Leggi e sentenze

Il diritto all’oblio conquista terreno in Italia

Il confronto e la panoramica delle norme in vigore al seminario di aggiornamento professionale che si è svolto a Padova l’11 novembre 2019

Come si conciliano, oggi in Italia, tutela della privacy, diritto di cronaca, diritto all’oblio e i doveri deontologici dei giornalisti? Che cosa è cambiato con le ultime novità giurisprudenziali, in particolare con la decisione della Cassazione (n. 19681 del 22 luglio 2019)? Quali sono le conseguenze di questa sentenza sulla prassi quotidiana delle redazioni? Questo insieme di problemi è stato analizzato, tenendo conto della cornice tracciata dal Regolamento europeo (n. 679 del 2019), dall’avvocato Giorgio Battaglini, al corso di formazione per giornalisti sul diritto di critica, svoltosi a Padova lunedì 11 novembre 2019, dedicato alla memoria di Guido Columba – per 22 anni presidente dell’Unione Nazionale Cronisti Italiani (UNCI), – scomparso un anno fa, e alla sua vasta attività in difesa della libertà di stampa.

In sintesi, sul diritto all’oblio la situazione è questa. La normativa è ancora incerta e, anzi, in via di definizione. Le decisioni delle Corti – è stato osservato – sono il frutto di una particolare esigenza: quella di offrire un orientamento giurisprudenziale immediato in attesa che il Parlamento legiferi in modo organico. Questa materia è nuova e ha assunto sempre maggiore importanza con l’estensione dell’informazione online e con il ricorso ai motori di ricerca. Questi ultimi hanno l’effetto collaterale di perpetuare ogni notizia all’infinito, anche quando i fatti narrati non sono più attuali o non rivestono più  interesse pubblico. 

Il confronto si è acceso intorno a una domanda: è giusto che, per quanto riguarda il riconoscimento del diritto all’oblio online (quello attuato con la deindicizzazione degli articoli, che così diventano invisibili ai motori di ricerca, cioè con una sorta di oblio telematico ), a decidere in prima istanza siano gli stessi gestori delle grandi piattaforme, cioè privati come Google, e in seconda istanza il Garante della privacy, quindi con una rinuncia delle istituzioni pubbliche a trattare il problema con le forme di garanzia proprie delle procedure giudiziarie, con il rischio di compromettere il diritto di accesso alla verità storica e storiografica dei fatti? I pareri dei relatori sono stati critici su questo punto, pur riconoscendo che non può essere la Cassazione a risolvere il problema. Occorre una legge articolata per bilanciare gli interessi in gioco.

Il corso sul diritto di cronaca dedicato a Guido Columba è stato già replicato a Roma, Firenze, Milano e Torino. Si svolge in collaborazione con l’UNCI (Unione Nazionale Cronisti Italiani), FNSI, associazioni della stampa e Ordini regionali. 

Fra gli argomenti trattati: minacce, intimidazioni, querele temerarie e altri abusi che limitano il diritto di informazione. Le norme che autorizzano la pubblicazione delle notizie. Il monitoraggio delle violazioni della libertà di stampa. I servizi di assistenza legale. La protezione dei giornalisti minacciati. le reti di solidarietà. 
A Padova e a Bologna (dove il corso è stato tenuto martedì 12 novembre 2019) i relatori sono stati: Alberto Spampinato, direttore responsabile di Ossigeno per l’Informazione, già giornalista parlamentare dell’Ansa; Maria Luisa Mastrogiovanni, giornalista d’inchiesta, direttrice del “Tacco d’Italia”; Monica Andolfatto, segretaria del Sindacato dei giornalisti del Veneto; Giorgio Battaglini, avvocato cassazionista; Luciana Borsatti. già giornalista dell’Ansa e corrispondente da Teheran. Ossigeno segnalerà le repliche del corso in altre città.

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