Leggi e sentenze

In arrivo sentenza su aggressione a Stefano Origone picchiato a Genova

É prevista mercoledì 10 febbraio al termine della quarta udienza – Il no alle parti civili – La dichiarazione dei presidenti di Odg e Ossigeno

OSSIGENO – 8 febbraio 2021 – La sentenza del processo penale a carico dei quattro agenti di polizia del reparto mobile di Bolzaneto accusati del pestaggio del giornalista Stefano Origone è attesa a Genova mercoledì 10 febbraio 2021, a conclusione della quarta e ultima udienza. Gli imputati sono: Fabio Pesci (difeso dall’avvocato Paolo Costa), Stefano Mercadanti e Luca Barone (difesi dall’avvocato Rachele De Stefanis) e Angelo Giardina (difeso dagli avvocati Rachele De Stefanis e Sandro Vaccaro). Devono rispondere di lesioni gravi aggravate dall’uso dell’arma in dotazione. 

IL FATTO – Il 23 maggio 2019 il giornalista fu aggredito a Genova, in Piazza Corvetto, mentre seguiva per conto del suo giornale, il quotidiano “La Repubblica”, lo svolgimento di una manifestazione di protesta contro un comizio di Casapound. 

LE UDIENZE – Il processo ha avuto inizio il 22 ottobre 2020 con la richiesta della pm Gabriella Dotto di non ammettere la costituzione di parte civile di Ossigeno per l’Informazione rappresentato dall’avv. Andrea Di Pietro, coordinatore dell’Ufficio di Assistenza Legale Gratuita), di Odg e FNSI. La seconda udienza si è svolta il 16 dicembre 2020. La pm  ha chiesto di condannare gli agenti a 1 anno e 4 mesi di reclusione ciascuno. Durante la stessa udienza, sono stati visionati in contraddittorio alcuni video che mostrano sequenze del pestaggio. Mostrano gli agenti che colpiscono ripetutamente il giornalista. Le percosse gli hanno causato numerose contusioni e la frattura di una costola e di due dita di una mano, .  

Il 20 gennaio 2021, alla terza udienza, i legali degli accusati hanno chiesto la loro assoluzione “perché il fatto non sussiste o in subordine non è stato commesso”. La loro tesi è che “Stefano Origone non doveva essere in quel punto”. Uno degli avvocati ha sottolineato che “se vuole andare in prima linea, un giornalista deve accettare anche le possibili conseguenze”. Inoltre,  i legali degli agenti hanno affermato che “Origone stava sempre in mezzo ai manifestanti, c’erano gli estremi per un arresto”. “Aveva in mano un oggetto bianco che poteva sembrare un’arma”, hanno detto riferendosi al suo cellulare.  

IL GIORNALISTA – L’avvocato Cesare Manzitti, che difende gli interessi di Stefano Origone, ha depositato una consulenza tecnica di 90 pagine che cristallizza i momenti del pestaggio e descrive lo svolgersi degli avvenimenti. Dimostra che Stefano Origone è stato letteralmente aggredito dagli agenti in tenuta antisommossa ed è stato ripetutamente colpito nonostante dichiarasse a gran voce di essere un giornalista del quotidiano La Repubblica. Quando è stato aggredito stava assistendo passivamente all’arresto di un manifestante  accusato di resistenza alle forze dell’ordine e successivamente assolto da quel reato. Il pestaggio contro Stefano Origone è cessato soltanto quando è arrivato un funzionario di polizia, Giampiero Bove, che ha riconosciuto il giornalista è ha garantito sulla sua identità. 

OSSIGENO – L’aggressione a Stefano Origone ha avuto un effetto di intimidazione generale sull’intera categoria dei giornalisti e ha riproposto gran parte dei problemi da risolvere per rendere meno rischioso il lavoro dei giornalisti impegnati a seguire lo svolgimento di manifestazioni pubbliche di protesta. Una parte di questi problemi riguarda l’impunità per queste gravi violazioni e in particolare il comportamento delle forze dell’ordine nei confronti dei giornalisti e del loro diritto-dovere di essere testimoni dei fatti. Di fronte a episodi come questo innanzitutto la giustizia fare la sua parte con decisioni giuste e imparziali, punendo i comportamenti sbagliati, risarcendo i danni causati a ciascuna delle parti lese. In secondo luogo, è necessario dare maggiore impulso alle iniziative che promuovono procedure e codici di condotta condivisi per poliziotti e giornalisti durante lo svolgimento di manifestazioni pubbliche per le quali le forze dell’ordine sono chiamate a garantire l’ordine pubblico. Occorre favorire fra giornalisti e forze dell’ordine la conoscenza reciproca e il rispetto dei rispettivi ruoli. Occorre introdurre queste conoscenze nel percorso formativo di ciascuna parte. Questa è la strada giusta per ridurre incomprensioni e incidenti. e ridurre al massimo la possibilità che possano verificarsi incidenti come quello di Piazza Corvetto.  ASP 

LEGGI le altre notizie di Ossigeno su questa vicenda 

LEGGI la dichiarazione congiunta rilasciata dal presidente dell’Ordine dei Giornalisti e dal presidente di Ossigeno per l’Informazione

 

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Sentitevi liberi di contribuire!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.