi nel 2019) e atti provenienti da altri contesti (42 episodi nel 2019)”.

OSSIGENO – Nello stesso biennio Ossigeno per l’Informazione ha rilevato il seguente numero di intimidazioni e minacce nei confronti di giornalisti e blogger: 433 nel 2019, 959 nel 2018. Il notevole divario da un anno all’altro non rispecchia un miglioramento della situazione, ma riflette gli effetti di una sostanziale riduzione delle risorse economiche e professionali dell’Osservatorio disponibili per osservare il fenomeno.

COSA DIFFERISCE – I dati di Ossigeno e del Viminale non sono in contrasto. Il divario sembra dovuto semplicemente ai differenti criteri di monitoraggio e alla diversa estensione dei campi osservati.

Non deve sorpendere che il Viminale non prenda in considerazione  tutto quel che riguarda il comparto giustizia (liti temerarie, querele infondate, assoluzioni, archiviazioni, condanne), che è tantissimo, come rivelano i dati del Ministero della Giustizia pubblicati nel 2016 (sono migliaia ogni anno le querele pretestuose e infondate (Leggi il dossier TACI O TI QUERELO). Recentemente sono stati confermati dall’Istat secondo cui in pochi anni il numero di querele infondate è quasi raddoppiato e nel solo 2017 ben 64 giornalisti sono stati condannati a pene detentive per il reato di diffamazione a mezzo stampa aggravata dall’attribuzione di fatto determinato, condanne che secondo le istituzioni internazionali hanno un effetto intimidatorio innegabile.

IL METODO OSSIGENO – I criteri di monitoraggio di Ossigeno sono dichiarati e trasparenti. Sono esposti nella metodologia pubblicata fin dal 2014, nota a tutte le istituzioni e a chiunque voglia prenderne conoscenza (leggi). In base a essa, Ossigeno non si limita a conteggiare le intimidazioni e le minacce per le quali i giornalisti presentano una denuncia formale alla polizia o per le quali la stessa polizia acquisisce direttamente una notizia di reato.

Ossigeno va oltre questo limite, prende in considerazione ulteriori episodi:

1) quelli che riguardano blogger, fotoreporter e videomaker;

2) quelli che, pur rappresentando violazioni del diritto all’informazione (com’è configurato dall’articolo 10 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo), non si traducono in una notizia di reato, sia perché non vengono denunciati formalmente agli inquirenti (per vari e comprensibili motivi), sia perché non sono perseguibili a termini di legge;

3) gli  atti di deliberato ostacolato accesso all’informazione (come l’esclusione selettiva da conferenze stampa o da eventi pubblici),

4) abusi ingiustificabili (come il sequestro degli archivi e degli strumenti di lavoro dei giornalisti da parte di organi della polizia giudiziaria senza mandato del giudice o la contestazione di minacce al cronista che ha semplicemente telefonato a un giudice, l’allontanamento forzato di cronisti da luoghi pubblici dove si stanno verificando fatti di interessi generale, esempi che si riferiscono a episodi recenti, recentissimi).

Ossigeno ritiene che sia necessario tenere sotto osservazione questo più ampio universo se si vuole conoscere in modo più completo l’estensione e l’andamento del fenomeno e per conoscere quegli episodi che richiedono una particolare e urgente assistenza delle vittime. ASP e GFM

Leggi il comunicato diffuso dal Ministero dell’Interno https://www.interno.gov.it/it/notizie/riunito-tavolo-monitoraggio-atti-intimidatori-giornalisti

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