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Violazioni verificate

Livorno. L’aggressione a Matteo Scardigli: cancella gli appunti o ti butto in acqua

Il cronista del Tirreno è stato accerchiato da alcuni esponenti del cosiddetto “popolo delle barchette” che protestava contro il Comune per lo sfratto dal Porto Mediceo, che diventerà un porto turistico. Tre indagati

OSSIGENO – 5 marzo 2021 – LIVORNO – Stava facendo il suo lavoro di cronista quando è stato accerchiato, minacciato e costretto da una persona che si è presentata falsamente come un poliziotto a cancellare i suoi appunti e a esibire il suo tesserino professionale di giornalista. È successo mercoledì 10 febbraio 2021 a Matteo Scardigli, giornalista collaboratore del quotidiano Il Tirreno, mentre per incarico del giornale seguiva una manifestazione di protesta. Immediata la solidarietà della direzione del giornale, in campo anche FNSI e Ast. Il presidente della Toscana Eugenio Giani ha espresso solidarietà al giornalista e ha aggiunto: «Mi auguro che le autorità chiariscano velocemente quanto accaduto e prendano adeguati provvedimenti».

I FATTI – Matteo Scardigli si trova davanti a Palazzo Rosciano, sede dell’Autorità portuale cittadina, ha appena terminato di seguire la manifestazione di protesta del “popolo delle barchette”, ovvero dei commercianti che da anni ormeggiano le proprie imbarcazioni, le ‘barchette’ appunto, nei fossi del quartiere Porto Mediceo, realizzato a immagine e somiglianza di Venezia. L’autorità portuale ha ormai siglato un accordo con un privato per la realizzazione del nuovo porto turistico e il popolo delle barchette deve lasciare Porto Mediceo, ma si oppone. La manifestazione ha inizio alle 15. Alle 18 esce dal palazzo la delegazione dell’”Associazione per la tutela e la conservazione delle tradizioni marinare e del porto Mediceo”. Matteo Scardigli, unico giornalista presente, si avvicina e raccoglie le ultime dichiarazioni dei rappresentanti dei circoli: Roberto Lippi, Paola Turio e Antonio Bellesi. Appunta tutto sullo smartphone. Mentre intervista i delegati un gruppetto di persone si avvicina e ascolta. Terminata l’intervista, Scardigli saluta e inforca la bicicletta per andarsene. A quel punto un uomo lo blocca e gli chiede di vedere gli appunti, vuole anche conoscere il suo nome e cognome.

L’AGGRESSIONE – Matteo Scardigli si è già fatto riconoscere a inizio manifestazione, presentandosi e citando il giornale per il quale scrive, come la deontologia impone, ma a quest’uomo non basta. Afferma di essere un poliziotto, insiste, impedisce al giornalista di ripartire e chiama vicino a sé altre cinque o sei persone, che accerchiano Scardigli. Il giornalista rimane calmo, spiega ancora una volta chi è e perché si trova lì, peraltro rimanendo fino alla fine riporterà sul giornale proprio la voce dei manifestanti e le loro impressioni dopo essere stati ricevuti dall’autorità portuale, ma l’uomo gli chiede con insistenza di mostrargli i documenti di identità e gli appunti che ha Scritto. Lo minaccia: «altrimenti ti butto in acqua». Scardigli esibisce il suo tesserino professionale, che gli viene strappato di mano e viene fotografato dal suo interlocutore, che poi lo costringe a mostrare gli appunti che ha scritto sullo smartphone e a cancellarli, continuando a minacciarlo. Scardigli deve obbedire. E’ accerchiato da persone ostili, non può allontanarsi prima di aver cancellato gli appunti. Le persone presenti, fra le quali i delegati dei circoli, assistono alla scena senza intervenire.

IL GIORNALISTA – Matteo Scardigli racconta a Ossigeno quanto avvenuto con voce calma: «Sono ormai quasi sette anni che scrivo per Il Tirreno, non mi era mai capitata una situazione del genere. Ho sentito una forte solidarietà dai colleghi e dal mio giornale, che si è subito mosso per difendermi e chiedere provvedimenti».

Le forze dell’ordine hanno acquisito i video dell’accaduto e avviato un’indagine, Matteo Scardigli è stato ricevuto dal prefetto di Livorno Paolo D’Attilio. Tre persone presenti alla manifestazione sono state iscritte nel registro degli indagati per i reati di sostituzione di persona (essersi spacciato per poliziotto), violenza privata e minacce aggravate.

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