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Calabria. Ex editore condannato anche in appello per violenza ad Alessandro Bozzo

4 mesi di reclusione a Pietro Citrigno per aver costretto il giornalista che si è tolto la vita ad accettare un contratto di lavoro con meno tutele e una paga inferiore

OSSIGENO 9 ottobre 2021 – La Corte d’Appello di Catanzaro ha inflitto 4 mesi e 15 giorni di reclusione a Pietro Citrigno, ex editore di ‘Calabria Ora’ e de ‘L’Ora della Calabria’, quotidiani per i quali lavorava il giornalista Alessandro Bozzo, morto suicida il 15 marzo 2013 nella sua casa di Marano Principato, in provincia di Cosenza (leggi Ossigeno). Pietro Citrigno è stato riconosciuto colpevole di violenza privata nei confronti del giornalista suo dipendente.

In primo grado l’editore era stato condannato a 4 mesi di reclusione e al pagamento delle spese processuali. La sentenza d’appello ha confermato la stessa pena contro cui la Procura di Cosenza aveva fatto ricorso, ritenendola inadeguata alla gravità dei fatti contestati. I pm cosentini avevano chiesto 2 anni e mezzo di reclusione per Pietro Citrigno. I giudici d’appello hanno anche revocato le “statuizioni” che erano state decise per la parte civile, e condannato il Consiglio dell’Ordine dei giornalisti (costituitosi anch’esso parte civile) al pagamento delle spese di lite del primo grado. Le motivazioni della sentenza saranno chiarite non prima dei 90 giorni di rito.

LE VESSAZIONI E IL SUICIDIO – L’accusa di violenza privata contro l’editore è stata motivata con la modifica delle condizioni di lavoro imposta al giornalista, che fu costretto a firmare le sue dimissioni da redattore a tempo indeterminato e ad accettare un contratto a termine ed economicamente sfavorevole. Fu demansionato, precarizzato e vide davanti a sé un futuro incerto. Alessandro Bozzo si è ucciso, secondo il tribunale, dopo le vessazioni e le minacce di Pietro Citrigno, lasciando la moglie e una figlia di  4 anni. LT

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