Roma. Al via causa lavoro del giornalista licenziato per una domanda scomoda
Ci sono tanti altri casi analoghi di cui non si parla, dice Gabriele Nunziati, ex inviato dell’Agenzia Nova a Bruxelles
OSSIGENO 27 giugno 2026 – Ci sono tanti altri casi analoghi al mio di cui non si parla, ha detto il 9 giugno 2026 Gabriele Nunziati, ex inviato dell’Agenzia Nova a Bruxelles. Il giornalista lo ha detto a Roma, dove ha avuto inizio il processo per la causa di lavoro da lui promossa per ingiusto licenziamento contro l’Agenzia Nova.
IL FATTO – A ottobre 2025, inviato a Bruxelles dall’Agenzia, durante una conferenza stampa, il giornalista ha rivolto alla portavoce della Commissione UE, Paula Pinho la seguente domanda”: “Se la Russia dovrà pagare per la ricostruzione dell’Ucraina, Israele dovrà fare lo stesso per Gaza?” Una domanda corretta, attuale, ma politicamente imbarazzante. La portavoce non ha risposto. L’episodio ha fatto il giro del web con commenti positivi per il giornalista. Due settimane dopo Nunziati ha ricevuto dall’Agenzia Nova la lettera di fine rapporto da parte. Gli è stato contestato di avere posto una domanda “tecnicamente sbagliata” e ha reagito facendo causa.
SOLIDARIETA’ – Alla prima udienza presso il Tribunale del lavoro di Roma, insieme al giornalista, in segno di solidarietà, c’erano esponenti dell’Associazione Stampa Romana (che si è offerta di coprire le spese legali), di varie associazioni, del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, Amnesty International Italia, Articolo21, Fnsi, Associazione Stampa romana, Rete #NOBAVAGLIO, UsigRai e giornalisti in rappresentanza di diverse testate (leggi qui).
MOLTI CASI ANALOGHI – Gabriele Nunziati ha ringraziato per la solidarietà e ha commentato: “Ho ritenuto che fare causa fosse la cosa giusta, sia in difesa di quelli che sono i valori fondamentali della professione, sia per i tanti giovani giornalisti precari che cercano di fare al meglio questo lavoro tramite mille difficoltà e ostacoli. Ci tengo a dire che il mio non è un caso isolato, ce ne sono tanti altri che non ricevono la stessa attenzione. Se io oggi sono qui a poter almeno provare a battermi per i miei diritti è perché un sindacato, Stampa Romana, ha deciso di coprire le mie spese legali. Altrimenti io non sarei potuto essere qui. Non avrei avuto le possibilità economiche. In un sistema capitalistico, anche la giustizia diventa una questione di classe”. LT


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