Questo episodio rientra tra le violazioni verificate da Ossigeno per l'Informazione

Agrigento. Si cerca uomo incappucciato che ha tentato di strangolare un giornalista

Gian Joseph Morici passeggiava nei pressi di casa. Il gesto di portare la sigaretta alla bocca lo ha salvato – Procura ha aperto un’inchiesta 

OSSIGENO 21 maggio 2024 – Gian Joseph Morici, 64 anni, direttore ed editore della testata online lavalledeitempli.net, la sera del 20 marzo scorso è stato aggredito da un uomo incappucciato mentre passeggiava fumando una sigaretta, a poche decine di metri dalla sua abitazione, nel centro storico di Agrigento. Il giornalista ha denunciato l’aggressione alla Questura. Gli investigatori della squadra mobile stanno cercando un possibile movente. La Procura di Agrigento, informata dell’aggressione, ha aperto un fascicolo d’inchiesta a carico di ignoti.

I FATTI – Gian Joseph Morici, come fa spesso, fumava una sigaretta passeggiando in una strada poco illuminata e poco trafficata a quell’ora della sera, distante poche decine di metri da casa sua. A un certo punto un individuo, che indossava una felpa con cappuccio, lo ha sorpreso alle spalle. Dopo averlo bloccato, ha cercato di stringergli il collo con una sorta di fascia rigida, ma ha dovuto desistere per la reazione della sua vittima. Gian Joseph Morici ha infatti cercato istintivamente di allontanare quella sorta di corda dalla gola, favorito dal fatto che la sua mano, che nello stesso istante dell’aggressione stava portando alla bocca per fare un tiro dalla sigaretta, era rimasta intrappolata fra il suo collo e la fascia rigida. Scalciando all’indietro, il giornalista ha colpito l’aggressore alle gambe, finché quello ha mollato la presa ed è scappato. Il giornalista, voltandosi, ha potuto notare che l’uomo in fuga indossava una felpa con cappuccio. Oltre allo spavento, Gian Joseph Morici ha riportato delle abrasioni al collo e al polso del braccio destro, causati dallo sfregamento contro la fascia rigida usata dal suo aggressore.

GIAN JOSEPH MORICI ha condotto spesso inchieste giornalistiche molto delicate, anche a livello internazionale. Si è occupato delle stragi di mafia di Capaci e di Via D’Amelio, di terrorismo, di connivenze con le istituzioni, di traffico di rifiuti nucleari e radioattivi e di altri reati ambientali sul territorio. In passato è già stato fatto oggetto di minacce, anche di morte.

“Non mi è facile capire la matrice di quanto mi è capitato – racconta a Ossigeno -, ma mi colpisce innanzitutto la modalità con cui si è consumata l’aggressione. Non rientra fra quelle della criminalità, organizzata o meno che sia. Si tratta di un gesto particolare, che non riesco a classificare, non so ricondurlo a soggetti o organizzazioni ben precise. E’ certo però che non permetto a nessuno di intimidirmi, e continuerò a fare ciò che ho fatto nel corso di tutti questi anni – continua il giornalista -. Spero solo, e non mi riferisco al mio caso in particolare, che da parte dello Stato ci sia una maggiore attenzione alla libertà di stampa, e per i tanti giornalisti che ogni giorno devono fare i conti con querele, vessazioni di vario genere e minacce o episodi violenti. Sono inaccettabili per un paese civile”.
Laura Turriziani

 

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