Cassazione rigetta ricorso Fininvest contro il libro-intervista a ex pm Ingroia
L’azienda della famiglia Berlusconi dovrà pagare le spese legali agli autori, i giornalisti Sandra Rizza e Giuseppe Lo Bianco del Fatto Quotidiano
OSSIGENO 3 marzo 2026 – La Corte di Cassazione, Terza Sezione Civile presieduta dalla giudice Antonietta Scrima, a dicembre dello scorso anno ha rigettato il ricorso della Fininvest Spa e ha assolto i giornalisti de ‘Il Fatto Quotidiano’ Sandra Rizza e Giuseppe Lo Bianco e l’ex magistrato Antonio Ingroia dall’accusa di avere diffamato l’azienda della famiglia Berlusconi che ora, dopo tre gradi di giudizio dovrà rifondere le spese legali. I giornalisti sono stati difesi dagli avvocati Caterina Malavenda e Valentino Sirianni.
I giornalisti nel 2012 avevano pubblicato per l’editore Chiarelettere il libro “Io so – La verità sui rapporti tra mafia e Stato”, la Fininvest si era ritenuta diffamata e aveva citato per danni gli autori e l’intervistato, chiedendo un milione di euro di risarcimento.
Il volume, con una lunga e approfondita intervista ad Antonio Ingroia, ex procuratore aggiunto di Palermo, racconta venti anni di berlusconismo, le stragi e le bombe del ’92-93, la nascita della Seconda Repubblica, la corruzione del sistema, l’attacco alla Costituzione e alla magistratura, la debolezza della sinistra, le indagini sulla cosiddetta trattativa, il conflitto con il Quirinale e la difficoltà di ricostruire la verità sui rapporti tra mafia e Stato.
LA SENTENZA – La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della Fininvest perché, a dodici anni dall’instaurazione del procedimento civile, ha ritenuto corretta e ben argomentata la decisione della Corte d’appello di Palermo, che aveva ricondotto il libro-intervista nell’alveo della scriminante del diritto di critica, che gli stessi autori avevano dichiarato apertamente sin dall’introduzione del libro, e non di cronaca giudiziaria, come sostenuto dal ricorrente.
La giudice Antonietta Scrima ha stabilito anche che “a fronte della sostanziale verità dei fatti, sui quali si basava la critica, non possano che essere ritenute irrilevanti le mere inesattezze rilevate dalla ricorrente Fininvest”, e ha ritenuto priva di fondamento “la prospettazione secondo cui le tesi degli autori del libro si riferivano a ipotesi investigative che non avevano trovato riscontro nei processi penali a suo carico” e priva di sostanza anche l’argomentazione secondo cui “non poteva dirsi rispettato il principio di verità sostanziale”.
SANDRA RIZZA – “La Cassazione ha ritenuto il contenuto del nostro libro espressione del libero esercizio di critica – ha detto Sandra Rizza a Ossigeno –, come peraltro da noi affermato in premessa, e non di mera cronaca giudiziaria, rafforzando la nostra consapevolezza di avere agito sempre nel pieno rispetto delle norme deontologiche e di quelle di legge. La consideriamo una vittoria della libertà di stampa. La sentenza stabilisce in modo chiaro e definitivo che esercitando il libero esercizio del diritto di critica, protetto dall’art. 21 della Costituzione, possiamo oggi affermare in Italia l’esistenza di opacità ancora non chiarite nel percorso iniziale di approvvigionamento delle risorse da parte di Fininvest spa, senza incorrere in una condanna civile per risarcimento dei danni a causa di diffamazione”, ha concluso Rizza. LT


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