Libertà di stampa

Telex. Cosci (Odg), fatti di Ostia spiegano quanto servono i giornalisti

Ci volevano loro, per puntare i riflettori sulla mafia locale. Perciò imbavagliare la stampa è come imbavagliare i  cittadini, dice vice presidente dell’Ordine nazionale

Questo messaggio di Elisabetta Cosci, vicepresidente del Consiglio nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, è stato inviato a “Ossigeno per l’Informazione” in occasione del Concerto che l’Osservatorio italiano sui giornalisti minacciati e le notizie oscurate con la violenza ha dedicato alla libertà di stampa. Il concerto a ingresso libero si svolge a Roma, alla Casa del Jazz, il 21 giugno 2018, nel quadro della Festa Europea della Musica.

“A Ostia, se non fossero arrivati i giornalisti non sarebbe accaduto nulla. Ci volevano loro, per puntare i riflettori sulla mafia ad Ostia”. Lo dice un giovane. Ha circa trent’anni. Lo ascolto al bar, mentre commenta con un amico la condanna di Spada e di Del Puerto (gli aggressori del giornalista Daniele Piervincenzi e del video operatore Edoardo Anselmi, ndr). Una frase intercettata mentre bevo un caffè. Mi fa riflettere…

Ma allora i giornalisti sono importanti? A qualcosa servono? A cosa? A sollevare le coperte e scoprire che sotto si può nascondere la melma, per esempio. A raccontare storie che i cittadini hanno diritto di conoscere. Eppure ormai da tempo sui social i giornalisti sono diventati per molti un capro espiatorio e come se non bastasse sono arrivati gli editti bulgari: giornalisti identificati, perquisiti, portati in caserma dalle forze dell’ordine, indagati. Imbavagliare la stampa significa imbavagliare noi stessi, cittadini di questo paese, con il nostro diritto, sancito dalla Costituzione, a essere informati, a conoscere quello che accade intorno a noi e quindi essere liberi di scegliere, di sapere, di agire. Libertà e informazione non sono solo parole, sono i nostri diritti.
——————————————-