Diffamazione, Anti-SLAPP, EMFA. Nessuna misura a effetto immediato in vista

Lo stato dell’arte tracciato in Parlamento. Cosa ha detto alla Camera il viceministro Sisto – Le richieste delle opposizioni

OSSIGENO 9 gennaio 2026 – I recenti gravissimi attacchi ai giornalisti italiani non hanno cambiato l’agenda legislativa del Governo  riguardo alla legislazione che riguarda la tutela della libertà di stampa, i modi di contrastare l’abuso delle denunce per diffamazione e la difesa del pluralismo dell’informazione. . Si è visto l’11 dicembre 2025 alla Camera dei Deputati, dove il viceministro della Giustizia, Francesco Paolo Sisto, ha risposto alle mozioni presentate dai gruppi parlamentari dopo l’attentato del 17 ottobre 2025 al giornalista RAI Sigfrido Ranucci, e discusse dopo l’assalto del 28 novembre successivo alla redazione de La Stampa. Il quadro tracciato nell’aula di Montecitorio non fa prevedere alcuna misura a effetto immediato e conferma che ci vorrà tempo prima di vedere applicati in Italia le prescrizioni della Direttiva Anti-SLAPP e dell’European Freedom Act

Il vice ministro Francesco Paolo Sisto ha così descritto gli impegni del Governo. Sulla diffamazione a mezzo stampa, ha rinviato al disegno di legge  all’esame del Parlamento (Atto Senato n. 466), ricordando che esso prevede l’estensione della disciplina di cui alla legge n. 47 del 1948 ai quotidiani online, la modifica della disciplina del diritto di rettifica, l’introduzione di più precisi criteri di determinazione del danno da diffamazione ai fini del risarcimento, la riformulazione del delitto di diffamazione di cui all’articolo 595 del codice penale, eliminando ogni riferimento alla pena della reclusione e, contestualmente, inasprendo il trattamento sanzionatorio relativo alla pena pecuniaria. una riscrittura della disciplina del segreto professionale, di cui all’articolo 200 del codice di rito penale, estendendola anche ai giornalisti professionisti e pubblicisti iscritti al rispettivo albo, riguardo ai nomi delle persone delle quali i medesimi hanno ricevuto notizie a carattere fiduciario nell’esercizio della loro professione (cosiddetta “fonte”), tranne che nei procedimenti concernenti fatti coperti dal segreto di Stato, all’evidente fine di eliminare un possibile ostacolo all’accertamento della verità nei procedimenti aventi ad oggetto gravi reati potenzialmente idonei ad arrecare danno agli interessi del nostro Stato”.

Sulla Direttiva UE Anti-SLAPP 2024/1069, il viceministro ha detto che “il Governo sta elaborando un testo in base al quale verrà delegato ad adottare uno o più decreti legislativi per il recepimento nella normativa nazionale”. Sul regolamento europeo sulla libertà dei media (European Media Freedom Act-EMFA), entrato in vigore il 7 maggio 2024, ha detto che “pur avendo esso un’efficacia immediata e diretta in tutti gli Stati membri, molte delle sue disposizioni hanno un contenuto generale e richiedono atti attuativi”. Ha precisato che “sono necessari solo minimi interventi di allineamento che possono avvenire, per la maggior parte, in via provvedimentale e ai quali sta provvedendo l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni”.

EMFA E RAI – Per gli effetti che riguardano la governance della RAI non è così. “L’unico intervento legislativo nazionale giudicato necessario e urgente – ha detto il il viceministro Sisto – riguarda in particolare, l’articolo 5 del regolamento sui media di servizio pubblico. Proprio per adeguare la disciplina nazionale al regolamento, è stato elaborato un progetto di legge, condiviso tra le diverse forze politiche, recante “Modifiche al testo unico dei servizi di media audiovisivi, di cui al decreto legislativo 8 novembre 2021, n. 208”, attualmente in corso di esame da parte del Senato, e derivante dalla congiunzione dei disegni di legge nn. 162​, 199, 611, 631, 1242, 828, 1257, 1481, 1521, 1570 e 1589.” Ha aggiunto che anche “alcune disposizioni del regolamento prevedono l’emanazione di ulteriori atti e linee guida, a cura della Commissione europea, spesso con il supporto del Media Board (che ha già avviato la sua attività), di cui si è attualmente ancora in attesa”. Ha concluso ricordando alcune iniziative del Dipartimento per l’informazione e l’editoria della Presidenza del Consiglio. (leggi il testo integrale dal resoconto stenografico ).

