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Reggio Emilia. Gabriele Franzini assolto dalla querela da 2,1 milioni di euro

Ha pubblicato una notizia vera, attingendo a fonti ufficiali, con una “sostanziale corrispondenza tra i fatti come accaduti e i fatti come narrati” 

OSSIGENO 17 luglio 2026 – Sei anni fa il giornalista Gabriele Franzini, direttore di Reggionline e TeleReggio  fu querelato delle aziende del gruppo industriale Ferrarini, che gli chiesero 2,1 milioni di euro di danni, cifra poi ridotta a 190 mila euro. La sua presunta colpa: avere gonfiato l’esposizione debitoria delle società riconducibili alla famiglia, quantificandola in 850 milioni di euro. Adesso è stato assolto con una sentenza secondo la quale ha “correttamente esercitato il diritto costituzionale di libertà di manifestazione del pensiero nella sua accezione di diritto di cronaca giornalistica”. Così si legge nelle motivazioni della sentenza con cui il 16 marzo scorso il Tribunale di Reggio Emilia lo ha assolto dall’accusa di diffamazione. (vedi Ossigeno).

IL PROCESSO – Nel 2020 i fratelli Luca, Lucio, Lisa e Maria Licia Ferrarini, insieme alle tre principali aziende del gruppo, avevano querelato Franzini per un servizio giornalistico di Telereggio in cui aveva ricostruito l’esposizione debitoria delle società riconducibili alla loro famiglia. Nel servizio contestato Franzini analizzava, oltre al passivo delle tre aziende in concordato, anche quello delle società della famiglia Ferrarini in Italia e in Lussemburgo e i debiti personali dei singoli componenti. L’indebitamento complessivo del gruppo Ferrarini veniva quantificato in 850 milioni, comprensivi di debiti infragruppo e fidejussioni. Secondo i fratelli Ferrarini la cifra riportata nel servizio era stata gonfiata e, dopo averlo querelato per diffamazione, avevano chiesto 2,1 milioni di euro di danni quali parti civili. La richiesta era poi stata rimodulata in 190mila euro, di cui 100mila euro per il gruppo Pini, nuovo proprietario di Ferrarini spa.

LA SENTENZA – Per la giudice Silvia Semprini, invece, quanto affermato dal giornalista trova riscontro. In sostanza, Franzini “ha pubblicato una notizia vera, dopo avere attinto da fonti informative ufficiali”, con una “sostanziale corrispondenza tra i fatti come accaduti e i fatti come narrati…[…]…La notizia è stata riportata in maniera completa ed è stato rispettato il limite della continenza espressiva”, con “una forma espositiva improntata a chiarezza e priva di espressioni lessicali offensive”. Quello di Franzini, difeso dagli avvocati Giuseppe Benassi e Andrea Mattioli. è stato “l’esercizio di un potere-dovere, conferito al giornalista, di portare a conoscenza dell’opinione pubblica fatti, notizie e vicende interessanti la vita associata”. LT

 

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