Sempre meno libertà di stampa. Perché. Chi potrebbe fare qualcosa
Ogni anno nuove denunce e appelli a fare di più. E’ tempo di cercare nuove strategie. Il problema dovrebbe pesare sul consenso elettorale
OSSIGENO 7 novembre 2026 – Nei primi dieci mesi di quest’anno nel mondo sono stati uccisi trenta giornalisti, secondo l’osservatorio dell’UNESCO che tiene sotto osservazione il fenomeno su mandato dell’ONU fin dal 1993: da allora a oggi ne ha contato 1870. In questi giorni anche altre organizzazioni rendono not i risultati delle loro osservazioni.
Da esse apprendiamo che nell’ultimo anno, in Italia e nel mondo, lo spazio della libertà di stampa e di espressione si è ulteriormente ridotto, le minacce impunemente rivolte ai giornalisti sono aumentate, le SLAPP e altre azioni legali abusive (ovvero promosse in modo pretestuoso, a scopo intimidatorio) continuano a dilagare incontrastate… Ce ne eravamo accorti. Ma ora lo dicono gli esperti, le grandi istituzioni internazionali preposte alla difesa del diritto di informazione, ricordandoci che ciò lede un diritto fondamentale e indebolisce la democrazia. Per quanto riguarda l’Italia, lo confermano le prime anticipazioni dei dati di Ossigeno per l’Informazione, che saranno resi noti in modo più ampio il 15 dicembre prossimo in un convegno.
Dunque l’aggravarsi del problema non è solo una percezione, è una diagnosi.
In questi giorni molti rilanciano l’allarme, l’appello accorato che hanno lanciato le istituzioni internazionali nel diffondere questi dati. ALLArme che non ha una vasta eco, perché questi appelli rinnovati di anno in anno si sono rivelati inutili e i giornali hanno smesso di ospitarli. Ciononostante continuano a piovere ogni anno, da molti anni, in prossimità della celebrazione della Giornata Mondiale dell’ONU per mettere fine all’impunità per i crimini contro i giornalisti, che ricorre il 2 novembre di ogni anno.
Apprendiamo in questa ricorrenza quanti altri giornalisti sono stati uccisi nell’anno in corso. Ci viene ricordato quali sono i problemi da risolvere (sempre gli stessi più qualcun altro che via via si aggiunge). Apprendiamo che i passi avanti sono stati pochi e di piccola portata, che le cose vanno male, molto male?
Ma raramente chi parla di queste cose dice il perché, dice per colpa di chi. Eppure questa è la cosa più importante da dire, se vogliamo andare oltre la vuota retorica. Sarebbe utile dirlo chiaramente e aggiungere che cosa si dovrebbe fare di più. Dovremmo sforzarci tutti di trovare le risposte, di motivarle e formularle in modo convincente e approfittare della celebrazione annuale di questa Giornata Mondiale per discuterne insieme di come agire per superare l’evidente e ormai accertata incapacità di portare a soluzione questi problemicon i mezz e le strategie finora impiegate.


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