Memoria

27 anni fa la strage di Mostar. Storia della troupe Rai di Trieste dilaniata da una bomba

Marco Luchetta, Alessandro Ota e Dario D’Angelo volevano filmare il dramma dei civili assediati nella parte orientale della città bombardata

OSSIGENO 27 GENNAIO 2021 – La drammatica storia del giornalista Marco Luchetta, del video operatore Alessandro Ota e del tecnico di ripresa Dario D’Angelo, è ricostruita in dettaglio, con vari documenti, sul sito “Ossigeno – Cercavano la verità” www.giornalistiuccisi.it  che ricostruisce anche le vicende di altri 29 giornalisti italiani uccisi mentre svolgevano il loro lavoro.

I tre cronisti erano i componenti della troupe televisiva inviata nella zona di guerra dalla Rai di Trieste. Dopo mesi di inutili tentativi, finalmente, il 28 gennaio 1994, i tre erano riusciti a raggiungere la martoriata parte est di Mostar dove volevano documentare, con interviste e immagini, i gravissimi rischi a cui era esposta la popolazione civile della città.

Le guerre balcaniche, innescate dalla disgregazione della Jugoslavia, divampavano. Quel giorno fatale i tre componenti della troupe avevano appena cominciato il loro lavoro quando rimasero uccisi dal proiettile di mortaio lanciato dagli assedianti.

Marco Luchetta,  Alessandro Ota e Dario D’Angelo erano consapevoli del pericolo. Ma erano stati autorizzati a raggiungere quella zona, assediata ed esposta a continui bombardamenti, dal comando UNHCR di stanza nella vicina Medjugorje, che li aveva fatti scortare fino al luogo in cui persero la vita.

Mostar, citta simbolo della Bosnia Erzegovina, era  divisa a metà: la parte ovest era controllata dalle truppe croate, la parte est era un ghetto musulmano sconquassato dai bombardamenti e bersagliato dai tiri dei cecchini. Due mesi prima le bombe avevano distrutto lo storico ponte medioevale, emblema della città.

Marco Luchetta e i suoi compagni furono autorizzati a raggiungere la parte più pericolosa della città quando ormai si preparavano a fare ritorno a Trieste a mani vuote. Il permesso fu concesso e il contingente militare della missione ONU scortò i tre cronisti.

Nei giorni successivi l’inchiesta giudiziaria avviata per accertare eventuali responsabilità si concluse senza esito. La morte dei tre cronisti fu attribuita a pura fatalità. ASP

 

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