Questo episodio rientra tra le violazioni verificate da Ossigeno per l'Informazione

Violazioni verificate

Giornalisti e polizia. Un caso a Trieste

Quattro agenti hanno ingiunto a una cronista di lasciare una conferenza per problemi di ordine pubblico segnalati dagli organizzatori

La professoressa Claudia Cernigoi, iscritta all’Ordine dei Giornalisti, ha inviato a Ossigeno la seguente circostanziata segnalazione di un episodio di cui è stata vittima e che l’osservatorio iscrive fra gli episodi di intimidazione e fra quelli che dimostrano la necessità di avviare un dialogo fra polizia e giornalisti per promuovere un più pieno rispetto delle prerogative degli addetti all’informazione, inziative che potrebbero svolgersi in ogni città per promuovere l’applicazione di un Codice di Condotta alla cui definizione ha contribuito Ossigeno Leggi il Codice

IL RACCONTO DELLA PROF CERNIGOI – Il 18 gennaio scorso si è svolto a Trieste il convegno così annunciato nella pagina Facebook del giornalista Fausto Biloslavo:    

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Si notino due cose: nell’angolo in alto a sinistra il logo del Comune di Trieste, sponsor dell’iniziativa, e l’invito di Biloslavo in calce “venite alla presentazione e giudicate”.  

Di conseguenza, dato che l’argomento mi interessa (il neofascismo ed i suoi svariati esponenti sono mio oggetto di studio), sono andata alla sala Bazlen, sala comunale, ed ho preso posto. Tempo un paio di minuti, mi sono trovata davanti quattro funzionari della Digos, e – quello che ritengo sia il dirigente – ha iniziato a dirmi che “cortesemente” era il caso che uscissi dalla sala, perché gli organizzatori del convegno avevano detto che sono “persona non grata” e quindi non potevo assistere alla presentazione. Io ho opposto un netto rifiuto, motivando con il fatto che la sala è comunale, e non si trattava di una riunione privata ma di un evento pubblico, inoltre sono giornalista iscritta all’albo e intendo far valere il mio diritto di cronaca.

A questo punto mi è stato fatto presente che se la mia presenza in sala crea un problema di ordine pubblico, perché sono sgradita a qualcuno, loro devono intervenire e farmi uscire. Da parte mia ho ribattuto che se la mia sola presenza silenziosa e immobile in una sala pubblica dà fastidio a qualcuno, è proprio questo qualcuno che crea un problema di ordine pubblico, perché io non sto commettendo alcun reato, mentre il “qualcuno” vuole impedirmi un mio buon diritto. Ho concluso, infine, che non sarei uscita con le mie gambe: che facessero firmare al Prefetto un’ordinanza per sgomberarmi e poi mi portassero via a forza, perché, a meno che non fosse successo qualcosa di grave nelle ultime due ore, di cui non ero ancora al corrente, siamo in una democrazia che dovrebbe garantire a me il diritto di assistere alle conferenze che mi interessano, e quindi, se il fastidio sorge da altri, io dovrei essere tutelata in questo mio diritto dalle forze dell’ordine, che non dovrebbero avallare i comportamenti intimidatori di altri.

A quel punto il gruppo Digos si è allontanato e quando Biloslavo ha iniziato il suo intervento di apertura ha premesso che “tutti hanno diritto a parlare” così come “tutti hanno diritto a partecipare”, e quindi finché ci sarà lui in una conferenza tutti possono restare in sala, facendo ovviamente anche il mio nome e cognome, cosicché fosse comprensibile a tutti quale fosse il problema.

Alla fine del convegno ho detto ai funzionari della Digos rimasti sul posto “quindi il problema della mia presenza lo avevate voi, non Biloslavo”, e mi sono sentita rispondere che il problema della mia presenza era stato sollevato da “qualcuno” (non meglio identificato), quindi loro volevano tutelarmi facendomi allontanare. No, ho detto, la tutela sarebbe consistita nel garantirmi la possibilità di rimanere in sala senza subire minacce o intimidazioni, non impedendomi un diritto costituzionalmente garantito. E non posso fare a meno di denunciare che l’ennesimo atto intimidatorio posto in essere nei miei confronti sia pervenuto non tanto da un esponente della destra radicale (come accaduto più e più volte), quanto proprio da coloro che invece di garantire i miei diritti costituzionali, mi hanno trattata alla stregua di un “elemento di turbativa dell’ordine pubblico”.

Claudia Cernigoi, Trieste

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