Restiamo umani, scriveva Vittorio Arrigoni, rapito e ucciso 15 anni fa a Gaza
Dalla “Striscia” denunciava le dure condizioni di vita dei palestinesi. La sua storia su Ossigeno-Cercavano la verità
OSSIGENO 14 aprile 2026 – “Restiamo umani” era il motto di Vittorio Arrigoni, attivista e cronista italiano che firmava Vik le sue corrispondenze da Gaza, dove fu rapito e ucciso nel 2011, 15 anni fa. La sua era una delle poche voci italiane che si levavano dalla Striscia per documentare le gravi restrizioni imposte dal governo israeliano in quel territorio.
Vittorio fu ucciso dopo essere stato rapito, mostrato legato e bendato da terroristi che diffusero un video su YouTube. Aveva trentasei anni. Era il 15 aprile 2011 quando giunse la notizia della sua uccisione. Non è stata compiuta giustizia, nonostante nel 2012 la Corte militare di Gaza abbia individuato quattro responsabili.
La storia di Vik è ricostruita in dettaglio da Ossigeno sul sito “Cercavano la verità” www.giornalistiuccisi.it che, con documenti e testimonianze, racconta le storie di trenta giornalisti italiani uccisi mentre svolgevano il loro lavoro (leggi).
CHI ERA – Vittorio Arrigoni era nato a Besana (Monza e Brianza). Fin da ragazzo si interessò alla difesa dei diritti umani. Si recò nei Paesi dell’Est Europa, in Perù, in Africa e infine si trasferì nella Striscia di Gaza da dove raccontò le drammatiche condizioni di vita dei palestinesi nei campi profughi. Per questa sua attività subì numerose minacce, carcere ed espulsioni.
DAVA VOCE AI SENZA VOCE – “Arrivò a Gaza perché voleva difendere i diritti di pescatori e contadini vittime dei cecchini”, ha raccontato a Ossigeno Egidia Beretta, la madre di Vittorio Arrigoni che dal giorno della morte del figlio si è impegnata a tramandare i valori in cui credeva, soprattutto fra i più giovani. L’11 maggio 2023, al convegno promosso da Ossigeno per celebrare la 30ma Giornata Mondiale per la libertà di stampa in ricordo dei giornalisti italiani uccisi (vedi), Egidia Beretta ha ricordato: “Quando Il Manifesto gli chiese di dare voce ai senza voce non ebbe esitazioni, accettò. Un giorno il console italiano gli propose di partire sottolineando che era l’ultima occasione. Lui rispose: io da qui non mi muovo. ‘Gaza. Restiamo umani’, ancora oggi, è l’unico documento che abbiamo di quello che è successo. Dalle sue parole transumava profonda pietà per gli innocenti”. GPA


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