Il dibattito – Nelle dichiarazioni di voto, i deputati dell’opposizione si sono dichiarati insoddisfatti per il mancato accoglimento delle loro sollecitazioni e delle numerose iniziative correttive sollecitate nelle loro mozioni. La discussione si è conclusa si è conclusa con l’approvazione della mozione Montaruli

Nel corso del dibattito l’on. Federico Cafiero De Raho (M5S) ha ricostruito la vicende dell’attentato a Sigfrido Ranucci definendolo “un gravissimo attacco alle libertà democratiche” che “svela indiscutibilmente un quadro preoccupante”. Ha ricordato la grave vicenda dei giornalisti spiati attraverso lo spyware israeliano Graphite aggiungendo che “ad oggi la reticenza del Governo italiano su una vicenda di inaudita gravità non ha permesso di comprendere ed accertare le responsabilità eventualmente anche di apparati esteri nello spionaggio di giornalisti italiani”. Ha citato i dati di Ossigeno che confermano che l’Italia rimane il Paese europeo con più giornalisti minacciati, con più giornalisti sotto scorta o protetti dalle forze dell’ordine con altre forme di tutela. hanno spiegato  perché l’italia ha perso 8 punti nella graduatoria di Reporters Sans Frontieres e ha sollecitato il Governo ad assumere una serie di iniziative per la protezione dei giornalisti e per contenere l’abito delle querele per diffamazione.

Roberto Giachetti (IV) ha ricordato le pressioni sul servizio pubblico radiotelevisivo, la scarsa indipendenza editoriale, i contratti precari, la concentrazione della proprietà dei media, con la conseguente riduzione del pluralismo, il funzionamento della Commissione vigilanza sulla RAI con l’ostruzionismo da parte della maggioranza e ha chiesto la promozione di una riforma complessiva della governance del servizio pubblico.

Elisabetta Piccolotti (AVS) ha definito la situazione gravissima, poiché vede l’Italia scivolare costantemente in basso nelle classifiche internazionali sulla libertà di informazione e di stampa. “Quello che lei ci ha detto qui e i pareri che ha espresso sulle mozioni – ha detto rivolgendosi al vice ministro Sisto – dimostra un completo disinteresse del Governo rispetto alla tutela dell’indipendenza dell’informazione e dimostra forse anche qualcosa di peggio, ossia che c’è una volontà di controllo politico dell’informazionea”. A proposito dell’annunciata vendita delle testate del gruppo GEDI ha sollecitato una discussione parlamentare per dare una prospettiva di garanzia del pluralismo dell’informazione nel nostro Paese. Occorrono, ha aggiunto, norme molto più coraggiose di quelle che lei ha descritto, problemi enormi inerenti la libertà di informazione in Italia, considerato che decine e decine di giornalisti sono minacciati dalla mafia, un numero altissimo che ci fa, in qualche modo, conquistare il record negativo in Europa. Infine ha ricordato il problema delle querele temerarie, che non è un semplice e banale problema di diritto delle persone offese e diffamate, ma una pratica intimidatoria messa in atto contro giornalisti e giornaliste per cercare di tappare la bocca a loro e silenziare le loro inchieste. In Italia sono stati spiati dei giornalisti in violazione delle norme a loro protezione con software in uso esclusivamente al Governo italiano e ai Servizi segreti. Inoltre, ha concluso, abbiamo assistito a sequestri nelle redazioni dei giornali che dovrebbero essere illegali e che non lo sono ancora, perché fate con una mano le norme e con l’altra mano, quella ipocrita, cercate di allungarne il processo di approvazione, le nascondete nei cassetti e fate in modo che si perdano nel porto delle nebbie”.

Antonio D’Alessio (AZ-PER-RE) ha parlato della pretestuosità delle querele ai giornalisti ricordando che quasi il 70 per cento dei procedimenti per diffamazione viene archiviato nella prima fase. Ciò significa, ha detto, che molte di queste azioni non cercano giustizia, ma cercano silenzio, cioè sono strumenti di condizionamento e non strumenti di tutela. La Corte costituzionale, come la Corte europea dei diritti dell’uomo, ci ha chiesto più volte di intervenire. Su questo siamo ancora un Paese sguarnito di un sistema concreto che tuteli e garantisca quei diritti. 

Stefano Graziano (PD) ha detto che ciò che è accaduto a un famoso giornalista d’inchiesta di Report è il segno di quello che si sta verificando in questo Paese: è un segno non positivo, è un segno grave, è un segno che innesca meccanismi preoccupanti da questo punto di vista. Oggi la Commissione di vigilanza Rai ha discusso di dare un verbale secretato alla magistratura, lo ha chiesto anche l’Autorità per la privacy. E’ un segnale preoccupante, e io penso che noi su questo dovremmo riflettere tutti insieme: perché accade una cosa del genere? Che cosa fa accadere una cosa del genere in un sistema che deve essere, ed è, un sistema democratico? C’è poi la vicenda di Paragon, un’altra vicenda sconcertante. Il Governo ancora non dà risposte e noi non conosciamo che cosa realmente sia accaduto. Sul Freedom Act, ha concluso, la proposta di legge presentata dalla maggioranza al Senato va nella direzione esattamente opposta a quella che chiede questo regolamento europeo, che doveva essere attuato entro agosto del 2025 e invece non lo è stato, con il rischio ulteriore di un’infrazione comunitaria da parte dell’Italia.

Leggi tutte le mozioni, presentate dopo l’attentato a Sigfrido Ranucci:

n. 1-00519 Cafiero De Raho, Graziano, Piccolotti ed altri ,

n. 1-00524 Montaruli, Candiani, Paolo Emilio Russo, Alessandro Colucci ed altri

n. 1-00528 Grippo ed altri e

n. 1-00529 Boschi ed altri

ASP

 

 

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