4 arrestati per l’attentato a Sigfrido Ranucci. Ora si cerca il mandante
Sono i presunti esecutori – Si sono avvalsi di appoggi e sostegni – L’operazione condotta dai carabinieri nelle provincie di Napoli e Avellino – Il giornalista ha ringraziato gli investigatori
- AGGIORNAMENTO – Indagato Lavitola, è il presunto mandante ++ L’imprenditore ed ex giornalista oggetto di una perquisizione (ANSA) – ROMA, 06 LUG – L’imprenditore ed ex giornalista-editore Valter Lavitola è indagato nel procedimento sull’attentato a Sigfrido Ranucci avvenuto nell’ottobre scorso a Roma. In base a quanto si apprende, Lavitola è stato oggetto di una perquisizione da parte dei carabinieri del Nucleo Investigativo di Roma e Frascati su mandato dei pm della Dda. Secondo gli elementi raccolti
, l’imprenditore – già in passato coinvolto in varie vicende giudiziarie – sarebbe il mandante dell’attentato.
OSSIGENO 7 luglio 2026 – Come si era intuito dal primo momento, l’attentato del 16 ottobre 2025 contro il giornalista Sigfrido Ranucci non fu opera di occasionali esecutori ma di criminali esperti che hanno avuto vari appoggi e uno o più mandanti e hanno potuto attuare il loro piano perché il livello di protezione del loro bersaglio non era adeguata al rischio a cui era esposto. Lo conferma lo sviluppo delle indagini dei carabinieri, che il 30 giugno 2026 hanno arrestato i presunti esecutori dell’attentato dinamitardo del 16 ottobre 2025 a Pomezia, vicino Roma. Quella sera fu fatto esplodere un potente ordigno davanti al cancello della villetta del conduttore di Report. L’esplosione causò la distruzione di due auto parcheggiate in strada e danneggiò il muro perimetrale (vedi Ossigeno).
“Sapevo che sarebbe avvenuto qualcosa – ha commentato Sigfrido Ranucci subito dopo gli arresti – ma, ovviamente, dalle indagini non è trapelato nulla. Adesso aspettiamo gli sviluppi. Ho voluto ringraziare personalmente il Nucleo investigativo dei Carabinieri e il dottor Carlo Villani, che mi aveva promesso che avrebbe chiuso le indagini ed è stato di parola. Adesso bisognerà capire i dettagli di tutta questa vicenda e capire se ci sono altri livelli. Da quello che ho capito – ha concluso il conduttore di Report – c’è chi ha organizzato, chi è stato complice, chi ha fornito assistenza legale, chi ha provato a distruggere le sim. Vedremo cosa accadrà ancora”
LE INDAGINI – Le indagini ora devono sciogliere il nodo cruciale: chi è, o chi sono, i mandanti? Quelli che dietro le quinte si sono serviti di un “commando” criminale a gettone, killer prezzolati pronti a colpire e a uccidere per la giusta cifra. L’operazione che ha portato agli arresti è avvenuta nelle prime ore del mattino del 30 giugno 2026 nelle province di Napoli e Avellino, ed è stata condotta dai carabinieri del Comando Provinciale di Roma, con la partecipazione dei militari dei Comandi Provinciali competenti per territorio. Secondo quanto ha riferito l’Ansa sono quattro le misure cautelari per detenzione di esplosivi e danneggiamento con l’aggravante del metodo mafioso. Tre le persone finite in carcere e una ai domiciliari (tre uomini e una donna), in esecuzione di un’ordinanza emessa dal gip del Tribunale di Roma su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia.
Le quattro persone sono gravemente indiziate, a vario titolo, dei delitti di detenzione, porto in luogo pubblico e uso di ordigno esplosivo, minaccia e danneggiamento, aggravati dall’aver agito in più di cinque persone e con modalità di tipo mafioso.
L’attività investigativa che ha portato agli arresti è stata lunga e complessa. Ha richiesto l’esame incrociato di tutti i sistemi di videosorveglianza pubblici e privati, rilievi tecnico scientifici e l’esame di tutti i tabulati telefonici della vasta cella interessata, consentendo di ricostruire in modo minuzioso le fasi preparatorie, esecutive e successive dell’attentato.
Il commando dei quattro arrestati, profilati dalla Dda di Roma come “trasfertisti della minaccia” proveniente dall’hinterland campano, specificamente arruolato per eseguire il lavoro sporco, avrebbe eseguito l’attentato su specifico mandato di terze persone, allo stato non ancora identificate, come “favore” e dietro compenso economico. Diverse migliaia di euro per piazzare un ordigno davanti al cancello della casa del giornalista già sotto scorta.
Gli indagati hanno tra i 22 e i 53 anni, gravitano tutti nei comuni di Nola, Cicciano e Avella, a cavallo tra le province di Napoli e Avellino e sono figure note alla giustizia locale, con alle spalle un background criminale apparentemente “comune” che però sono state capaci di un’azione pianificata a tavolino. La Procura di Roma contesta infatti l’aggravante delle modalità mafiose, perché il gruppo avrebbe agito in modo scientifico, con il coinvolgimento di più di cinque persone, compresa una donna e seguendo un preciso protocollo.
Sei giorni prima dell’attentato, tre dei membri del gruppo sarebbero partiti dalla Campania per raggiungere Pomezia, studiare le vie di fuga, i tempi del passaggio delle pattuglie, la posizione delle telecamere e la precisa ubicazione del cancello dell’abitazione di Ranucci. Per la fase operativa, invece, sul luogo dell’attentato la sera del 16 ottobre sarebbero tornati solamente in due, quelli che hanno trasportato l’ordigno e innescato la deflagrazione. Quindi si sono dati alla fuga secondo il piano precedentemente studiato nei dettagli.
LT


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